|
La storia di don Vitaliano
|
||
|
Non guardo molto la televisione e tanto meno
faccio "zapping"">
La storia di don Vitaliano
Non guardo molto la televisione e tanto meno
faccio "zapping", non ho il tempo. Ma ieri sera sono capitato
davanti a un'arena della parola, dove la parola si fa agnello e leone,
dove sbrana e lacera ed è lacerata, trascinando l'uomo per gli appetiti
più turpi in un pasto di rabbia e delirio demenziale, dove la menzogna è
così plateale da non poter essere smentita - come quando qualcuno ti
percuote all'improvviso e non sai il motivo, non sai che fare perché sei
abituato ad agire sulla base di una logica, di un raziocinio, di una
verità pur soggettiva. Ho visto l'occidente becero e tronfio
pavoneggiarsi sui cadaveri dei poveri in nome della civiltà e della
globalizzazione ladra e ingiusta che ci garantisce il pane, un relativo
benessere e la pensione - che per molti, sempre di più, sarà "minima" e da
fame. Ho intuito insomma che la nostra storia è quella dei poveri
conniventi, che vogliono restare ciechi per paura di ciò che potrebbero
vedere, poveri che oltre che ad essere costretti a servire questo
meccanismo demenziale di morte e di rapina, saranno sbeffeggiati e
condannati dalla storia per la loro codardia, la loro ignavia, la loro
ignoranza. La beffa insomma, oltre il danno, per l'illusione di
vincere a fianco dei leoni. E don Vitaliano era là, a sorridere
impacciato, fra meraviglia e stordimento nel constatare questo
affascinante meccanismo del delirio collettivo che ci induce,
manzonianamente, a comportarci come branco.
Don Vitaliano nella fossa dei leoni
sorride e non molla
mai, sorride e circonda il suo sorriso
con una lisa sciarpetta arcobaleno, diresti
che è lì lì per sparire e invece guizza
canna al vento che si raddrizza mai vinta
dall'arroganza che rinnega la coscienza
e dalla terra sradicherebbe l'anima
per piantarvi la legge democratica
il Cesare dei numeri che tutto fagocita
con le bocche dei cannoni legali.
Voglio narrare la storia di don Vitaliano
nella fossa dei leoni.
Il primo leone lo saluta gentile e marpione,
lo adula un po', se lo lavora
se lo snatura spalmandolo di miele e di
vischio e di piume
lo inchioda alle parole come uno
spaventapasseri
alla berlina dell'arena di bifolchi
strasazi di noia e vacuità;
lo azzanna subito al collo il secondo leone
lo scuote a destra e a manca
ma don Vitaliano non ha destra non ha manca
crede nel suo Cristo ribelle e straccione
"coi contro-coglioni" gli scappa
detto estrema espressione sulla bocca
di variopinto globale di piazza - don
Vitaliano è sempre un vecchio osso
già spolpato: non puoi dire, non puoi
fare vecchio leone pavone che osanni
la carità delle multinazionali, il
capitalismo maturo,
e l'altre conquiste umanitarie della
magnifica
civiltà dei numeri e dei divieti legiferati
a colpi di maggioranze finanziate dal
terrore di perdere
potere e danaro - nessuno tocchi
il benessere dei ricchi sempre più ricchi
il benessere dei poveri sempre meno poveri,
dice,
convinto il leone pavone che democrazia
sia becera obbedienza alla maggioranza
e che il numero valga più della coscienza -
ma don
Vitaliano è un osso duro e un muro di gomma
dove
affondano e rimbalzano i denti del leone;
e infine il terzo leone viene introdotto su
un piedestallo
dorato e di là si scaglia balzando contro il
sorriso
di don Vitaliano; poi azzanna il primo leone
e il secondo e tutti si azzannano svettando
criniere
e denti e grinfie sul sorriso di don
Vitaliano
che non ha denti né criniere ma soltanto
quella lisa
sciarpetta multicolore, quel cencio
benedetto
dalle lacrime dell'utopia.
Questo i resoconto del cronista
la storia triste di scempio e vaniloquio
e d'un sorriso da tre soldi divorato
da tre leoni irsuti
storia di miseria e vanità
d'una televisione ignorante e cazzuta
che non ti lascia pronunciare
un mozzicone di frase, una parola intera
per paura - don Vitaliano ci ha provato
a spiegare le ragioni del suo Cristo
cencioso;
o forse
fu un agire il suo presuntuoso
l'ingenua pretesa di superare il maestro
là dove lo stesso Cristo se ne sarebbe
andato
in silenzio voltando le spalle lento e
risoluto
lasciando i leoni al loro disgusto,
all'arena, alla noia bacata
dei talk show di seconda serata.
|