Gianmario lucini

                      La storia di don Vitaliano

 

 

 

 

 

Non guardo molto la televisione e tanto meno faccio "zapping"">

           

               Gianmario lucini

                      La storia di don Vitaliano

 

 

 

 

 

Non guardo molto la televisione e tanto meno faccio "zapping", non ho il tempo.  Ma ieri sera sono capitato davanti a un'arena della parola, dove la parola si fa agnello e leone, dove sbrana e lacera ed è lacerata, trascinando l'uomo per gli appetiti più turpi in un pasto di rabbia e delirio demenziale, dove la menzogna è così plateale da non poter essere smentita - come quando qualcuno ti percuote all'improvviso e non sai il motivo, non sai che fare perché sei abituato ad agire sulla base di una logica, di un raziocinio, di una verità pur soggettiva.  Ho visto l'occidente becero e tronfio pavoneggiarsi sui cadaveri dei poveri in nome della civiltà e della globalizzazione ladra e ingiusta che ci garantisce il pane, un relativo benessere e la pensione - che per molti, sempre di più, sarà "minima" e da fame.  Ho intuito insomma che la nostra storia è quella dei poveri conniventi, che vogliono restare ciechi per paura di ciò che potrebbero vedere, poveri che oltre che ad essere costretti a servire questo meccanismo demenziale di morte e di rapina, saranno sbeffeggiati e condannati dalla storia per la loro codardia, la loro ignavia, la loro ignoranza.  La beffa insomma, oltre il danno, per l'illusione di vincere a fianco dei leoni.  E don Vitaliano era là, a sorridere impacciato, fra meraviglia e stordimento nel constatare questo affascinante meccanismo del delirio collettivo che ci induce, manzonianamente, a comportarci come branco.

 

 

Don Vitaliano nella fossa dei leoni

sorride e non molla

mai, sorride e circonda il suo sorriso

con una lisa sciarpetta arcobaleno, diresti

che è lì lì per sparire e invece guizza

canna al vento che si raddrizza mai vinta

dall'arroganza che rinnega la coscienza

e dalla terra sradicherebbe l'anima

per piantarvi la legge democratica

il Cesare dei numeri che tutto fagocita

con le bocche dei cannoni legali.

Voglio narrare la storia di don Vitaliano

nella fossa dei leoni.

 

Il primo leone lo saluta gentile e marpione,

lo adula un po', se lo lavora

se lo snatura spalmandolo di miele e di vischio e di piume

lo inchioda alle parole come uno spaventapasseri

alla berlina dell'arena di bifolchi

strasazi di noia e vacuità;

lo azzanna subito al collo il secondo leone

lo scuote a destra e a manca

ma don Vitaliano non ha destra non ha manca

crede nel suo Cristo ribelle e straccione

"coi contro-coglioni" gli scappa

detto estrema espressione sulla bocca

di variopinto globale di piazza - don

Vitaliano è sempre un vecchio osso

già spolpato: non puoi dire, non puoi

fare vecchio leone pavone che osanni

la carità delle multinazionali, il capitalismo maturo,

e l'altre conquiste umanitarie della magnifica

civiltà dei numeri e dei divieti legiferati

a colpi di maggioranze finanziate dal terrore di perdere

potere e danaro - nessuno tocchi

il benessere dei ricchi sempre più ricchi

il benessere dei poveri sempre meno poveri, dice,

convinto il leone pavone che democrazia

sia becera obbedienza alla maggioranza

e che il numero valga più della coscienza - ma don

Vitaliano è un osso duro e un muro di gomma dove

affondano e rimbalzano i denti del leone;

 

e infine il terzo leone viene introdotto su un piedestallo

dorato e di là si scaglia balzando contro il sorriso

di don Vitaliano; poi azzanna il primo leone

e il secondo e tutti si azzannano svettando criniere

e denti e grinfie sul sorriso di don Vitaliano

che non ha denti né criniere ma soltanto quella lisa

sciarpetta multicolore, quel cencio benedetto

dalle lacrime dell'utopia.

 

Questo i resoconto del cronista

la storia triste di scempio e vaniloquio

e d'un sorriso da tre soldi divorato

da tre leoni irsuti

storia di miseria e vanità

d'una televisione ignorante e cazzuta

che non ti lascia pronunciare

un mozzicone di frase, una parola intera

per paura - don Vitaliano ci ha provato

a spiegare le ragioni del suo Cristo

cencioso;

             o forse

fu un agire il suo  presuntuoso

l'ingenua pretesa di superare il maestro

là dove lo stesso Cristo se ne sarebbe andato

in silenzio voltando le spalle lento e risoluto

lasciando i leoni al loro disgusto,

all'arena, alla noia bacata

dei talk show di seconda serata.