David Maria Turoldo

                      La grande notte

 

 

 

 

 Presentazione di G. lucini

 

Denso">

           

               David Maria Turoldo

                      La grande notte

 

 

 

 

 Presentazione di G. lucini

 

Denso, difficile, cupo e ostico questo tremenda salmodia, scelta da Nicolino Borgo (uno dei migliori interpreti dell'insegnamento di Turoldo e presidente dell'Associazione Turoldo) per le celebrazioni che ogni anno si tengono a Sedegliano, un piccolo comune non lontano da Udine, nel quale nacque il poeta e  frate dei Servi di Maria (a Coderno di Sedegliano, appunto).

Un testo cupo che ci parla della guerra e trae le sue movenze dalle scritture, specie dall'Apocalisse di Giovanni apostolo, per dipingere tutto l'orrore e la disperazione di questa "grande notte" che viviamo già oggi, la notte dell'odio, della guerra, della violenza.  Sembra incredibile quanta preveggenza vi sia in questo testo, se lo accostiamo ai noti fatti bellici internazionali (specie la guerra agfana e l'attuale guerra irakena, non ancora conclusa).  Sembra incredibile che tutto sia già stato detto in testi di due millenni or sono - in verità per una ragione molto semplice: che l'uomo si comporta così da sempre, che in qualche modo da sempre sarebbe perduto, ucciso dai suoi stessi ordigni, se non fosse (e qui entra la soluzione trascendentale e mistica sia del testo turoldiano che di quello giovanneo) per la misericordia divina e la potenza salvifica del Trascendente.

Questa la lettura cristiana dell'opera, che tuttavia non preclude anche una lettura più inter-confessionale fra le diverse religioni e una lettura laica, lecita purché non illuministica (forte è nel testo la critica alla scienza, così come in altri testi turoldiani sulla pace).  Vi è infatti anche nella nostra cultura, un laicismo  scettico alle promesse della scienza, che è sempre più diffuso, sempre meno incline all'irenismo delle "felici sorti e progressive" che già trovava voce nel Leopardi, in piena rivoluzione scientifica - per poi passare anche attraverso importanti filosofi come Nietzche (La gaia scienza) e Heidegger e la stessa filosofia del "pensiero debole".  Mi riferisco ampiamente al pensiero filosofico perché l'opera di Turoldo parte, oltre che dalla lingua e dall'ispirazione poetica, anche dalla filosofia, una robusta filosofia ermeneutica che è come in sottofondo al suo pensiero (non dimentichiamo inoltre, che egli fu assistente di Bontadini, per un certo periodo di tempo).

Il poema "La grande notte" è un'opera piuttosto spuria: è sì poesia, ma anche salmodia, anche teatro (o piuttosto "sacra rappresentazione" sull'esempio medioevale).  Non sappiamo se Turoldo l'abbia pensata per affidarla a un musicista che ne scrivesse anche la partitura, fatto sta che la rappresentazione accompagnata da musica (la "prima" come si suol dire) avvenuta nella piccola chiesa di Gradisca di Sedegliano il 26 febbraio scorso ha avuto un grande impatto sul numeroso pubblico presente.  La musica, del maestro friulano Davide Pitis, è stata scritta per ottenere il massimo impatto emotivo e ben si accompagna al testo, peraltro recitato con passione e compartecipazione dal bravo attore Giorgio Monte.  Forse Pitis stesso ha voluto aggiungere in alcuni punti del testo una "voce", che rappresenta l'invocazione, la supplica degli umili a Dio di fronte alla violenza inumana della guerra, invocazione recitata in lingua ebraica (e perciò non comprensibile a chi scrive, se non per pochissime parole).  Voce bellissima e vibrante di Barbara Errico, che ha interpretato in modo toccante con queste poche battute la desolazione, il sentimento di scoramento degli umili di fronte alla brutalità della violenza.  Ma anche gli orchestrali (violino, violoncello, flauto, clarinetto, percussioni e organo) hanno dato davvero il massimo in questa trascinante salmodia, in questa musica tecnicamente non semplice, collocata nella coreografia dei quadri del pittore Gilberto Marzano.

 

Nella narrazione del poema, si distinguono alcune figure: i saggi, che interrogano i cinque Gufi, coloro che hanno grandi occhi e vedono dentro la notte - che è poi la notte del nostro tempo, e che altrove in Turoldo viene identificato nel grande male).  Vi è poi la figura di un coro, come nella tragedia greca, e di un lettore.  L'azione si svolge quindi in una dimensione fantastica, che però si riferisce alla situazione storica attuale - con straordinaria forza profetica, se si pensa alle tremende guerre dell'inizio di questo millennio e a quanto sta accadendo nel mondo.

I cinque gufi narrano le sventure e le prepotenze della guerra, le sofferenze dei poveri, le ingiustizie, profetizzano la fine di questo sistema di iniquità che viene identificato senza mezzi termini e con allusioni dirette al potere americano sul mondo.  Non è tanto un'allusione politica ma piuttosto simbolica al paradigma del potere: la "casa bianca", il "pentagono", che solo per un caso storico si trovano in America ma potrebbero domani essere altrove, come lo furono nei tempi passati. I gufi profetizzano caos e rivolta, disordine totale, noia unita a povertà (terribile) dal quale può salvarci soltanto la mitezza dell'Agnello (simbolo usato anche nell'Apocalisse), in una soluzione mistica e trascendente che altrove Turoldo identifica più laicamente ma in modo sostanzialmente coincidente nella "innocenza al potere".  Innocenza e mitezza dunque, che vanno al di là di ogni credo religioso perché appartengono all'ontologia stessa dell'uomo, alla sua parte nobile che convive insieme a quella oscura della violenza e del male.  A dire il vero, il testo è così cupo che lo sbocco positivo dell'ultima frase, che è il richiamo al racconto  biblico della distruzione di Sodoma, laddove si dice che Dio per amore di un solo giusto avrebbe salvato l'intera città - e dunque, implicitamente, il richiamo alla Giustizia, come premessa per la pace salvifica, che viene così legata al concetto di Giustizia (sociale, politica, economica e in ogni senso) - diventa un qualcosa di esile, quasi un obbligo che il poeta ha imposto a se stesso di non lasciar morire la Speranza ma del quale sembra che Turoldo stesso, "di pancia", non sia del tutto convinto.  Tant'è che nella "reductio ad unum" dello scritto (che non fu definitivamente licenziato da Turoldo) l'ultimissima parte viene ripetuta due volte, con inframmezzato un brano di musica più serena del maestro Pitis e all'untima invocazione cantata dalla brava Barbara Errico. Un testo terribile dunque, profetico, che non lascia nessuno spiraglio a una visione borghese e irenica della pace.

Il testo è libero - ci auguriamo che venga diffuso: non è destinato alla vendita, ma a supporto di pensieri, desideri e soprattutto iniziative di pace.

Di seguito abbiamo inserito alcune clip, riprese un po' maldestramente dal sottoscritto (e d'altra parte in posizione infelice...).  Non sappiamo se verrà tratto un CD da questo bellissimo lavoro (ce lo auguriamo).  Per informazioni ci si rivolga all'Associazione Turoldo di Sedegliano.

 

______________________________________

Clip multimediali

(consigliato il collegamento ADSL o ISDN)

Invocazione

"... e tu comincerai a uccidere"

Invocazione

Nessuna chiesa ha voluto che non accadesse...

In un solo grumo di materia.

_______________________________________

 

 

 

ANZIANO

Signore apri tu le nostre labbra,

TUTTI

e i nostri cuori annuncinO la tua verità.

ANZIANO

Donaci, Signore, il tuo Spirito:

TUTTI

sia lo stesso tuo Spirito a gemere in noi
in gemiti inenarrabili.

ANZIANO

Rinnova in noi intelligenza, volontà e fantasia:

TUTTI

perché riusciamo a inventare nuove forme
per "essere" e governarci,
e convivere liberi nella pace.

CORO

«E dunque, o re, riprendete coscienza,
grandi del mondo a saggezza tornate,
servite Dio con cuore tremante,
Lui adorate in paura e amore.

Che non esploda nell'ira sua grande,
e voi non siate perduti per sempre,
dal suo furore sorpresi per via...».

ANZIANO

E noi, fratelli, ascoltiamo la parola dei cinque Gufi.

I CINQUE GUFI

Sempre più fiammeggiante appare il Tramonto:
Odio e Rabbia lampeggiano
dai quattro punti del globo:
cantiamo "ciò che deve accadere".

LETTORE

Dal Libro dell'Apocalisse:
Aperto è il pozzo dell'Abisso,
già dal pozzo funghi di fumo a migliaia,
come fumo d'immense fornaci,
oscurano il sole,
e cavallette impazzano su tutta la terra.
Ma non fu loro concesso di danneggiare
né erba né arbusti né alberi...
 Parola di Dio.

CORO

Scienziati, che dite,
delle vostre "sante invenzioni",
del vostro pulito strumento di morte?
Della morte in camice bianco?

LETTORE

E apparvero come cavalli pronti alla guerra:
avevano corna che sembravano d'oro,
capelli come capelli di donna,
i denti eran di leoni,
il ventre a corazza di ferro,
e il rombo delle ali
come rombo di carri cingolati.
Coda di scorpione avevano
e nelle code il potere di ferire...
Poi il sesto angelo suonò la tromba:
così mi apparvero cavalli e cavalieri,
e dalle bocche uscivano
fuoco e fumo e zolfo.

Parola di Dio.

CORO

Non più morte scese
in atroce duello con la Vita:
solo Morte contro morte,
Morte voluta, organizzata dal Folle,
morte industrializzata
in infinite forme di morte.

E il Grande Assente stava a guardare.

I CINQUE GUFI

Pur se gli altri appena d'un sorriso
ci degnano, increduli,
noi, i cinque Gufi.
cantiamo per la Grande Notte.

Dalla profondissima Valle
impetuosa sale la Nera Notte:
dal cielo ancora per poco resiste
una faticata flebile luce:

il chiarore delle metropoli
è una lattiginosa macchia
che fa ancora più nera la Notte.

Ecco: il regno della Notte
è ormai alle porte:
la sovrana, fittissima Notte
già inghiotte case e villaggi.

CORO

Un sogno perduto
quanto la cacciata dall'Eden
è il regno di Natura:
un sogno la pace dei campi,
nebuloso ricordo
la gioia di cogliere il pane
frutto delle tue mani,
il profumo, il sapore delle umili cose:
appena nostalgia invincibile.
Quando ormai non ci sarà più pane...

LETTORE

«Miei cari padri, se non diventerete come gufi non entrerete nel Regno dei Cieli».
«Non vedete, o dotti e scienziati, gente ragionevole dagli occhi cisposi, uomini e donne dai piccoli occhi stretti, non vedete che Dio ha fatto così enormi gli occhi dei gufi perché dovevano essere veggenti della Notte?». Chi, loro assenti, vi avrebbero destati, nel mezzo della notte, all'approssimarsi della inevitabile Fine?

E dunque: cosa precisamente sta avvenendo nella
profondissima Notte della Storia?


ANZIANO

E dunque, fratelli, ancora ascoltiamo
quanto i Gufi
hanno accertato per noi

dalla Grande Notte.

PRIMO GUFO A

Allora con lo stesso furore delle tenebre
montante dal cuore di tutti,
di governanti e folla,
di preti e folla,
di ricchi e poveri a folle,
turbe di affamati accerchieranno le città,
bande di cenciosi, a ondate, s'infrangeranno
intorno alla "Casa Bianca",
cuore dell'unico Impero,
tempio della nuova Religione:
la Religione del "Benedetto, Sacro
Trionfante Ordine del mondo".

SECONDO GUFO

Sarà così, è fatale che avvenga così,
per il necessario controllo del mondo:
un minimo di ordine a contenere
l'oceano agitato della suprema
Disperazione!
Nuova Religione delle chiese
accordatesi finalmente
nel nome della Potenza-madre!

TERZO GUFO

E ancora bande, come di lupi
percorreranno le strade della città:
per assalire e rapire e devastare
e distruggere!
E urleranno, urleranno!...

E tu ucciderai,
e sparerai sulle folle,
e sgominerai una banda,
e un'altra si formerà,
e sparerai ancora,
e la folla ondeggerà come un mare.

QUARTO GUFO

E di nuovo la folla
si troverà fitta come una foresta.
a ondeggiare ancora
sotto altro vento di disperata Rivolta,
e tu continuerai a uccidere...

TERZO GUFO

Ucciderai i feti nel seno delle madri
ucciderai dal cielo e dalle viscere della terra,
costruirai immense carceri,
città-carceri come nuovi
Pentagoni della morte!

Ucciderai con veleni e gas e diserbanti,
ucciderai scientificamente
dolcemente,
nascostamente,
palesemente,
perché nessuno ti dirà più nulla:
Dio non vale più nulla,
le chiese saranno costrette
come sempre
"a salvare il salvabile"!

QUINTO GUFO

E quando tutto sembrerà quieto
tornato in quiete,
e tu sarai andato anche oltre la luna
e saranno approntate le difese stellari,
e avrai momentaneamente
dato un pane,
un qualsiasi pane a ognuno,

- ma nessuno saprà più cosa fare,
e nessuno avrà più un ruolo,
e non saprà
non saprà (questo il terribile male di domani,
l'irreparabile male!) -

allora tutto tornerà a muoversi
verso il Caos supremo,
quando la Fame si fonderà con la Noia
e la Disperazione con la Rabbia,

 quando i Rabbiosi del mondo intero
saranno tutti uniti:
- questa divina collera dei poveri,
profezia sempre in agguato!

allora non potrai neppure sparare
perché sparerai su dite.

LETTORE

«Da questo triplice flagello, del fuoco, del fumo e dello zolfo che uscirà dalla loro bocca, fu ucciso un terzo dell'umanità... Il resto dell'umanità che non peri a causa di questi flagelli, non rinunziò alle opere delle sue mani; non cessò di prestare culto agli idoli d'oro, d'argento, di bronzo, di pietra e di legno, che non possono né vedere, né udire, né camminare; non rinunziò nemmeno agli omicidi, né alle stregonerie, né alla fornicazione, né alle ruberie».

CORO

Così sarà (almeno io spero),
quando la Cina uscirà
per moto tellurico umano
dai propri confini
quando esploderà, altro
oceano, l'India, e poi l'Africa

E turbe di oziosi riempiranno le piazze!

Intere suburre di drogati
si cureranno le pulci,
accovacciati ai loro fagotti
intorno al Pantheòn:
magma animale da tempo
pronto per le Grandi Fornaci.

Turbe sorvegliate a vista
da massicce cinture di Robots ex-umani.

ANZIANO «Pane di pianto ci fai mangiare,
lacrime senza misura beviamo...

QUINTO GUFO Uomo senza più pane.
o anche sazio di pane e canzoni,
ma senza ruolo,
senza ragione (questo,
è questo il male irreparabile):

appena libero di giocare
a giochi già fatti,
a guazzare nel sesso
secondo volontà stabilita:

Uomo, la beata incoscienza ti assista!
Continua a ridere e a urlare,
continua a riempire
di canzoni l'empireo

è scritto che finiremo
con le chitarre in mano.

TERZO GUFO

O se così non sarà
sarà perché avranno già ucciso.
E sarà ugualmente Notte,
e il Dio della terra
finalmente
non servirà più, o Padroni.

QUINTO GUFO

Allora avverrà tutto da sé:
o Grandi, e Potenti,
o Religioni, e Chiese.

PRIMO GUFO  

Avverrà intenzionalmente.

SECONDO GUFO

Oppure avverrà per errore.

TERZO GUFO

La teologia dell'Errore
è ugualmente vera quanto
la teologia della verità.

QUARTO GUFO

Tutto avverrà perché nessun Politico
e Governante, e principe, e re,
nessuna Chiesa
ha voluto che non accadesse.

QUINTO GUFO

Allora anche l'ultima Roma
sarà caduta.

I CINQUE GUFI

Sarà finito, distrutto
l'unico ultimo Impero!

LETTORE

«Poi vidi un altro Angelo che volando in mezzo al cielo, recava un Vangelo eterno... Egli gridava a grande voce: "Temete Iddio e dategli gloria, perché è giunta l'ora...".

Mentre ancora un Angelo veniva gridando a grande voce: "E caduta, è caduta Babilonia la grande, quella che ha abbeverato tutte le genti col vino della sua fornicazione"».

Parola di Dio.

I CINQUE GUFI

«Queste parole sono certe e veraci.
Il Dio che ispira i profeti,
ha mandato il suo Angelo
per mostrare ai suoi servi e ai poveri
ciò che deve accadere».

VOCE DEL SIGNORE

«Io, Gesù, ho mandato il mio Angelo
per testimoniare a voi queste cose:
Io sono la radice della stirpe di David,
la stella radiosa del mattino».

CORO

E lo Spirito e la Sposa dicano: Vieni!
E chi ascolta dica: Vieni!
E chi ha sete venga;
chi vuole attinga l'acqua della vita

per bagnarsi le labbra

 e continuare a gridare: Vieni!

LETTORE

Il settimo Angelo versò la sua coppa
nell'aria,
e uscì dal Tempio
- dalla parte del Trono (precisamente!) -
una voce potente che diceva: «E' compiuto».

I CINQUE GUFI

«Era verso mezzogiorno,
(e tutto sembrava un trionfo)
quando il sole si eclissò
e si fece buio su tutta la terra
fino alle tre del pomeriggio.
Si squarciò il velo del Tempio,
proprio nel mezzo:
mentre Gesù gridava:
"Tutto è compiuto"».

LETTORE

«Ne seguirono folgori, clamori e tuoni, accompagnati  da un grande terremoto, di cui non vi era mai stato
l'uguale da quando gli uomini vivono sopra la terra. La grande città si squarciò in tre parti e crollarono le
città delle nazioni. Ogni isola scomparve e i monti si dileguarono.

E grandine enorme, dal peso di mezzo quintale, scrosciò dal cielo sopra gli uomini».

PRIMO GUFO

lo ho visto la tenebra splendere
(come il Roveto sacro!)
e farsi notte il vostro giorno.

Ho visto case danzare
in deliri di luce e di fiamme
e Roma e altre capitali
già dissolte in tempeste di cenere.
E dentro un silenzio altissimo
il Becchino saliva le scale
dei sacri palazzi
coi passi di un millepiedi
in zoccoli di legno e di ferro...!!

LETTORE

Altri angeli gridavano: "È caduta, è caduta la grande Babilonia: i re della terra si sono prostituiti con essa, i mercanti della terra si sono arricchiti del suo lusso sfrenato".

SECONDO GUFO

I re della terra che si sono prostituiti,
saranno con essa travolti nell'abisso
e così la malediranno:
«Guai, guai immensa città,
guai, Babilonia, possente città:
in una sola ora siamo con te
tutti perduti».

TERZO GUFO

Anche i mercanti della terra piangeranno
e gemeranno su di lei:
«I frutti che ti piacevano tanto,
e il tuo immenso splendore
tutto spento: cenere di luna!».

QUARTO GUFO

E tutti i ricchi si terranno a distanza da essa,
ma sarà troppo tardi! Anch'essi, in mezzo
ai tormenti, piangeranno e diranno:

«Guai, guai, immensa città
ammantata di porpora,
di porpora e di scarlatto,
adorna di oro...
in un'ora sola è andata dispersa:
tutto disperso: neppure più cenere!».

QUINTO GUFO

E tutti i comandanti di terra, di mare
e dell'aria,
tutti i marines del mondo,
l'intera ciurma,
(anch'essi travolti nello stesso incendio)
urleranno in mezzo a gemiti e pianti:

 «Tutte le navi,
le nostre stupende navi
le nostre gloriose navi ammiraglie,
tutte finite in oceani di fumo».

In un'ora terra e mari si fusero in un solo
grumo di materia:
unica mole impazzita negli spazi.

ANZIANO

Sarà essa la nuova Terra
che Dio chiamerà
su dall'abisso?

I CINQUE GUFI

Se dunque appena di un sorriso
ci degnate, increduli,
noi i cinque Gufi
lieti cantiamo la fine del canto
per la Grande Notte.

Quando le fedi non varranno più nulla
e l'oro non varrà più nulla
e il pane sarà di polvere di sasso
e urlerete, urlerete...

PRIMO GUFO

Ma basterà qualche uomo giusto appena
a continuare il belato dell'Agnello:
basteranno poche vite
offerte in amore (oh, l'Amore)!
Allora...