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La grande notte
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Presentazione di G. lucini
Denso">
La grande notte
Presentazione di
G. lucini
Denso, difficile, cupo e ostico questo
tremenda salmodia, scelta da Nicolino Borgo (uno dei migliori interpreti
dell'insegnamento di Turoldo e presidente
dell'Associazione Turoldo) per le celebrazioni che ogni
anno si tengono a Sedegliano, un piccolo comune non lontano da Udine, nel
quale nacque il poeta e frate dei Servi di Maria (a Coderno di
Sedegliano, appunto).
Un testo cupo che ci parla della guerra e
trae le sue movenze dalle scritture, specie dall'Apocalisse di Giovanni
apostolo, per dipingere tutto l'orrore e la disperazione di questa "grande
notte" che viviamo già oggi, la nott
Questa la lettura cristiana dell'opera, che
tuttavia non preclude anche una lettura più inter-confessionale fra le
diverse religioni e una lettura laica, lecita purché non illuministica
(forte è nel testo la critica alla scienza, così come in altri testi
turoldiani sulla pace). Vi è infatti anche nella nostra cultura, un laicismo
scettico alle promesse della scienza, che è sempre più diffuso, sempre meno
incline all'irenismo delle "felici sorti e progressive" che già trovava
voce nel Leopardi, in piena rivoluzione scientifica - per poi passare anche
attraverso importanti filosofi come Nietzche (La gaia scienza) e Heidegger e la stessa filosofia del "pensiero debole". Mi
riferisco ampiamente al pensiero filosofico perché l'opera di Turoldo
parte, oltre che dalla lingua e dall'ispirazione poetica, anche dalla
filosofia, una robusta filosofia ermeneutica che è come in sottofondo al
suo pensiero (non dimentichiamo inoltre, che egli fu assistente di
Bontadini, per un certo periodo di tempo).
Il poema "La grande notte" è un'opera
piuttosto spuria: è sì poesia, ma anche salmodia, anche teatro (o
piuttosto "sacra rappresentazione" sull'esempio medioevale). Non
sappiamo se Turoldo l'abbia pensata per affidarla a un musicista che ne
scrivesse anche la partitura, fatto sta che la rappresentazione
accompagnata da musica (la
"prima" come si suol dire) avvenuta nella piccola chiesa di Gradisca di
Sedegliano il 26 febbraio scorso ha avuto un grande impatto sul numeroso
pubblico presente. La musica, del maestro friulano Davide Pitis,
è stata scritta per ottenere il massimo impatto emotivo e ben si
accompagna al testo, peraltro recitato con passione e compartecipazione
dal bravo attore Giorgio Monte. Forse Pitis stesso ha voluto
aggiungere in alcuni punti del testo una "voce", che rappresenta
l'invocazione, la supplica degli umili a Dio di fronte alla violenza
inumana della guerra, invocazione recitata in lingua ebraica (e perciò non
comprensibile a chi scrive, se non per pochissime parole). Voce
bellissima e vibrante di Barbara Errico, che ha interpretato in
modo toccante con queste poche battute la desolazione, il sentimento di scoramento degli
umili di fronte alla brutalità della violenza. Ma anche gli
orchestrali (violino, violoncello, flauto, clarinetto, percussioni e
organo) hanno dato davvero il massimo in questa trascinante salmodia, in
questa musica tecnicamente non semplice, collocata nella coreografia dei
quadri del pittore Gilberto Marzano.
Nella narrazione del poema, si distinguono
alcune figure: i saggi, che interrogano i cinque Gufi, coloro che hanno grandi occhi e vedono
dentro la notte - che è poi la notte del nostro tempo, e che altrove in Turoldo viene identificato nel grande male). Vi è poi la
figura di un coro, come nella tragedia greca, e di un lettore.
L'azione si svolge quindi in una dimensione fantastica, che però si
riferisce alla situazione storica attuale - con straordinaria forza
profetica, se si pensa alle tremende guerre dell'inizio di questo
millennio e a quanto sta accadendo nel mondo.
I cinque gufi narrano le sventure e le
prepotenze della guerra, le sofferenze dei poveri, le ingiustizie,
profetizzano la fine di questo sistema di iniquità che viene identificato
senza mezzi termini e con allusioni dirette al potere americano sul mondo.
Non è tanto un'allusione politica ma piuttosto simbolica al paradigma del potere: la "casa bianca", il "pentagono", che solo per
un caso storico si trovano in America ma potrebbero domani essere altrove,
come lo furono nei tempi passati. I gufi profetizzano caos e rivolta,
disordine totale, noia unita a povertà (terribile) dal quale può salvarci soltanto la mitezza
dell'Agnello (simbolo usato anche nell'Apocalisse), in una soluzione
mistica e trascendente che altrove Turoldo identifica più laicamente ma in
modo sostanzialmente coincidente nella "innocenza al potere".
Innocenza e mitezza dunque, che vanno al di là di ogni credo religioso
perché appartengono all'ontologia stessa dell'uomo, alla sua parte nobile
che convive insieme a quella oscura della violenza e del male. A
dire il vero, il testo è così cupo che lo sbocco positivo dell'ultima
frase, che è il richiamo al racconto biblico della distruzione di
Sodoma, laddove si dice che Dio per amore di un solo giusto avrebbe
salvato l'intera città - e dunque, implicitamente, il richiamo alla
Giustizia, come premessa per la pace salvifica, che viene così legata al
concetto di Giustizia (sociale, politica, economica e in ogni senso) -
diventa un qualcosa di esile, quasi un obbligo che il poeta ha imposto a
se stesso di non lasciar morire la Speranza ma del quale sembra che
Turoldo stesso, "di pancia", non sia del tutto convinto.
Tant'è che nella "reductio ad unum" dello scritto (che non fu
definitivamente licenziato da Turoldo) l'ultimissima parte viene ripetuta
due volte, con inframmezzato un brano di musica più serena del maestro
Pitis e all'untima invocazione cantata dalla brava Barbara Errico. Un testo
terribile dunque, profetico, che non lascia nessuno spiraglio a una
visione borghese e irenica della pace.
Il testo è libero - ci auguriamo che venga
diffuso: non è destinato alla vendita, ma a supporto di pensieri, desideri
e soprattutto iniziative di pace.
Di seguito abbiamo inserito alcune clip,
riprese un po' maldestramente dal sottoscritto (e d'altra parte in
posizione infelice...). Non sappiamo se verrà tratto un CD da questo
bellissimo lavoro (ce lo auguriamo). Per informazioni ci si rivolga
all'Associazione Turoldo di Sedegliano.
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Clip multimediali
(consigliato il collegamento ADSL o
ISDN)
"... e tu
comincerai a uccidere"
Nessuna
chiesa ha voluto che non accadesse...
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ANZIANO
Signore apri tu le nostre labbra,
e i nostri cuori annuncinO la tua verità.
Donaci, Signore, il tuo Spirito:
sia lo stesso tuo Spirito a gemere in noi
Rinnova in noi intelligenza, volontà e
fantasia:
perché riusciamo a inventare nuove forme
«E dunque, o re, riprendete coscienza,
E noi, fratelli, ascoltiamo la parola dei
cinque Gufi.
Sempre più fiammeggiante appare il Tramonto:
Dal Libro dell'Apocalisse:
Scienziati, che dite,
E apparvero come cavalli pronti alla guerra:
Non più morte scese
Pur se gli altri appena d'un sorriso
Un sogno perduto
«Miei cari padri, se non diventerete come
gufi non entrerete nel Regno dei Cieli».
E dunque, fratelli, ancora ascoltiamo
dalla Grande Notte.
Allora con lo stesso furore delle tenebre
Sarà così, è fatale che avvenga così,
E ancora bande, come di lupi
E di nuovo la folla
Ucciderai i feti nel seno delle madri
E quando tutto sembrerà quieto
«Da questo triplice flagello, del fuoco, del
fumo e dello zolfo che uscirà dalla loro bocca, fu ucciso un terzo
dell'umanità... Il resto dell'umanità che non peri a causa di questi
flagelli, non rinunziò alle opere delle sue mani; non cessò di prestare
culto agli idoli d'oro, d'argento, di bronzo, di pietra e di legno, che
non possono né vedere, né udire, né camminare; non rinunziò nemmeno agli
omicidi, né alle stregonerie, né alla fornicazione, né alle ruberie».
Così sarà (almeno io spero),
O se così non sarà
Allora avverrà tutto da sé:
Avverrà intenzionalmente.
Oppure avverrà per errore.
La teologia dell'Errore
Tutto avverrà perché nessun Politico
Allora anche l'ultima Roma
Sarà finito, distrutto
«Poi vidi un altro Angelo che volando in
mezzo al cielo, recava un Vangelo eterno... Egli gridava a grande voce:
"Temete Iddio e dategli gloria, perché è giunta l'ora...".
«Queste parole sono certe e veraci.
«Io, Gesù, ho mandato il mio Angelo
E lo Spirito e la Sposa dicano: Vieni!
per bagnarsi le labbra
e continuare a gridare: Vieni!
Il settimo Angelo versò la sua coppa
«Era verso mezzogiorno,
«Ne seguirono folgori, clamori e tuoni,
accompagnati da un grande terremoto, di cui non vi era mai stato
lo ho visto la tenebra splendere
Altri angeli gridavano: "È caduta, è caduta
la grande Babilonia: i re della terra si sono prostituiti con essa, i
mercanti della terra si sono arricchiti del suo lusso sfrenato".
I re della terra che si sono prostituiti,
Anche i mercanti della terra piangeranno
E tutti i ricchi si terranno a distanza da
essa,
E tutti i comandanti di terra, di mare
Sarà essa la nuova Terra
Se dunque appena di un sorriso
Ma basterà qualche uomo giusto appena
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