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Di sale, sole e di altre parole
La nuova generazione in poesia a Trieste
Editore ZTT EST, per l'editore Adriano Sosič, novembre 2004
Una seconda antologia della poesia
triestina, questa, edita a pochi anni dalla precedente e non certo
comprendente tutti i poeti dell'area (soltanto il gruppo degli
Ammutinati ne conterebbe oltre una diecina) ma di quelli più
significativi per l'attività degli anni recenti. In ordine di
inserimento nel volume troviamo: Kenka Lecovich, Gaetano Longo,
L'introduzione di Roberto Dedenaro, fornisce
una traccia di lettura d'insieme di questi poeti - peraltro molto diversi
sia per stile che per tematiche - che ruota sulla "triestinità" degli
autori, che in qualche modo sarebbero accomunati proprio dal fatto di
abitare questa singolare città e che in qualche modo la loro poesia ne
sarebbe influenzata. Dedenaro addirittura in alcuni passaggi
ipotizza una originale marginalità rispetto a "esperienze di
carattere nazionale", con due autori "di confine" indicati nella Lekovich
e in Mangano.
Dirò subito che questo tentativo di
classificazione non mi trova per nulla convinto, anche perché se è vero
che questi autori, in qualche modo inseriscono nella loro poesia
atteggiamenti, sensibilità e addirittura stilemi che vengono da altre
lingue e da altre culture (slovena e austriaca in primis), è anche vero
che non sono queste le variabili sufficienti a "regionalizzare" un poeta,
e tantomeno vedo nella cultura italiana una significativa "esperienza di
carattere nazionale" se, per tale esperienza, non si ha in mente la logora
poesia dei trucchi linguistici, delle lallazioni (ferocemente
stigmatizzata in un recente poemetto da Luigi Nacci, del quale forse
avremo modo di dire), dell'usa e getta rimato e ritmato senza
ricerca di senso - che pare la costante del magma poetico dell'Italia
contemporanea, dal quale si differenziano certo molti poeti, tutti con una
spiccata personalità, ma molto spesso sconosciuti o semisconosciuti.
Direi invece che in questo volume ho trovato
mediamente una buona poesia, dai tratti originali, per nulla regionali o
marginali. Kenka Lekovic ad esempio, nata a Fiume nel 1962, di
cultura bilingue (tedesco e italiano), usa molto abilmente la tecnica
della (falsa) lallazione, che è poi una velata critica alla "vera"
lallazione - di cui, francamente, non se ne può più... - . La sua
scrittura finge di essere infantile, di seguire gli stilemi della poesia
infantile, sorta di sofisticate e irregolari filastrocche che però hanno
dei contenuti micidiali, delle chiose pepate condite sì di ironia ma anche
di una vena morale niente affatto conciliata. Meno unitario invece
ci pare lo stile di Gaetano Longo, che a volte tocca toni intimisti, a
volte onirici, a volte si affida a metafore un po' di maniera (come in
"Dietro le quinte", che peraltro è una buona poesia), a volte sfiora
atteggiamenti esistenzialisti, senza mai decidersi a trovare una sua voce
inconfondibile.
Voce inconfondibile che non difetta invece a
Mary Barbara Tolusso,
39 anni, nata a Pordenone ma trasferitasi poi a Trieste. Di questa
poeta conosciamo già una pubblicazione di LietoColle. La Tolusso è
anche nelle 9 poesie inserite in questa raccolta fedele alle sue tematiche
e al suo stile, e nulla di particolarmente "triestino" troviamo in lei, se
non il fatto che abiti a Trieste.
Peraltro, troviamo in questo libro anche lo
stesso dissacrante e modernissimo
Nacci che conosciamo, e un
Sinicco un po' più
intimista (inedito per noi) di come già lo conoscemmo. Costoro sono
i due poeti più rappresentativi del gruppo "Ammutinati",
del quale fanno parte bravi poeti impegnati in una maglia di contatti con
poeti italiani e stranieri e attenti alla poesia anche come parola
recitata (un recupero, quindi, della parola "detta" e non soltanto
"letta").
E così per gli altri, più o meno troviamo
una poesia de-regionalizzata e perfettamente inserita in un contesto di
senso e di temi con la poesia contemporanea. Casomai la distinzione
dovrebbe essere svolta fra una poesia che cerca un suo ruolo, anche
sociale, e poesia che invece vive nel suo mondo letterario senza cercare
contatti con la realtà. E qui le cose si fanno complicate e
bisognerebbe entrare più dettagliatamente nella poetica di ogni singolo
autore.
La nostra intenzione è soltanto presentare
questo libro e pertanto non andiamo oltre.
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Kenka Lekovich - e Tu...
e Tu, tu nel frattempo,
mentre evado
da questa mia Sado
questa mia Sado andalusa
mentre sto evadendo da questa Scatola Chiusa
resisti se puoi, esisti il Tempo
usalo, usa il Tempo
dal Tempo fatti usare
con questo Tempo nutri, ingrassa la Musa
servila, servi la Grande la Vera Causa
fatti servire dalla Causa Grande
dalla Causa Vera
rinasci, rinasci,
fatti una pera
di primavera
Gaetano Longo - Dietro le quinte
La rosa
(rossa naturalmente)
nel poema
è sempre al centro della sala
sotto riflettori
La rosa della donna, quella dell'amore
la rosa del profumo e del colore.
Qui
già stanca
ha terminato (nera) il suo lavoro
Si toglie i petali di dosso
e lavati i denti
e prese venti gocce di Valium
s'infila nel suo letto di spine.
Mary Barbara Tolusso - Giorni di cioccolata (IV)
Tutto era pronto
il comizio poteva iniziare
rapinare il mattino e la parola
a intervalli ben spaziati
il fuoco salta in punta di lingua
e il cervello si arrende alle nuove
posizioni
non ci saranno pentimenti
né domande irrisolte
tutto sarà scritto con lettere maiuscole
altro che politica
L'addetto stampa diluisce l'inchiostro in
poesia
(per una notte si può anche barare)
per chi cade nella rete
risalire sembra un gioco (la ragazzi
ma stanotte sono Circe
che ti fa dimenticare
il colore ncro che muore di rabbia
Lisa Deiuri - Il mio tempo
Lo sciogliersi dei giorni
trasporta sentimenti passeggeri
in vuoti d'anime
scavate da mattini brevi
consunte da pensieri
in gorghi sterili
per una storia affatto nuova
i cui angoli ammuffiti
ricevono i colori intiepiditi
di questa rinsecchita giovinezza
preda consenziente
di orgasmi telematici
e stermini scolastici.
Tempo che non cerca nuove terre
accorcia le distanze
e stende lacci equatoriali
emostatici sulle braccia
di un mondo
che non ha più visceri
da rodere al fratello debole.
Umberto Mangani - Soluzione finale
Il V° Cavaliere dell'Apocalisse nascerà
in una città suicida del 2000
le sue parole radioattive genereranno
mutazioni genetiche inimmaginabili
e tumori maligni
Salirà sul grande mito dell'era moderna
- il contachilometri segnerà una velocità
a noi tutti sconosciuta -
e griderà: IO SONO QUEL FIUME CHE VOI
CHIAMATE PETROLIO
Banchieri, industriali, piccoli impiegati
sfruttati
allora usciranno insieme dai palazzi di
vetro
e sotto un manto di fuliggine
entreranno nelle chiese della città
a rubare l'ultima candela
per non tornare nel buio delle caverne
Christian Sinicco - Passaggio di una poesia di
Emily Dickinson
Quando ti accarezzo per un bacio
è perché sento l'emozione dite
aprirsi un varco tra ie parole,
quelle mani d'infinito. Vorrei
non sapere dello spazio che ovunque si
estende
per non esser così sciocco da descriverti i
capelli:
si sciolgono come un oceano sulla mia bocca
mentre li scosto per il collo.
Il colore che contengono 1e parole si è
espanso
mescolandosi alla forza dello sguardo
che sento come una carezza sulla nuca
eppure non vedo.
Luigi Nacci - Più che ti sguardo
Più che ti sguardo vorrei fiocinarti
con punta di polpo, sbatterti a riva
col nero di seppia, in un solo colpo
aggranchiare i tuoi fianchi, farti
aragosta, non gambero inverso,
succhiarti le chele calarti le braghe
e poi farti male.
D'altronde sapevo, già in tuffo d'esordio,
che il mare è miraggio. poi pallido assorto
rimane il fondale. |