AA. VV.

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               AA. VV.

                      Di sale, sole e di altre parole

 

                                    La nuova generazione in poesia a Trieste

                                    Editore ZTT EST, per l'editore Adriano Sosič, novembre 2004

 

 

 

 

 Nota di G. Lucini

 

 

Una seconda antologia della poesia triestina, questa, edita a pochi anni dalla precedente e non certo comprendente tutti i poeti dell'area (soltanto il gruppo degli Ammutinati ne conterebbe oltre una diecina) ma di quelli più significativi per l'attività degli anni recenti.  In ordine di inserimento nel volume troviamo: Kenka Lecovich, Gaetano Longo, Mary Barbara Tolusso, Lisa Deiuri, Umberto Mangani, Christian Sinicco, Luigi Nacci.  Di costoro, su queste pagine sono apparsi lavori e recensioni per la Tolusso, per Sinicco e Nacci (questi ultimi fanno parte del gruppo degli "Ammutinati").  Il volume è stato tradotto in lingua slovena (capovolgendolo lo si può leggere come un libro sloveno) ed è stato edito col contributo del Ministero della Cultura della Repubblica Slovena.

L'introduzione di Roberto Dedenaro, fornisce una traccia di lettura d'insieme di questi poeti - peraltro molto diversi sia per stile che per tematiche - che ruota sulla "triestinità" degli autori, che in qualche modo sarebbero accomunati proprio dal fatto di abitare questa singolare città e che in qualche modo la loro poesia ne sarebbe influenzata.  Dedenaro addirittura in alcuni passaggi ipotizza una originale marginalità rispetto a "esperienze di carattere nazionale", con due autori "di confine" indicati nella Lekovich e in Mangano.

Dirò subito che questo tentativo di classificazione non mi trova per nulla convinto, anche perché se è vero che questi autori, in qualche modo inseriscono nella loro poesia atteggiamenti, sensibilità e addirittura stilemi che vengono da altre lingue e da altre culture (slovena e austriaca in primis), è anche vero che non sono queste le variabili sufficienti a "regionalizzare" un poeta, e tantomeno vedo nella cultura italiana una significativa "esperienza di carattere nazionale" se, per tale esperienza, non si ha in mente la logora poesia dei trucchi linguistici, delle lallazioni (ferocemente stigmatizzata in un recente poemetto da Luigi Nacci, del quale forse avremo modo di dire), dell'usa e getta rimato e ritmato  senza ricerca di senso - che pare la costante del magma poetico dell'Italia contemporanea, dal quale si differenziano certo molti poeti, tutti con una spiccata personalità, ma molto spesso sconosciuti o semisconosciuti.

Direi invece che in questo volume ho trovato mediamente una buona poesia, dai tratti originali, per nulla regionali o marginali.  Kenka Lekovic ad esempio, nata a Fiume nel 1962, di cultura bilingue (tedesco e italiano), usa molto abilmente la tecnica della (falsa) lallazione, che è poi una velata critica alla "vera" lallazione - di cui, francamente, non se ne può più... - .  La sua scrittura finge di essere infantile, di seguire gli stilemi della poesia infantile, sorta di sofisticate e irregolari filastrocche che però hanno dei contenuti micidiali, delle chiose pepate condite sì di ironia ma anche di una vena morale niente affatto conciliata.  Meno unitario invece ci pare lo stile di Gaetano Longo, che a volte tocca toni intimisti, a volte onirici, a volte si affida a metafore un po' di maniera (come in "Dietro le quinte", che peraltro è una buona poesia), a volte sfiora atteggiamenti esistenzialisti, senza mai decidersi a trovare una sua voce inconfondibile.

Voce inconfondibile che non difetta invece a Mary Barbara Tolusso, 39 anni, nata a Pordenone ma trasferitasi poi a Trieste.  Di questa poeta conosciamo già una pubblicazione di LietoColle.  La Tolusso è anche nelle 9 poesie inserite in questa raccolta fedele alle sue tematiche e al suo stile, e nulla di particolarmente "triestino" troviamo in lei, se non il fatto che abiti a Trieste.

Peraltro, troviamo in questo libro anche lo stesso dissacrante e modernissimo Nacci che conosciamo, e un Sinicco un po' più intimista (inedito per noi) di come già lo conoscemmo.  Costoro sono i due poeti più rappresentativi del gruppo "Ammutinati", del quale fanno parte bravi poeti impegnati in una maglia di contatti con poeti italiani e stranieri e attenti alla poesia anche come parola recitata (un recupero, quindi, della parola "detta" e non soltanto "letta").

E così per gli altri, più o meno troviamo una poesia de-regionalizzata e perfettamente inserita in un contesto di senso e di temi con la poesia contemporanea.  Casomai la distinzione dovrebbe essere svolta fra una poesia che cerca un suo ruolo, anche sociale, e poesia che invece vive nel suo mondo letterario senza cercare contatti con la realtà.  E qui le cose si fanno complicate e bisognerebbe entrare più dettagliatamente nella poetica di ogni singolo autore.

La nostra intenzione è soltanto presentare questo libro e pertanto non andiamo oltre.

 

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Kenka Lekovich - e Tu...

 

 

e Tu, tu nel frattempo,

mentre evado

da questa mia Sado

questa mia Sado andalusa

mentre sto evadendo da questa Scatola Chiusa

resisti se puoi, esisti il Tempo

usalo, usa il Tempo

dal Tempo fatti usare

con questo Tempo nutri, ingrassa la Musa

servila, servi la Grande la Vera Causa

fatti servire dalla Causa Grande

dalla Causa Vera

rinasci, rinasci,

fatti una pera

di primavera

 

 

Gaetano Longo - Dietro le quinte

 

La rosa

               (rossa naturalmente)

nel poema

è sempre al centro della sala

                              sotto riflettori

La rosa della donna, quella dell'amore

               la rosa del profumo e del colore.

 

Qui

               già stanca

ha terminato (nera) il suo lavoro

               Si toglie i petali di dosso

               e lavati i denti

               e prese venti gocce di Valium

               s'infila nel suo letto di spine.

 

 

 

Mary Barbara Tolusso - Giorni di cioccolata (IV)

 

Tutto era pronto

il comizio poteva iniziare

rapinare il mattino e la parola

a intervalli ben spaziati

il fuoco salta in punta di lingua

e il cervello si arrende alle nuove posizioni

non ci saranno pentimenti

né domande irrisolte

tutto sarà scritto con lettere maiuscole

altro che politica

L'addetto stampa diluisce l'inchiostro in poesia

(per una notte si può anche barare)

per chi cade nella rete

risalire sembra un gioco (la ragazzi

ma stanotte sono Circe

che ti fa dimenticare

il colore ncro che muore di rabbia

 

 

 

Lisa Deiuri - Il mio tempo

 

Lo sciogliersi dei giorni

trasporta sentimenti passeggeri

in vuoti d'anime

scavate da mattini brevi

consunte da pensieri

in gorghi sterili

per una storia affatto nuova

i cui angoli ammuffiti

ricevono i colori intiepiditi

di questa rinsecchita giovinezza

preda consenziente

di orgasmi telematici

e stermini scolastici.

Tempo che non cerca nuove terre

accorcia le distanze

e stende lacci equatoriali

emostatici sulle braccia

di un mondo

che non ha più visceri

da rodere al fratello debole.

 

 

 

Umberto Mangani - Soluzione finale

 

Il V° Cavaliere dell'Apocalisse nascerà

in una città suicida del 2000

le sue parole radioattive genereranno mutazioni genetiche inimmaginabili

e tumori maligni

 

Salirà sul grande mito dell'era moderna

- il contachilometri segnerà una velocità a noi tutti sconosciuta -

e griderà: IO SONO QUEL FIUME CHE VOI CHIAMATE PETROLIO

 

Banchieri, industriali, piccoli impiegati sfruttati

allora usciranno insieme dai palazzi di vetro

e sotto un manto di fuliggine

entreranno nelle chiese della città

a rubare l'ultima candela

per non tornare nel buio delle caverne

 

 

 

Christian Sinicco - Passaggio di una poesia di Emily Dickinson

 

Quando ti accarezzo per un bacio

è perché sento l'emozione dite

aprirsi un varco tra ie parole,

quelle mani d'infinito. Vorrei

non sapere dello spazio che ovunque si estende

per non esser così sciocco da descriverti i capelli:

si sciolgono come un oceano sulla mia bocca

mentre li scosto per il collo.

Il colore che contengono 1e parole si è espanso

mescolandosi alla forza dello sguardo

che sento come una carezza sulla nuca

eppure non vedo.

 

 

 

Luigi Nacci - Più che ti sguardo

 

Più che ti sguardo vorrei fiocinarti

con punta di polpo, sbatterti a riva

col nero di seppia, in un solo colpo

aggranchiare i tuoi fianchi, farti

aragosta, non gambero inverso,

succhiarti le chele calarti le braghe

e poi farti male.

 

D'altronde sapevo, già in tuffo d'esordio,

che il mare è miraggio. poi pallido assorto

rimane il fondale.