Gianmario lucini

                      Due poesie  *)

 

                               

 

  

 

 

Salmodia del panico paranoico

    

Da tempo mi sogno una morte grifagna

odiosamente lenta

e tutti quelli che mi sopravviveranno

passarmi accanto con pietà di circostanza

velenosi unguenti per le mie ferite,

- ghigno beffardo e verbo pietoso

e unguento velenoso giorno dopo giorno -

e me disteso in una fossa che m'insacca

le membra e m'impedisce il grido,

a fatica respiro e il respiro mi è dato

per ancorarmi alla vita e continuare a soffrire

giorno per giorno al medesimo rito.

Sono stato colpito dalle schegge

d'una bomba a grappolo che m'ha illuminato

a giorno nella notte

mi hanno rimorchiato all'ospedale da campo

amputato di braccia e di gambe:

il fiato avevo ancora per chiamare

a gran voce la vita e una forza maligna

per maledire il male e quella razza indegna

che nel male cova le sue rivoluzioni

i rapimenti, i suicidi plateali;

gridavo allora contro ogni male

di questa terra malvagia:

tutti ho maledetto, tutte le ragioni, tutti i torti,

in faccia al mondo ho esploso un malanno

sino ad oggi sconosciuto:

per questo il mondo mi avvelena poco a poco

con sadismo, con tenacia,

e poco a poco il tempo lo premia:

il tempo è l'asso pigliatutto dell'infamia.

 

 

La rivisitazione del simbolo niceno

 

Il Dio della croce è sempre il nostro Dio

lo abbiamo soltanto staccato da quel legno,

ripulito dagli sputi, dalle croste indurite

lo abbiamo guidato in visita ufficiale,

con tanto di fanfara, nei nostri immensi porti,

condotto in crociera con tutti i comfort,

stuoli di ragazze pon pon che a suon di marcette

militari sgambettavano per Lui soltanto,

e nei night club fra muri di tette al vento

d'ogni ordine e misura a suo piacimento

lo abbiamo condotto

sui nostri monti più alti, sugli aerei MAC tre

sussurrandogli all'orecchio «tutto questo è Tuo

se ci prometti la vittoria» - cosa gli costa

infatti una piccola definitiva vittoria? -

I nostri teologi dicono ch'Egli acconsenta

ricordando l'ingenuità di duemila anni or sono

e perché finalmente è giunto il tempo del trionfo

e degli ori, dopo tanta penombra

di cripte e cattedrali.

La vittoria arriderà: è pur sempre una promessa

fatta da un Dio eterno, incorruttibile

- una vittoria chiara, immarcescibile,

in buona lega di oro e di plastica.

 

*) Le due poesie appartengono a una raccolta ancora in elaborazione.