Salmodia del panico paranoico
Da tempo mi sogno una morte grifagna
odiosamente lenta
e tutti quelli che mi sopravviveranno
passarmi accanto con pietà di circostanza
velenosi unguenti per le mie ferite,
- ghigno beffardo e verbo pietoso
e unguento velenoso giorno dopo giorno -
e me disteso in una fossa che m'insacca
le membra e m'impedisce il grido,
a fatica respiro e il respiro mi è dato
per ancorarmi alla vita e continuare a
soffrire
giorno per giorno al medesimo rito.
Sono stato colpito dalle schegge
d'una bomba a grappolo che m'ha illuminato
a giorno nella notte
mi hanno rimorchiato all'ospedale da campo
amputato di braccia e di gambe:
il fiato avevo ancora per chiamare
a gran voce la vita e una forza maligna
per maledire il male e quella razza indegna
che nel male cova le sue rivoluzioni
i rapimenti, i suicidi plateali;
gridavo allora contro ogni male
di questa terra malvagia:
tutti ho maledetto, tutte le ragioni, tutti
i torti,
in faccia al mondo ho esploso un malanno
sino ad oggi sconosciuto:
per questo il mondo mi avvelena poco a poco
con sadismo, con tenacia,
e poco a poco il tempo lo premia:
il tempo è l'asso pigliatutto dell'infamia.
La rivisitazione del simbolo niceno
Il Dio della croce è sempre il nostro Dio
lo abbiamo soltanto staccato da quel legno,
ripulito dagli sputi, dalle croste indurite
lo abbiamo guidato in visita ufficiale,
con tanto di fanfara, nei nostri immensi
porti,
condotto in crociera con tutti i comfort,
stuoli di ragazze pon pon che a suon di
marcette
militari sgambettavano per Lui soltanto,
e nei night club fra muri di tette al vento
d'ogni ordine e misura a suo piacimento
lo abbiamo condotto
sui nostri monti più alti, sugli aerei MAC
tre
sussurrandogli all'orecchio «tutto questo è
Tuo
se ci prometti la vittoria» - cosa gli costa
infatti una piccola definitiva vittoria? -
I nostri teologi dicono ch'Egli acconsenta
ricordando l'ingenuità di duemila anni or
sono
e perché finalmente è giunto il tempo del
trionfo
e degli ori, dopo tanta penombra
di cripte e cattedrali.
La vittoria arriderà: è pur sempre una
promessa
fatta da un Dio eterno, incorruttibile
- una vittoria chiara, immarcescibile,
in buona lega di oro e di plastica.
*) Le due poesie appartengono a una raccolta
ancora in elaborazione.
