|
Due poesie *)
|
|
Salmodia del panico paranoico
Da tempo mi sogno una morte grifagna odiosamente lenta e tutti quelli che mi sopravviveranno passarmi accanto con pietà di circostanza velenosi unguenti per le mie ferite, - ghigno beffardo e verbo pietoso e unguento velenoso giorno dopo giorno - e me disteso in una fossa che m'insacca le membra e m'impedisce il grido, a fatica respiro e il respiro mi è dato per ancorarmi alla vita e continuare a soffrire giorno per giorno al medesimo rito. Sono stato colpito dalle schegge d'una bomba a grappolo che m'ha illuminato a giorno nella notte mi hanno rimorchiato all'ospedale da campo amputato di braccia e di gambe: il fiato avevo ancora per chiamare a gran voce la vita e una forza maligna per maledire il male e quella razza indegna che nel male cova le sue rivoluzioni i rapimenti, i suicidi plateali; gridavo allora contro ogni male di questa terra malvagia: tutti ho maledetto, tutte le ragioni, tutti i torti, in faccia al mondo ho esploso un malanno sino ad oggi sconosciuto: per questo il mondo mi avvelena poco a poco con sadismo, con tenacia, e poco a poco il tempo lo premia: il tempo è l'asso pigliatutto dell'infamia.
La rivisitazione del simbolo niceno
Il Dio della croce è sempre il nostro Dio lo abbiamo soltanto staccato da quel legno, ripulito dagli sputi, dalle croste indurite lo abbiamo guidato in visita ufficiale, con tanto di fanfara, nei nostri immensi porti, condotto in crociera con tutti i comfort, stuoli di ragazze pon pon che a suon di marcette militari sgambettavano per Lui soltanto, e nei night club fra muri di tette al vento d'ogni ordine e misura a suo piacimento lo abbiamo condotto sui nostri monti più alti, sugli aerei MAC tre sussurrandogli all'orecchio «tutto questo è Tuo se ci prometti la vittoria» - cosa gli costa infatti una piccola definitiva vittoria? - I nostri teologi dicono ch'Egli acconsenta ricordando l'ingenuità di duemila anni or sono e perché finalmente è giunto il tempo del trionfo e degli ori, dopo tanta penombra di cripte e cattedrali. La vittoria arriderà: è pur sempre una promessa fatta da un Dio eterno, incorruttibile - una vittoria chiara, immarcescibile, in buona lega di oro e di plastica.
*) Le due poesie appartengono a una raccolta ancora in elaborazione.
|