Il silenzio di Dio è calato sulla mia casa,
di notte come un falco
sul tetto di tutte le case di questo paese
e d'ogni altro paese e grida
nelle gole di tutti i rabbini del mondo, nei
rosari di Radio Maria nelle
concavità viscerali di mullah e cardinali e
a volte esplode
trancia ogni cosa d'intorno, falcia i
bambini, i gatti gli specchi
dentro i quali si pavoneggiano lussurie
spettrali e non risparmia i santi, le madri,
le magnolie
dei nostri giardini. Ha il volto
un po' inebetito dal coma, un po' vegetale
- il silenzio di Dio - di chi
non può morire secondo natura ma soltanto
secondo onnipotenza di scienza
di decenza, di politica. Trema
il rantolo di Dio, trema il silenzio nella
voce
e i cori di santi monaci che da mattutino a
compieta cantano il miserere
mei Deus non è più viva
di quella morta voce e terribile silenzio
- ruah nel deserto
rovente dalle narici
che spazza via col suo fiato colline
e crea il nulla
immenso nel quale annaspa
l'era senza grazia.
***
Nel loro irrefrenabile delirio ripetono
Ci sono volti di arcangeli che splendono in
fiamme
sprofondano demoni e morte negli inferi,
voci che mimano il terribile canto di Dio
vendicatore
in scenari che si allargano per
tranquille primavere,
e terribili campioni della giustizia che con
le loro aguzze
spade trafiggono i vermi del vizio e gli
omicidi,
- spuntano ovunque chiamati dal profumo di un
pane e di un sangue
invidioso,
dalle sorgenti pure dei parchi naturali
dagli zampilli neri degli oli minerali
nell'oro del deserto -
anch'essi armati di spada e silenzio
battono i piedi col ticchettio del tempo,
dal passato invadono il presente cavallette,
fuoco
ghignano al volto degli arcangeli ghignanti.
Nel mezzo della scena la Bella addormentata
sprofonda
ancor di più nel sonno, sfatta, fra papaveri
d'oppio, stordita da scongiuri;
il principe tarda e il prete prega a
soggetto
dopo aver diviso il mondo alla destra e alla
sinistra - di che cosa -
nel vento che crede suo padre.
E maschere, molte maschere, intere
nazioni di maschere rovistano
incredule fra i rifiuti, i frutti aperti, il
cibo dei poveri ammiccando
toccandosi di gomito allegramente cupe
come prima d'una sbornia collettiva o d'uno
stupro;
La questua è abbondante, il desiderio
mai appagato e le maschere-mosche corrugano
la fronte
alla ricerca d'una via per penetrare il
senso dell'esistere
e la giustizia e l'ordine e la potenza madre
democratica
e la saggezza di questa noce filosofica
che sceglie il suicidio per non soffrire.
Le maschere, gli arcangeli, i demoni, i
suicidi
pregano a volte a gran voce il loro dio
potente e l'aria ne rimbomba fino ai
satelliti;
folle di pellegrini si spostano
da un capo all'altro del mondo per sentire
questa musica
cibarsi della splendida bestemmia orante e
supplice e liberata
per le strade di tutto il mondo
con le tasche piene di trappole e di bombe,
resti di preghiere contraffatte
- ma è solo un tarlo antico
tutto questo, solo un tarlo riesumato
da vecchie scritture di oscure religioni
che credevamo morte.
***
In questo insolito scenario Maria si spezza
le unghie
si cura le unghie, le smalta di un rosso che
splende,
si mette un garofano all'alluce e si avvia
con passo da manager
decisa a chiarire a grandi linee le linee di
possibili orizzonti
e chiamare tutti a raccolta: devoti,
infedeli, anche
gli atei che credono al malocchio e alle
prediche
dei preti purché non cattolici. Maria
è una donna di grande valore e canta
a gran voce verità davanti ad un pubblico
- che applaude - e si commuove
mentre gli esclusi dalla grazia della musica
imbastiscono sovversioni
e rivoluzioni per restaurare l'ordine
democratico
le decisioni del popolo secondo previsione
di sondaggi e promesse e pane e pace
prosperosa dentro il recinto al sicuro.
Facciamo
rivoluzioni dall'alto per ripristinare il
potere del bene
per solidità di prospettive ragionevoli
piantando i pali delle tende nei pavimenti
di antico mosaico
da veri eroi che dormono con un sol occhio
spento e uno acceso
a sfidare il chiarore delle stelle.
E la bella Maria col suo seguito canta e
canta
si riversa nelle vie e acquista, strada
facendo, merendine solidali
un po' di cacao, un pupazzo col cappello
messicano,
un chilo di miele per addolcire il caffè
portato a spalle nelle fazendas brasiliane
e l'amaro del cielo invernale che non vuole
illuminarsi
mai più al tramonto di rossi sanguigni
ma soltanto d'azzurri cinerini e viola di
polveri sospese
a proteggerci dai terribili raggi del sole
(cancerogeno).
Con grande sensibilità Maria ristabilisce un
simbolico ciclo lunare
i cui frutti matureranno a lungo termine o
anche senza un termine preciso
un collettivo rito trasversale intorno a un
palo confitto nel centro del mondo
un girotondo dell'infanzia, un fedele
girare del sole intorno alla terra
e tutti girano e girano e tutti positivi e
tutti giù per terra
anche i cattivi (il modo non manca); finché
dopo nove mesi
stanca di questo girare Maria partorisce una
nuova vacanza
utile a incrementare il turismo nei paesi
poveri
dell'Asia subcontinentale. E'
un'eroina, Maria, è la grande
speranza che circola nei migliori salotti
culturali
della sinistra, con qualche frangia a destra
passando per il centro
moderato (ma qui non c'entra la politica:
è solo una questione di estetica
se non di galateo:
fatti che tutti possono comprendere
se hanno tempo e vita per riflettere.
