Gianmario lucini

                   Tre cronache dell'ordinario quotidiano

 

                               

 

 

           

Il silenzio di Dio è calato sulla mia casa, di notte come un falco

sul tetto di tutte le case di questo paese

e d'ogni altro paese e grida

nelle gole di tutti i rabbini del mondo, nei rosari di Radio Maria nelle

concavità viscerali di mullah e cardinali e a volte esplode

trancia ogni cosa d'intorno, falcia i bambini, i gatti gli specchi

dentro i quali si pavoneggiano lussurie

spettrali e non risparmia i santi, le madri, le magnolie

dei nostri giardini.  Ha il volto

un po' inebetito dal coma, un po' vegetale

- il silenzio di Dio - di chi

non può morire secondo natura ma soltanto secondo onnipotenza di scienza

di decenza, di politica.  Trema

il rantolo di Dio, trema il silenzio nella voce

e i cori di santi monaci che da mattutino a compieta cantano il miserere

mei Deus non è più viva

di quella morta voce e terribile silenzio

- ruah nel deserto

rovente dalle narici

che spazza via col suo fiato colline

e crea il nulla

immenso nel quale annaspa

l'era senza grazia.

 

 

***

 

Nel loro irrefrenabile delirio ripetono

Ci sono volti di arcangeli che splendono in fiamme

sprofondano demoni e morte negli inferi,

voci che mimano il terribile canto di Dio vendicatore

in scenari che si allargano per tranquille primavere,

 

e terribili campioni della giustizia che con le loro aguzze

spade trafiggono i vermi del vizio e gli omicidi,

- spuntano ovunque chiamati dal profumo di un pane e di un sangue

invidioso,

dalle sorgenti pure dei parchi naturali

dagli zampilli neri degli oli minerali nell'oro del deserto -

anch'essi armati di spada e silenzio

battono i piedi col ticchettio del tempo,

dal passato invadono il presente cavallette, fuoco

ghignano al volto degli arcangeli ghignanti.

 

Nel mezzo della scena la Bella addormentata sprofonda

ancor di più nel sonno, sfatta, fra papaveri d'oppio, stordita da scongiuri;

il principe tarda e il prete prega a soggetto

dopo aver diviso il mondo alla destra e alla sinistra - di che cosa -

nel vento che crede suo padre.

E maschere, molte maschere, intere

nazioni di maschere rovistano

incredule fra i rifiuti, i frutti aperti, il cibo dei poveri ammiccando

toccandosi di gomito allegramente cupe

come prima d'una sbornia collettiva o d'uno stupro;

 

La questua è abbondante, il desiderio

mai appagato e le maschere-mosche corrugano la fronte

alla ricerca d'una via per penetrare il senso dell'esistere

e la giustizia e l'ordine e la potenza madre democratica

e la saggezza di questa noce filosofica

che sceglie il suicidio per non soffrire.

 

Le maschere, gli arcangeli, i demoni, i suicidi

pregano a volte a gran voce il loro dio

potente e l'aria ne rimbomba fino ai satelliti;

folle di pellegrini si spostano

da un capo all'altro del mondo per sentire questa musica

cibarsi della splendida bestemmia orante e supplice e liberata

per le strade di tutto il mondo

con le tasche piene di trappole e di bombe,

resti di preghiere contraffatte

- ma è solo un tarlo antico

tutto questo, solo un tarlo riesumato

da vecchie scritture di oscure religioni

che credevamo morte.

 

 

***

 

In questo insolito scenario Maria si spezza le unghie

si cura le unghie, le smalta di un rosso che splende,

si mette un garofano all'alluce e si avvia con passo da manager

decisa a chiarire a grandi linee le linee di possibili orizzonti

e chiamare tutti a raccolta: devoti, infedeli, anche

gli atei che credono al malocchio e alle prediche

dei preti purché non cattolici.  Maria

è una donna di grande valore e canta

a gran voce verità davanti ad un pubblico

- che applaude - e si commuove

mentre gli esclusi dalla grazia della musica imbastiscono sovversioni

e rivoluzioni per restaurare l'ordine democratico

le decisioni del popolo secondo previsione

di sondaggi e promesse e pane e pace

prosperosa dentro il recinto al sicuro.  Facciamo

rivoluzioni dall'alto per ripristinare il potere del bene

per solidità di prospettive ragionevoli

piantando i pali delle tende nei pavimenti di antico mosaico

da veri eroi che dormono con un sol occhio

spento e uno acceso

a sfidare il chiarore delle stelle.

 

E la bella Maria col suo seguito canta e canta

si riversa nelle vie e acquista, strada facendo, merendine solidali

un po' di cacao, un pupazzo col cappello messicano,

un chilo di miele per addolcire il caffè portato a spalle nelle fazendas brasiliane

e l'amaro del cielo invernale che non vuole illuminarsi

mai più al tramonto di rossi sanguigni

ma soltanto d'azzurri cinerini e viola di polveri sospese

a proteggerci dai terribili raggi del sole (cancerogeno).

Con grande sensibilità Maria ristabilisce un simbolico ciclo lunare

i cui frutti matureranno a lungo termine o anche senza un termine preciso

un collettivo rito trasversale intorno a un palo confitto nel centro del mondo

un girotondo dell'infanzia, un fedele

girare  del sole intorno alla terra

 

e tutti girano e girano e tutti positivi e tutti giù per terra

anche i cattivi (il modo non manca); finché dopo nove mesi

stanca di questo girare Maria partorisce una nuova vacanza

utile a incrementare il turismo nei paesi poveri

dell'Asia subcontinentale.  E' un'eroina, Maria, è la grande

speranza che circola nei migliori salotti culturali

della sinistra, con qualche frangia a destra passando per il centro

moderato (ma qui non c'entra la politica:

è solo una questione di estetica

se non di galateo:

fatti che tutti possono comprendere

se hanno tempo e vita per riflettere.

 

 

 

 

 

 

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