Fabio Ciofi

                      L'emozione

 

                                          

...appena libero di giocare
a giochi già fatti,
a guazzare nel sesso
secondo volontà stabilita:

Uomo, la beata incoscienza ti assista!

 

(D.M. Turoldo, "La grande notte", 1985)
 

 

 

La schizofrenia fra vita vissuta e vita creduta in passato era solo delle classi borghesi, quelle che potevano (per ragioni economiche) nutrirsi della letteratura di basso profilo o d' "appendice", immedesimandosi in eroi sempre borghesi o piccolo-borghesi (marxianamente) che nella letteratura vivono splendide ed uniche esistenze, o anche esistenze miserabili ma che in qualche modo, più o meno miracolisticamente, prima o poi si riscattano.  Questa storia viene interpretata, ad esempio, nello spazio di un minuto ogni qualvolta uno compera un "gratta e vinci" o introduce una moneta nello sputasoldi (che non ne sputa mai) del bar sotto casa.  E tutto, sempre, viene ricondotto all'equazione felicità = danaro, che sarà anche un'equazione mortalmente noiosa ma che dimostra di non cedere nessuna posizione nell'immaginario collettivo.  La realtà, un tempo come oggi, è però troppo lontana dalle speculazioni della (cattiva) letteratura che peraltro imperversa non più fra le classi borghesi (notoriamente semianalfabete, non perché non abbiano cognizione di scrittura e lettura ma perché ormai non scrivono e leggono soltanto le notizie economiche o il giornalismo spazzatura e per il resto praticano, come ogni individuo che voglia essere considerato sano, i precetti sociali della televisione)  ma fra le classi lavoratrici "subalterne", come qualcuno le definisce.   Eppure è proprio in virtù di questa scissione che il reale diventa sopportabile, appunto perché il reale viene caricato di attese che, anche se non verranno mai realizzate, intanto tengono botta all'assedio del non senso e lasciano aperta l'illusione di una "felicità" o di un qualsiasi surrogato di questo mito vecchio come l'uomo.  E la volgarità letteraria (in senso lato) del nostro tempo riconduce ogni fenomeno a questo mondo immaginifico che sostituisce il mondo vero, così che il virtuale diventa reale e il reale virtuale.  E anche il sesso, estrema spiaggia e naturale spinta che in qualche modo ci indirizza a istanze di libertà, viene più di ogni altro istinto canalizzato in questa dimensione alienata.  Il sesso infatti è direttamente collegato all'ontologia dell'individuo: non inglobarlo in questa visione non consentirebbe alle "classi dominanti" l'esercizio del potere, che per sua natura, date queste premesse, ha sempre un alone di illegittimità naturale e di prevaricazione...

                               [G. lucini]

           

 

 

Se davvero l’attore vivesse le storie,

i personaggi potessero interpretare

il ruolo per cui sono derivati da penne

di scritti e sceneggiati…

 

Ma ognuno conta i giorni, le sere, le notti

qualcosa che si avvicina eppure

la melassa avvolge le funzioni,

le ricompatta in un’aria scanzonata

che rimanda a faccende concernenti

l’Altro.

 

Non siamo mai noi quando dovremmo

esserlo, perché l’evidenza è apparente

e la forma si riveste di sostanza

bionarcotizzata.

 

Una vera ragione non c’è, e se anche ci fosse,

dormirebbe di noi, bene assestati al colpo

d’oblio che rivaleggia col nulla di cui sappiamo…

 

Però la casistica soccorre il sistematico,

come una rete di collegamenti in associazioni

libere di riscontri non verificati, – auspicati –

di illazioni causaeffettotrainanti per derivazioni

sensoriali non meglio specificate.

 

Ultimo bastione il sesso completerà il quadro:

immedesimarsi nei genitali sessisticamente

ispirati dai dati statistici far bene all’amore

fa bene all’amore e sia! che la razza prosegua,

in virtù dell’emozione.

 

 

 

 

 

 

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