...appena libero di giocare
a giochi già fatti,
a guazzare nel sesso
secondo volontà stabilita:
Uomo, la beata incoscienza ti assista!
(D.M. Turoldo, "La grande notte", 1985)
La schizofrenia fra vita vissuta e vita
creduta in passato era solo delle classi borghesi, quelle che potevano
(per ragioni economiche) nutrirsi della letteratura di basso profilo o d'
"appendice", immedesimandosi in eroi sempre borghesi o piccolo-borghesi (marxianamente)
che nella letteratura vivono splendide ed uniche esistenze, o anche
esistenze miserabili ma che in qualche modo, più o meno miracolisticamente,
prima o poi si riscattano. Questa storia viene interpretata, ad
esempio, nello spazio di un minuto ogni qualvolta uno compera un "gratta e
vinci" o introduce una moneta nello sputasoldi (che non ne sputa mai) del
bar sotto casa. E tutto, sempre, viene ricondotto all'equazione
felicità = danaro, che sarà anche un'equazione mortalmente noiosa ma che
dimostra di non cedere nessuna posizione nell'immaginario collettivo.
La realtà, un tempo come oggi, è però troppo lontana dalle speculazioni
della (cattiva) letteratura che peraltro imperversa non più fra le classi
borghesi (notoriamente semianalfabete, non perché non abbiano cognizione
di scrittura e lettura ma perché ormai non scrivono e leggono soltanto le
notizie economiche o il giornalismo spazzatura e per il resto praticano,
come ogni individuo che voglia essere considerato sano, i precetti sociali
della televisione) ma fra le classi lavoratrici "subalterne", come
qualcuno le definisce. Eppure è proprio in virtù di questa
scissione che il reale diventa sopportabile, appunto perché il reale viene
caricato di attese che, anche se non verranno mai realizzate, intanto
tengono botta all'assedio del non senso e lasciano aperta l'illusione di
una "felicità" o di un qualsiasi surrogato di questo mito vecchio come
l'uomo. E la volgarità letteraria (in senso lato) del nostro tempo
riconduce ogni fenomeno a questo mondo immaginifico che sostituisce il
mondo vero, così che il virtuale diventa reale e il reale virtuale.
E anche il sesso, estrema spiaggia e naturale spinta che in qualche modo
ci indirizza a istanze di libertà, viene più di ogni altro istinto
canalizzato in questa dimensione alienata. Il sesso infatti è
direttamente collegato all'ontologia dell'individuo: non inglobarlo in
questa visione non consentirebbe alle "classi dominanti" l'esercizio del
potere, che per sua natura, date queste premesse, ha sempre un alone di
illegittimità naturale e di prevaricazione...
[G. lucini]
Se davvero l’attore vivesse le storie,
i personaggi potessero interpretare
il ruolo per cui sono derivati da penne
di scritti e sceneggiati…
Ma ognuno conta i giorni, le sere, le notti
qualcosa che si avvicina eppure
la melassa avvolge le funzioni,
le ricompatta in un’aria scanzonata
che rimanda a faccende concernenti
l’Altro.
Non siamo mai noi quando dovremmo
esserlo, perché l’evidenza è apparente
e la forma si riveste di sostanza
bionarcotizzata.
Una vera ragione non c’è, e se anche ci
fosse,
dormirebbe di noi, bene assestati al colpo
d’oblio che rivaleggia col nulla di cui
sappiamo…
Però la casistica soccorre il sistematico,
come una rete di collegamenti in
associazioni
libere di riscontri non verificati, –
auspicati –
di illazioni causaeffettotrainanti per
derivazioni
sensoriali non meglio specificate.
Ultimo bastione il sesso completerà il
quadro:
immedesimarsi nei genitali sessisticamente
ispirati dai dati statistici far bene
all’amore
fa bene all’amore e sia! che la razza
prosegua,
in virtù dell’emozione.
