Gianmario lucini

                      due poesie

                               

 

 

  

 

Aletheia

 

Per quel che appare s’è giocato l’acqua e il cielo

e il mentitore in lui che lo consiglia

di mentire a chi mente, sorridere

a volti sorridenti, a certezze banali

precipitate dentro il nostro male

e subito disperse;

 

il fuoco s’è giocato e gli sterpi

divorati dal fuoco,

sbavando alla vista del miracolo, a quel vivo

sentimento di potenza che presenzia

l’eterno nell’attimo.

 

Per lei che appare e dispare ha voluto una trappola

di vento, una tomba senza cippo e senza limiti

e lei vi dimora cuore che batte

al ritmo lento dell’eterno - cupa

murata nel miraggio

contro se stessa

delira.

 

 

 

Poesia cinica

 

(a un mercenario sgozzato)

 

La finta vita rosicchiata nelle pieghe dell’ore (ora

dopo ora stremate nell’attesa) la finta vita ora la rimette

al grido che la volle – e non ne sento pena.

 

Puoi osservare uomini e donne senza ideali ufficiali: si levano

sereni, non piegano

ingobbiti da fardelli di retorica.

E’ possibile, dunque.

 

Rigetto igitur l’accusa di cinico

e neppure una lacrima piccola piccola

darò per la sua dipartita:

il mondo procede imperturbabile,

un altro sopraggiunge a occupare il suo letto.

 

Io lo faccio per il mio futuro – diceva – per diventare qualcuno;

ed è qui che la “i” schizza in alto, prevarica,

come luce di bengala fulmina la crepa del dubbio: al cielo

punta acuta, stride, soverchia ogni voce – fatto

che in coscienza non reputo corretto -.

 

La “i” acuta grida irritante nel vivo

riciclo dei tam tam della notizia

ma la “o” del ventre gonfio fra le membra secche

e vecchie del neonato africano immortalato a un passo dalla morte

dal celebre reporter  in trasferta - che a sera

sorseggia il suo gin sulla terrazza dell’albergo,

 

la “o” del ventre obeso è l’origine rimossa

- la senti vibrare soltanto se appoggi

l’orecchio alla terra.