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due poesie |
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Aletheia
Per quel che appare s’è giocato l’acqua e il cielo e il mentitore in lui che lo consiglia di mentire a chi mente, sorridere a volti sorridenti, a certezze banali precipitate dentro il nostro male e subito disperse;
il fuoco s’è giocato e gli sterpi divorati dal fuoco, sbavando alla vista del miracolo, a quel vivo sentimento di potenza che presenzia l’eterno nell’attimo.
Per lei che appare e dispare ha voluto una trappola di vento, una tomba senza cippo e senza limiti e lei vi dimora cuore che batte al ritmo lento dell’eterno - cupa murata nel miraggio contro se stessa delira.
Poesia cinica
(a un mercenario sgozzato)
La finta vita rosicchiata nelle pieghe dell’ore (ora dopo ora stremate nell’attesa) la finta vita ora la rimette al grido che la volle – e non ne sento pena.
Puoi osservare uomini e donne senza ideali ufficiali: si levano sereni, non piegano ingobbiti da fardelli di retorica. E’ possibile, dunque.
Rigetto igitur l’accusa di cinico e neppure una lacrima piccola piccola darò per la sua dipartita: il mondo procede imperturbabile, un altro sopraggiunge a occupare il suo letto.
Io lo faccio per il mio futuro – diceva – per diventare qualcuno; ed è qui che la “i” schizza in alto, prevarica, come luce di bengala fulmina la crepa del dubbio: al cielo punta acuta, stride, soverchia ogni voce – fatto che in coscienza non reputo corretto -.
La “i” acuta grida irritante nel vivo riciclo dei tam tam della notizia ma la “o” del ventre gonfio fra le membra secche e vecchie del neonato africano immortalato a un passo dalla morte dal celebre reporter in trasferta - che a sera sorseggia il suo gin sulla terrazza dell’albergo,
la “o” del ventre obeso è l’origine rimossa - la senti vibrare soltanto se appoggi l’orecchio alla terra.
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