Gianmario lucini

                      Quattro poesie crudeli

                               

 

 

    

 

Può sconvolgere senso, creazione

la stagione del fiore di montagna

l'insetto che lo succhia, il passo

di chi salendo lo calpesta

o il colpo che deflagra sul palazzo

il vento che le ceneri disperde

 

perché il silenzio racchiude l'ira e l'urlo

la pietà cancella il ghigno

dei violenti nella storia.

 

Nel congegno essenziale che vola nel cosmo

s'esaurisce ogni permanenza

leggera, greve, sempre sola

sul più alto pinnacolo del tempio.

 

***

 

Al centro d'ogni evento

tentiamo sguardi orizzontali,

alienazione esportiamo, algoritmi,

fantasmi che scolorano nell'alba.  Gli anni

sempre più veloci; dorme il passato

dorme nel suo abisso - siamo noi

passati in questo punto che scolora

noi lingua che succhia nel sonno

la sua moneta d'oro, e viaggio e pietra

che nessun grido mima.

 

***

 

C'è poco da temprar matite in questo chiasso

di inni e cantici profani, nell'aspro

dei motori che penetrando avvolge

lontananze nel creato-  

                              scialbo

brusìo che frammenta e sconnette

minuto da minuto e deglutisce

giocando a poker la noia insanguinata -

 

così che ignori se parti o se torni

quale approdo sia il tuo, quale

profilo di costa nel vuoto si stagli

e t'appartenga - un tempo

un sibilo di vento era l'unica musica

offerta alle parole; oggi

il brusìo del vuoto pneumatico

ci fa balbettare afasie.

 

 ***

 

Ti benedica il Padre, soldato

che vai a morire per ammazzare

al soldo democratico di Stato

e del Figlio che nascerà dal grembo di tua moglie

sicuro nel decoro d'una pensione militare;

soldato del soldo combatti per il tuo

futuro

 

nel nome del Figlio e dello Spirito

di una Gerusalemme crudele - pace

il suo nome - nel Suo Nome. 

                                               Io so

con l'incrollabile sicurezza del padrone

la Sua oscura Natura ferina: Egli lo vuole

e se mai lo disse possiamo interpretare

fra le righe scovare la vendetta, ruah

e obbedienza

virtù dei Santi e dei Kamikaze.

 

Io prete cupo della civiltà militare

di questo secolo e per inciso capitano

stendo su di te a mezz'aria la mia mano

e la croce e sii puro

strumento nelle mani dell'Altissimo

per ammazzare o esplodere

in alto biascicando preghiere.