Gianmario lucini

                      Muori, anno che muore

                               

 

 

 

 

  

  

E' un sentimento banale e scontato: ma se ne vada l'anno vecchio, perché vogliamo essere così folli da avere speranza.  La follia è divina, è santa, non ha armi né argomenti, non ragiona ma sente e parla l'idioma puro dell'animale.  Solo chi volge lo sguardo al divino può essere folle.  O eresiarca, come Erasmo.

Troppi i massacri taciuti, i prigionieri decapitati, i portatori di pace trucidati, gli eserciti che giocano ad annichilire; ma la follia resiste.  

Troppi coloro che ci offendono con una politica codarda e accodata, quelli che scrivono sui giornali che tutto va bene, quelli che recitano la menzogna platealmente e in malafede, quelli che non hanno capito che il mondo è un'ogiva che viaggia senza freni verso la sua autodistruzione per il troppo benessere di pochi.

Se ne vada il vecchio anno con la sete di petrolio e la riluttanza a sfruttare fonti di energia non inquinanti, come l'alcol per le automobili, o il sole, o il vento; se ne vada con la sua logica di poteri particolari contro il bene di tutti, quest'egoismo tremendo impropriamente chiamato "libertà" e che troveremo ad aspettarci al varco del primo attimo di vita del nuovo anno, come un vecchio gendarme delle favole più nere messo a sentinella del mito della democrazia e dello sviluppo.

Se ne vada con i disastri provocati dalla nostra irrazionale razionalità, le onde tremende e dimenticate, gli uragani dei poveri, la siccità che rinsecca intere nuove generazioni.

E perché ha portato un vento di intolleranza e di integralismo, di giacobinismo sempre più forti; le grandi idee e le grandi fedi sempre più si stanno chiudendo dentro fortezze, stanno preparandosi a un reciproco assedio, stanno languendo convinte di prosperare.  E la disperazione, e la solitudine, e l'odio, e l'incomprensione sono il seme gettato nell'anno vecchio a piene mani da tutti i poteri del pianeta.  Cristo, la civiltà, rinasce nella pienezza di questi tempi ingiusti sempre più solo, sempre più pregiudicato, sempre più asservito alle logiche dei poteri.  Cristo nasce schiavo, come sempre, uno schiavo folle di speranza, armato di parola e di speranza, un belato d'agnello nella tempesta.

E ad ogni rinascita ritrova il volto di un Dio antico e terribile, riesumato da qualche spelonca dove Egli l'aveva rinchiuso; ritrova dèi mostruosi, antichi Titani che, mai rassegnati alla loro prigione ctonia erompono, scuotono le radici della terra e ci lacerano, spengono nel nostro sguardo la tolleranza, la comprensione, la fiducia reciproca.

Ed è così che il nuovo anno ci trova: maschere di godimento, stucchi decorativi dei salotti buoni col sorriso ebete della televisione stampato sul volto: un misto di borghese decenza, savoir faire, politically correct, real politick, abbronzatura artificiale, sentimento d'immortalità.

E intanto, come sempre, gli ammassi di muscoli governano il pianeta, la brutalità viene sempre più tollerata, l'assassinio continua ad essere strumento di giustizia fra gli individui e fra i popoli.

La politica nazionale e internazionale assomiglia sempre più alla mafia, una "cosa nostra" da gestire a suon di numeri e a forza di  potere economico.  La "giustizia" non è più una disciplina, una indagine dei saperi sulla realizzazione pratica del bene di tutti ma si è ridotta alla pedissequa applicazione della legge, ovviamente sempre creata dal più forte: con questo criterio arriveremo alla paralisi della democrazia, ossia il rifacimento totale delle regole ogni volta che cambia il segno del potere.  La logica del cosiddetto capitalismo maturo ci sta velocemente traghettando da una società divisa da scontri ideologici, a una società divisa da interessi economici e lì la lotta si fa più cruda, perché a differenza dell'ideologia, dell'idea, dell'utopia, il valore economico è cosa molto più concreta e misurabile, un obiettivo molto più comprensibile.  Insomma, da un'idea filosofica del potere, si passa di colpo a un'idea economica del potere: non più il potere basato su princìpi elaborati a partire da una dialettica e da una retorica ma è il danaro stesso che sostituisce questi princìpi e diventa, di fatto, la vera nuova metafisica che sostituisce le vecchie metafisiche.  Papa Ratzinger si metta pure il cuore tranquillo: il relativismo è ormai alla frutta, perché, di fatto, la nuova metafisica del danaro è già operante; questo di fatto, perché in qualche modo teoricamente si discute ancora di valori, di princìpi, di ciò che è bene, giusto e bello, ossia il campo del relativismo filosofico preso di petto da papa Ratzinger.  Ma questo discutere è sempre più staccato dalla realtà: quello che tira le somme e fa la differenza, in ultima istanza, è il peso di un certo potere economico che porta con sé interessi particolari, scagliato contro altri potentati che rappresentano interessi antagonisti.  Tutto questo discutere è solo una cerimonia, un rito che serve ad illuderci che la democrazia, la cultura, l'intelligenza, la partecipazione, la proposta globale di una civiltà siano ancora attuali in questo periodo storico.  In quest'ottica, fra non molti anni il dissentire diventerà deviare e la disobbedienza diventerà un crimine, la coscienza sarà negata nel suo ruolo di ultima istanza etica dell'individuo e arriveremo a una società dove avremo tutto il peggio delle vecchie ideologie: la negazione della soggettività personale tipica dei regimi totalitari e la negazione del principio di uguaglianza sul piano esistenziale che, nei fatti anche se non a parole, è tipico dei regimi capitalisti anche democratici.  Ma avremo anche la negazione della coscienza del bene e del male, la deresponsabilizzazione, l'appiattimento; l'ignavia sarà la prima delle virtù.

Ed è per questo che sperare, oggi è follia, ma bisogna essere folli perché soltanto la follia ci potrà salvare dall'orrendo disegno di questa logica emergente, questo corso maturo della storia occidentale che sta provocando l'implosione della civiltà dal suo interno e il sorgere di una barbarie tecnologica che si accompagna sul versante religioso ai nuovi integralismi e sul versante filosofico a un impotente relativismo irretito nei suoi schemi logici.  E tutto questo avrà risvolti molto peggiori delle peggiori ideologie.

Il mio personale augurio ai lettori di queste pagine: siate folli e sarete "ufficialmente" infelici, devianti, disobbedienti, de-ritualizzati e se possibile anche de-strutturati; siate considerati feccia da tutti i poteri - ma almeno potrete dire di essere vissuti da uomini, padroni di voi stessi e non da clientes, a contendere le briciole con i cani di casa, definiti, umiliati, decerebrati, immorali.