Annamaria Ferramosca

                      Sul rame dei sogni

                      di Alfonso Malinconico

                                    Marcus edizioni, 2005

 

 

 

  

 

  Sono grata ad A. M. per avermi spiegato in queste pagine i misteri dell’incisione, la differenza tra acqueforti e acquetinte, il loro paziente farsi dalle lastre, e non avrei mai pensato che la lezione

       potesse venire da un libro di poesie. Fascinoso libro, dove ogni rame inciso è occasione per sbalzare autore (e lettore) in un sogno in versi, in un rame-mare che al pari

       dell’anagramma ha un livello doppio: l’opera incisa ammirata, e l’opera seconda, che A.M., anche lui poeta-incisore, crea dalla prima.

       Così l’immagine di Marc Chagall-angelo che ad ali spiegate discende sul miracolo delle acque divise è un’emozione ricreata, che trova nuova enfasi nei versi.

       E ancora l’ammirazione per il segno e l’eros di fronte al rame “Fauno che scopre una donna”di Picasso, si fa scena onirica e nuovo nugolo di  domande.( Forse guardando l’incisione

       -peccato non aver inserito tutte le foto- si sarebbe potuto comprendere  il perché di alcune strutture grafiche delle strofe, che sembrano divenire anch’esse senso, simbolo.)

       “Sul rame del mostro” ha una straordinaria forza visionaria mentre sotto i nostri occhi si dipanano le vicende del mito di Creta; col successivo “rame surreale” ci addentriamo

       nei labirinti prelogici di Goya , di cui si catturano, dalle morsure del “rame del sonno”, anche le assenze inerti della storia; col “rame ecologico” il linguaggio si adatta alla profondità

      del segno inciso e ne asseconda il tono, facendosi  grido d’aiuto a “plasmare desideri in compiuti” e usando termini dell’attualità e della scienza.

       Ho trovato poi  semplicemente perfetti, i versi di  “Sul rame dei voli” : vi è espressa in pieno la sintonia tra arte e poesia- come spesso ai poeti accade con la pittura, da cui traggono

      suggestioni che la parola dilata/addensa; una poesia che colpisce per la sintesi di realtà e sogno, di affabulazione ed eros.

       Insomma, ora so che dal rame possono irradiarsi onde visionarie, emergere visi, corpi, miti, in un’ abbacinante metallica fusione di immagini dall’acquaforte e di altrettanto forte

       pensiero. Dove la punta che incide non è che l’uomo stesso alle prese col mondo, la libido che permea il suo corpo, la sua mente che plasma la natura e contrasta il diluvio.

       Opporsi sarà possibile, credo, finchè l’arte, in ogni espressione, potrà “incidere”.