|
Diario dal fronte
I primi 7 testi di una raccolta alla quale sto lavorando. Abbastanza espliciti i riferimenti ("guerra", in senso lato, anche - ma non soltanto - figurato). Alcuni testi della stessa raccolta sono già apparsi lo scorso anno.
allora tutto tornerà a muoversi
Lettera della sentinella
Se scrivo parole è per farti male, per guadagnarmi un sincero disappunto popolare – se parole sono fuggite via da me incontrollate per il mondo a sollevare pulviscoli e veleni già sedimentati nel quieto dell’assenza del dio nicciano morente da centovent’anni -
ti scrivo perché non mi importa dell’odio o dell’amore e di tutti i sentimenti che sul campo di battaglia cedono alle raffiche, si confondono ai sibili del fosforo ti scrivo perché sono un Budda impietrito issato su una rupe a contemplare la patetica disfatta di una grande civiltà che si divora cannibalescamente.
__________________________________________
Potremmo rivenderti le sette bellezze l’acquario degli squali, le foreste di piante carnivore il sole che oscura il pomeriggio mentre grida Cristo dall’alto del Gòlgota e la città commenta
sulle sobrie granite bevute a un bar sul lungo mare a S. Francisco per mille altri eleganti tratteggi a regola d’arte, (ah il pregio di non annoiare...) o intrattenerti nel brivido di morbose cupe storie che viaggiano nei tubi catodici mischiate nelle pentole dalle streghe di Macbeth
e in tutto questo vedresti la gloria di Dio e la grande fede immane colonna che regge il desco del mondo ben saldo sull’eterno nulla e il suo Fattore dal volto coperto in un panno di notte scuotere il capo
sapremmo ingravidare la tua fede sazia con stille di sangue, grida, vagiti che cantano teodicee mai confessate
il tuo pensiero intrappolato divisa invisibile che ti porti addosso.
__________________________________________ Questo aprile di pioggia sarà presenza muta già vissuta - e i cinquant’anni, nocciolo di pena frantumata fra riposo e lavoro –. Questo aprile ha il colore della cenere, la vampa del macello americano, ha il muso di uno squalo apocalittico e intorbida i colori
fra lacerti di opposti sentimenti per tragitti inariditi.
__________________________________________ Se frugo nel cassetto trovo soltanto vecchie cianfrusaglie, ricordi di battaglia – altro non resta di una vita vissuta allo sbaraglio.
__________________________________________ Metto da parte uno sguardo per domani e mi ascolto nel futuro a commentare gli antichi sbagli sapendo di sbagliare.
__________________________________________ Accadono al mondo storie importanti, ma sono troncate per soffocamento; accade lo scontento e la filosofia vincente che non consente replica, - non tesi o antitesi ma solo una retorica che ammicca cavalcando straniamenti –
vicende delle quali ho ormai perduto il senso la genesi, il tempo, vagando nel deserto da qui all’infinito riflettermi nel vuoto amaro della mente - sobillo di neuroni, stridore di sinapsi - vivendo a scatti - come tutti - per frammenti che si cercano, occasionali si toccano, si lasciano, si scrutano pervasi da corrente elettrica, che si auto-genera per furori, o attriti
- lo so, siamo tutti un po’ sfiniti interpreti mediocri di vite mai vissute.
__________________________________________ Ricognitori
Usciamo di pattuglia. Nel languore della primavera devastano veleni. L’azzurro dell’Adda riflette un cielo e scintillìo di neve sulle alture, si fa largo il cuore a quella gioia che quest’anno si rinnova ancora a conservarci in vita - e continuare a uscire di pattuglia.
|