Luigi Fioravanti

            Le proporzioni giuste

 

 

 

 

“Gli ebrei sterminati dai nazisti erano quanto c'è di più lontano da quello che è oggi l'ebreo israe­liano…,erano dalla parte degli sconfitti.

 L'isra­eliano delle nuove generazioni sta con i vinci­tori, è forte, determinato, orgo­gliosamente nazionale, militar­mente molto preparato, capace di essere agricoltore e soldato quanto intellettuale e tecnico…e persino occupante e poliziotto di un altro popolo, cosa inconcepibile per un ebreo della diaspora che subì lo sterminio”

Così scriveva Moni Ovadia nella sua Lettera a Israele.

La cosa che più stupisce e rattrista, guardando le cose della Palestina e del Libano, è vedere come la maggioranza degli israeliani sia sensibile solo alle sofferenze subite non a quelle procurate agli altri; è costatare come un popolo che ha tanto sofferto nella  storia sia così indifferente alle sofferenze di altri popoli, dei palestinesi in particolar modo; che un popolo che ha sperimentato i ghetti ora ne costruisca uno con un muro alto otto metri e lungo 750 km per i vicini palestinesi.

Shimon Peres si indigna perché i governi europei hanno giudicato sproporzionata la risposta  israeliana agli attacchi degli Hezbollah: a fronte di un centinaio di morti israeliani ne stanno mille libanesi uccisi ,di cui il 40% circa bambini, tremila feriti, un milione di sfollati, tutti i ponti, le strade distrutti, le centrali elettriche con relativo disastro ambientale, le stragi di Cana e Qaa... A fronte di un soldato israeliano rapito a Gaza, stanno, nell'ultimo mese, ormai 200  palestinesi uccisi, arresti in massa, demolizioni di case, bombardamenti continui.

Quale è la proporzione giusta per i governanti israeliani? Non basta dieci per uno? Ne occorrono cento? Due pesi e due misure.

Israele reclama ora a gran voce l’osservanza da parte del Libano della risoluzione 1559 dell’Onu, giusto;  quale delle quaranta risoluzioni Onu sulla Palestina ha mai rispettato Israele? Nessuna, neppure la sentenza della Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja a proposito del Muro.

Ossessionato dalla preoccupazione della propria sicurezza, la maggioranza degli israeliani non vede null’altro che se stessa, i propri diritti non quelli degli altri. Sparando su tutto quello che si muove, come annunciava un volantino dell’esercito ieri, sparando anche sui funerali e sui soccorritori internazionali, distruggendo per la seconda volta il Libano;

trattando i palestinesi, compresi i bambini, come tutti terroristi, l’esercito israeliano sta dimostrando forse maggiore umanità di Hezbollah? E’ con questi mezzi che Israele costruirà la sua sicurezza, suscitando terrore e odio tra i suoi vicini?

 Andate a spiegare ai palestinesi e ai libanesi, a quelli che muoiono fuggendo sotto le bombe degli F16 israeliani,  quale è la differenza tra guerra e terrorismo, tra terrorismo di Hezbollah, di Hamas e del quello governo israeliano. Ed è a loro che va spiegata, non a chi siede dietro comode scrivanie e comodi divani, al sicuro e lontano.

Occhio per occhio renderà tutti ciechi”, ammoniva Gandhi: la vista si recupera soltanto se ci si mette, da parte di tutti,  dalla parte delle vittime; di  tutte le vittime e non solo di quelle della propria parte. 

 

Chi ha vinto e chi ha perso la guerra.

Discutono i politici, i politologi, i giornalisti , gli analisti su chi ha vinto e chi ha perso la guerra in Libano: se Israele o Hezbollah.

Dipende dai punti di vista.

Se ci si mette dal punto di vista delle vittime, allora chi ha perso si sa; e cosa ha perso.

Hanno perso la vita un migliaio di libanesi per metà almeno donne e bambini; hanno perso l’integrità fisica quattromila feriti; hanno perso la casa un milione di sfollati; un intero paese ha perso le sue vitali infrastrutture, strade, centrali elettriche, edifici, ponti.

Hanno perso la vita duecento israeliani tra civili e militari; hanno avuto anche loro, gli israeliani, feriti, sfollati, distruzioni.

“Che altro è la guerra se non l’assassinio indiscriminato di molti?”, si chiedeva Erasmo da Rotterdam.

Se ci dimentichiamo di questo, allora anche noi abbiamo perso il senso delle cose, il vero significato delle parole.

Quanto ai Palestinesi, essi hanno perso anche il nome: solo nell’ultimo mese l’esercito israeliano ha ucciso 170 palestinesi. I palestinesi? Chi sono costoro?