Laura Piovesan
La città immaginata
Edizioni LietoColle, 2006

Vincitore concorso Opera Prima 2005
Nata nel
1978, Piovesan già dispone di una lingua chiara, che nulla concede alla
retorica. Gli affetti, gli amori, ma anche la città e le «dissonanze» che
coinvolgono la dimensione intima (e sociale), sono scolpite con lucido
stupore, talvolta con esattezza commossa. Cosi per esempio in ‘A fine
giornata’
o in quegli sguardi tra la pelle e il tempo, dove l’ ‘altro’ viene
destrutturato con grande semplicità da quella inerzia che e’ il luogo
comune.[...] [...]Il desiderio è quello di una parola che sappia ricucire
lo strappo, dal sé, dall’altro, da un mondo in cui non sempre ci si può
riconoscere.
dalla prefazione di
Mary B. Tolusso
La città immaginata
nasce dall’ idea di ricercare un nesso tra poesia e quotidiano. La
raccolta si basa su momenti colti dal quotidiano vivere di persone comuni
e tradotti in poesia.
L.P.
*
Affollato transito d'anime
in questa casa, transito
di visioni,
di dialoghi che col tempo
accrescono la confidenza
E giochi, progetti e creazioni.
Siamo uniti nel gusto
e nella necessità di sognare, dicevo.
Transito di parole,
fraintese o comprese
in un errata o fortunata
contingenza di destini.
E le strade si smistano.
Soggettività di ragioni.
*
Mi prendi sempre in giro tu,
per come parlo,
del fatto che prego.
Credi sia facile
abituarsi all'ignoto.
Da noi ci si conosce di fatto:
la famiglia, la casa
e tutto quanto.
I malandrini si sa
se ne stanno alla larga.
Tutto è protetto
da una conoscenza di generazioni.
Non come qui, negli alveari di città,
dove il vicino è uno sconosciuto,
un contratto a termine.
*
Tagli le
verdure a cubetti regolari,
e le disponi per colore,
quasi avesse la priorità sul tempo di cottura.
Per te il bello è sempre stato più importante.
Mangiamo verdure croccanti e mi spieghi
la posizione da mantenere nella danza, mentre io
penso alla posizione da mantenere nella vita,
poi apri le braccia e mi trascini in una acrobazia.
Chissà se lo sai, il campanello che suona
sta incorniciando il nostro ultimo ricordo.
*
A fine giornata
scendevano le scale in branco,
"Siamo cigolanti come treni vecchi".
Diceva la cameriera
toccandosi il ginocchio
dopo una mattina carponi
a strofinare lo straccio.
"Ma non sono brutta
e neppure stupida,
infondo ci ho un po' di tutto,
e sto bene"
*
Te le
ricordi ancora
le croccanti passeggiate
tra le foglie gialle e rosse,
l'odore del sottobosco,
la merenda di metà mattina
col cioccolato nero e il pane
del forno a legna
sedute sulle pietre del ristoro?
Te ne
sei andata così,
fiore di pesco in volo.
Quotidiano rito, ignorato dai più
sono un milione, o forse più
a farsi strappare.
*
Mi hanno
detto che prima o poi passa.
Laura, ma quando passa?
Le braccia tese, i pugni chiusi
a stringere la coperta
che non copre mai abbastanza
*
Poi
dopo,
solo il
silenzio isolante
che
segna
il passo
del cuore.
La
paura, in fondo e’ degli attimi
che
precedono l’evento.
Non
nella battaglia, o prima
nella
fantasia.
Laura Piovesan
e’ nata a Treviso il 17 gennaio 1978, scrive poesie e poesie in collage
per passione . Vive in Inghilterra dove partecipa attivamente a reading
sia in Italiano che in Inglese.
Recensita da Maurizio Cucchi sul settimanale Specchio è vincitrice del
concorso Opera Prima indetto da Lietocolle: ‘La citta’ immaginata’
e’ la sua Opera Prima.
