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Passandoti accanto (song in tempi 3)
Meriterebbero più commenti i versi elegiaci (ma non solo)
di Maurizio Tomba, un
poeta che da tempo ci manda propos Se dovessi descriverli con un'immagine, direi che i versi di Tomba evocano spazi e lontananze spazio-temporali, come nella musica di Rimskij-Korsakov. C'e una sottile pena, che peraltro non si lascia mai cogliere esplicitamente e si discioglie anch'essa in uno sfumato orizzonte onirico, come nei quadri di Chagall. Nella accorata composizione che presentiamo in questa pagina e che il poeta definisce in modo minimalista (ma non senza una certa ironia) "Song", il verso si carica di pathos e di trasporto lirico, trasfigurando il tema (che è di tipo etico filosofico) in una fantasmagorica allegoria di immagini, come capita nel linguaggio del sogno. Se dunque è corretto (ed io ne sono convinto) il riferimento a una specie di "sogno da svegli" per questa poesia, è conseguente il fatto che il linguaggio non cerca l'ermetismo ma descrive una visione, non si basa su una qualsivoglia logica linguistica e tanto meno su una teoria ma su un'ansia espressiva, un'impellenza che giunge fino all'afasìa, pur nell'adozione di un metro tranquillo e corto (perlopiù settenari) ma non concitato. Se il sogno è del poeta,. nostra e personalissima è l'interpretazione e, qui specialmente, il personale ascolto, la calma rivisitazione ed interrogazione del testo, perché si faccia nostra "poesia".
I
Ecco che è venuto il tempo che non torna, l’aurora profonda dei pesci guizzanti fra le mille uova disperse.
Ecco ecco – fratello, la mia memoria è sangue, tamburi le mie orecchie.
Ecco ecco - fratello, nella pancia mi nasce il cuoricino piccolo della materna lingua.
II
Ma tu, cara, prima di ogni strada, se le maree vorranno, un’isola avrà il tuo nome. Un vento azzurro roteando raccoglierà i groppi bizzosi e drizzerà ulivi di nuvola e di chiome nell’altissimo, Se le maree si placheranno. Se tacerà la lotta che tutto sprofonda nel buio cavo dell’esistere mozzo diviso, e invisibile, e niente. Se nell’attimo perfetto in cui mite una mano di luce calda porgendole al pettine delle spiagge ne prosciughi anche l’eco in grido di cupo silenzio nero tramato di luce purissima, alleluia, allora, alleluia fratello - ché vano non fu il piccolo cuore del tuo se, capostipite sorpreso, inconscio fecondissimo progenitore del dolore nostro fra i marosi e le stelle…
III
E prima di ogni strada si sappia dunque e dopo le parole e tutto ciò che le sovrasta: non nascondiamoci ancora ciò che non sapremo, e diamoci ciò che non avremo.
Regala tu, dunque, a chi sbrana una fame di vento come altari fioriti quegli occhi che altrove rilucono, sgorgati dal sangue che la perla ne incastona.
Poi me ne andrò. Vuoti di te, fuori di me, i tuoi occhi mi cercano sempre altrove: senza colpo ferire, io là cercherò. Tutto ci allontanerà. Per niente, niente saremo. E tu regalami di sentire la mano tua su me Poi me ne andrò. Tutto ci allontanerà. Per niente, niente saremo,
Ma il cieco volto mio lascia che io disperda sul letto dolce di quel niente di te.
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