Gian Carlo Ferraris

            Poesie

                       De Ferrari, Genova, 2005           

 

 

 Nota di Gianmario Lucini

 

La raccolta di per sé felicemente eterogenea nei temi, che Ferraris ci propone in questa sua opera prima, ha il sapore, come per molte opere prime, dell'improptus e insieme della ricerca che si sviluppa lungo le tre principali sezioni e le molte brevi sottosezioni del libro, che sembrano corrispondere ad altrettanti momenti creativi legati all'esperienza personale.  Somiglia insomma, questa avventura poetica, alla stessa avventura del bambino che impara a vedere il mondo, solo che qui gli occhi che vedono (ma che cercano, anche) non sono soltanto organi sensoriali ma soprattutto filtri di un'idea precisa (conscia o inconscia, poco importa) che sembra ossessionare l'apparentemente così frammentata ricerca di Ferraris, ossia l'idea di bellezza, come giustamente rileva Stefano Verdino nella sua prefazione.  Più che una raccolta si potrebbe qui parlare di "diario" poetico, un diario che si riferisce ad esperienze, situazioni, stati d'animo, comportamenti, quello che definiamo con la parola "vita"; da qui la caratteristica di esistenzialità che ancora il Verdino individua in questa poesia.

Orbene, sul concetto di "bellezza", troppo inflazionato per essere limpido (forse anche la parola stessa, "bellezza", è vittima della banalizzazione semantica conseguente l'esasperato uso che se ne fa), occorre precisare in "che senso" la intendiamo - la intenda il nostro autore in questo contesto. 

A noi sembra di capire, da diversi indizi ma anche dal tipo di lingua usata dall'autore, che i suoi occhi abbiano il filtro della classicità, non tanto nella sua ultima formulazione storica che potrebbe riferirsi al noeclassicismo di due secoli or sono, ma proprio all'idea originaria di armonia che è costitutiva del pensiero filosofico e di tutta l'arte della classicità greca del VI e V secolo.  Lo sguardo di Ferraris è lo sguardo di colui che rivuole, forse con un pizzico di cocciuto idealismo, o tenta di ritrovare quella prospettiva di armonia nella sua esperienza di vita, oppure di denunciarne quasi con nostalgia la carenza, la gratuita eliminazione dalla nostra attuale fase storica, con il conseguente imbarbarimento della prospettiva esistenziale.  Questo ci sembra l'accanito "filo rosso" che percorre le tre principali sezioni del libro - che peraltro è piuttosto corposo per essere un'opera prima: circa 150 pagine.

Il libro dunque non è tanto la proposta di un percorso poetico, quanto la proposta di una visione poetica basata sull'idea di armonia - una proposta in sé filosofica, e quindi estetica, ma di un'estetica intuitiva, immediata, spontanea e non certo ingabbiata nelle linee guida di una tesi.

Pertanto potremmo intenerirci ed anche commuoverci di fronte alla carica ideale di questa poetica, ma non dobbiamo credere neppure un istante che essa sia segnata dall'ingenuità e dall'utopia.  Nella sua fluente tranquillità e a volte nella sua ricerca di quasi bonaria conciliazione col mondo, questa poesia punta alla sfida, veicola in sé una polemica, sussume abilmente ogni particolare situazione a un diverso quadro generale di riferimento, magari non ben formulato o forse ancora da formulare in termini di poetica, ma certamente in polemica con la cultura contemporanea.

Due parole, ancora, per sottolineare, anche sul versante linguistico, il tentativo di ridare funzione poetica alla lingua, di de-banalizzare il lessico e, appunto, di armonizzare fra loro e con il contesto della descrizione, gli elementi principale del versi, ossia il tono, la prosodia, la metrica.  C'è peraltro l'attenta lettura della grande tradizione lirica ligure, ma ci sembra di vedere anche quella latina, specie nella parte dedicata agli aforismi e agli epigrammi.  Una buona opera prima insomma, densa, curata, di tutto rispetto.

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Gian Carlo Ferraris - Da:  Poesie, figure, Altre poesie

 

 

 

La figura che incrocia questo angolo

e l'accende lo spegne come un raggio

 

l'altra, distesa immobile sull' oro

immutabile della sabbia

compie ogni anno vent'anni.

                                     Schiariranno

ombre del tempo, incisioni, palpiti

in questo divenire immobile.

Un inganno felice

sospende l'universo

e l'adempie nell'attimo.

 

 

Vanessa vola a New York

 

Se chiudo gli occhi spunta una gran luna

d'oro, mezza anguria da addentare

e un luccichio d'argento nero

che riveste una forma in riva al mare.

 

Oggi è più vecchia di sua madre:

vedo le ore in fuga come ladre.

 

La madre in me rivive i suoi vent'anni.

Vanessa in volo il volgere degli anni.

 

 

 

Il mostro, l'estraneo divenire

leva un turbine cosmico di orrori?

L’indignazione fulmine

d'impotenza sfrigola

nel mare ribollente.

Esplode sulla riva

un'onda gelida ove più sale

l'annichilito niente, cade

nella sprezzante semina di fiori

lividi sciolti nel fortunale.

 

Coltivate altri fiori, ciechi errori

minimi:

lo scherno soffocato ed il corrivo

silenzio, il pregiudizio

allegro e l'argomento

urlato, la viltà di un assenso,

il gesto che preclude e l'artificio

candido di un sentimento.

 

Miseri correi,

forse l'inferno è vuoto grazie a topi

più numerosi degli umani.

Rinchiuderveli tutti è un bel gravame

persino per gli dèi.

 

 

 

POESIA SU DI UNA TAZZA GRECA

 

La tazza greca rinvenuta a Gela

per quanti secoli serbò un' essenza

segreta

dopo che una mano

sottile come la sua creta

la sfiorò per la volta che fu l'ultima?

 

Portata a nord finì sopra un mobile

divenne portacenere

perse identità e storia.

 

Da pochi giorni non più tazza,

reperto della memoria o soprammobile,

è la forma dell' amicizia, dono

che dalla Magna Graecia giunge al termine

di un viaggio,

rinnova l'antica meraviglia.

 

Finché sarà diversamente dietro

il vetro trascurato di un museo

od in furtivi cocci

reperto da pattumiera o, estraneo dono,

non ricordare nulla come il fiore

che inventa il mondo col suo fresco boccio.

 

 

 

Valeria Rabbit visita il Salone dell' automobile

 

Fende la folla come un flutto

impazzito che la segue.

Veleggia fra quattro armigeri

tatuati, con borchie e occhiali scuri.

Che vento forte gonfia il suo vestito?

Anche un cieco la vedrebbe

dentro il sogno stordito.

 

Lauto impossibile, il prototipo.

 

 

 

Virtù della cosa in sé

 

Le cose hanno una duplice

esistenza, fenomenica e noumenica;

esistono prima in se stesse,

poi nel loro rapporto con noi.

 

l Kant, Critica della ragion pura

 

Banalità dell' apparenza:

con cernecchio orecchino e bruschi gesti

se non guardassi al noumeno

che fenomeno saresti.

 

 

 

Virtù presidenziale

 

"Da studente ho fumato uno spinello

come tutti là al campus"

confessò Clinton nel '92,

campagna elettorale.

"Il fumo, certo io non lo inalavo."

 

 

 

Virtù del meteorologo e d'altri veggenti

 

Ci azzecca non ci azzecca?

                                   Dico: a volte

non lo sa neppure il giorno dopo.

 

 

 

Virtù della poesia

 

La poesia oltretutto è una scorciatoia

diciamo per pigri d'ingegno.

 

 

 

Virtù d'ogni virtù

 

Divora ghiande ­

e le tramuta in petali ogni dove.

 

 

 

LITANIA DELL'ASSENZA

 

Non ci sei lunedì né martedì

Mercoledì e sabato sei via

Venerdì e domenica squilla a vuoto

il telefono giovedì si vede

è il tuo giorno di libertà.

Non ci sei nei giorni pari e nei giorni dispari

Non ci sei il 29 di febbraio

Sei forse dove vuoi a Natale

impenetrabile come una muraglia.

 

Non ci sei nei bagliori del mattino

Il pomeriggio è un presagio che non si avvera

Non guardi negli occhi bistrati la sera

Eviti la pantera della notte.

 

Non ci sei nelle pieghe della speranza

 e fra tutti i colori sei il più indecifrabile

Sei il fuoco d'artificio della memoria

che si spegne non appena s'illumina.

 

Non ci sei se ti cerco. Mi distraggo

appena e ruoti

nei cerchi dei cieli sbuchi

dagli angoli scuri della stanza

dai diodi luminosi del tuo nome

dalla cieca speranza dai chiodi

che trafiggono i legni dei ricordi.

 

Ti trovo dove non sei. Ti cercassi

nella rete dei giorni riempirei

di veloci ali blu

le tasche bucate. E tu ancora

saresti l'assente del lunedì

dopo la gita di domenica

per ripartire martedì

mercoledì essere di nuovo in viaggio

nei giorni pari nei giorni dispari

nello zero dei giorni. Nello zero

della mia assenza sarei fuso in te.

 

 

 

JULIA TRA MILANO ED IL VENEZUELA

 

Lo sguardo impenetrabile e quasi febbrile

s'arrovella nemico ed orfano del passato –

l'occhio azzurro cruento incide

sulla corteccia dei cuori la fiamma viva.

Incede fragile e fiera

tra improponibili amori.

 

Ahi Milano che contegno impeccabile

spremuto dal cuore della vita.

Scarlatta invisibile la scia

affrettata dei passi

sul festevole inganno e la fatica,

sullo strame dei giorni: la materia

del tuo contendere.

La stoffa

dei sogni intesse un'altra vita.

 

Con la mano a mezz'aria Julia sogna

nelle pieghe distratte del vestito

 

ed è quasi una statua sorridente

sulla riva del suo oceano.

Dirada la nebbia dalla fronte

e scompiglia i capelli.

¡ A salir vamos !