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Poesie De Ferrari, Genova, 2005
Nota di Gianmario Lucini
La raccolta di per sé felicemente eterogenea nei temi, che
Ferraris ci propone in questa sua opera prima, ha il s Orbene, sul concetto di "bellezza", troppo inflazionato per essere limpido (forse anche la parola stessa, "bellezza", è vittima della banalizzazione semantica conseguente l'esasperato uso che se ne fa), occorre precisare in "che senso" la intendiamo - la intenda il nostro autore in questo contesto. A noi sembra di capire, da diversi indizi ma anche dal tipo di lingua usata dall'autore, che i suoi occhi abbiano il filtro della classicità, non tanto nella sua ultima formulazione storica che potrebbe riferirsi al noeclassicismo di due secoli or sono, ma proprio all'idea originaria di armonia che è costitutiva del pensiero filosofico e di tutta l'arte della classicità greca del VI e V secolo. Lo sguardo di Ferraris è lo sguardo di colui che rivuole, forse con un pizzico di cocciuto idealismo, o tenta di ritrovare quella prospettiva di armonia nella sua esperienza di vita, oppure di denunciarne quasi con nostalgia la carenza, la gratuita eliminazione dalla nostra attuale fase storica, con il conseguente imbarbarimento della prospettiva esistenziale. Questo ci sembra l'accanito "filo rosso" che percorre le tre principali sezioni del libro - che peraltro è piuttosto corposo per essere un'opera prima: circa 150 pagine. Il libro dunque non è tanto la proposta di un percorso poetico, quanto la proposta di una visione poetica basata sull'idea di armonia - una proposta in sé filosofica, e quindi estetica, ma di un'estetica intuitiva, immediata, spontanea e non certo ingabbiata nelle linee guida di una tesi. Pertanto potremmo intenerirci ed anche commuoverci di fronte alla carica ideale di questa poetica, ma non dobbiamo credere neppure un istante che essa sia segnata dall'ingenuità e dall'utopia. Nella sua fluente tranquillità e a volte nella sua ricerca di quasi bonaria conciliazione col mondo, questa poesia punta alla sfida, veicola in sé una polemica, sussume abilmente ogni particolare situazione a un diverso quadro generale di riferimento, magari non ben formulato o forse ancora da formulare in termini di poetica, ma certamente in polemica con la cultura contemporanea. Due parole, ancora, per sottolineare, anche sul versante linguistico, il tentativo di ridare funzione poetica alla lingua, di de-banalizzare il lessico e, appunto, di armonizzare fra loro e con il contesto della descrizione, gli elementi principale del versi, ossia il tono, la prosodia, la metrica. C'è peraltro l'attenta lettura della grande tradizione lirica ligure, ma ci sembra di vedere anche quella latina, specie nella parte dedicata agli aforismi e agli epigrammi. Una buona opera prima insomma, densa, curata, di tutto rispetto. ___________________________________________________________
Gian Carlo Ferraris - Da: Poesie, figure, Altre poesie
La figura che incrocia questo angolo e l'accende lo spegne come un raggio
l'altra, distesa immobile sull' oro immutabile della sabbia compie ogni anno vent'anni. Schiariranno ombre del tempo, incisioni, palpiti in questo divenire immobile. Un inganno felice sospende l'universo e l'adempie nell'attimo.
Vanessa vola a New York
Se chiudo gli occhi spunta una gran luna d'oro, mezza anguria da addentare e un luccichio d'argento nero che riveste una forma in riva al mare.
Oggi è più vecchia di sua madre: vedo le ore in fuga come ladre.
La madre in me rivive i suoi vent'anni. Vanessa in volo il volgere degli anni.
Il mostro, l'estraneo divenire leva un turbine cosmico di orrori? L’indignazione fulmine d'impotenza sfrigola nel mare ribollente. Esplode sulla riva un'onda gelida ove più sale l'annichilito niente, cade nella sprezzante semina di fiori lividi sciolti nel fortunale.
Coltivate altri fiori, ciechi errori minimi: lo scherno soffocato ed il corrivo silenzio, il pregiudizio allegro e l'argomento urlato, la viltà di un assenso, il gesto che preclude e l'artificio candido di un sentimento.
Miseri correi, forse l'inferno è vuoto grazie a topi più numerosi degli umani. Rinchiuderveli tutti è un bel gravame persino per gli dèi.
POESIA SU DI UNA TAZZA GRECA
La tazza greca rinvenuta a Gela per quanti secoli serbò un' essenza segreta dopo che una mano sottile come la sua creta la sfiorò per la volta che fu l'ultima?
Portata a nord finì sopra un mobile divenne portacenere perse identità e storia.
Da pochi giorni non più tazza, reperto della memoria o soprammobile, è la forma dell' amicizia, dono che dalla Magna Graecia giunge al termine di un viaggio, rinnova l'antica meraviglia.
Finché sarà diversamente dietro il vetro trascurato di un museo od in furtivi cocci reperto da pattumiera o, estraneo dono, non ricordare nulla come il fiore che inventa il mondo col suo fresco boccio.
Valeria Rabbit visita il Salone dell' automobile
Fende la folla come un flutto impazzito che la segue. Veleggia fra quattro armigeri tatuati, con borchie e occhiali scuri. Che vento forte gonfia il suo vestito? Anche un cieco la vedrebbe dentro il sogno stordito.
Lauto impossibile, il prototipo.
Virtù della cosa in sé
Le cose hanno una duplice esistenza, fenomenica e noumenica; esistono prima in se stesse, poi nel loro rapporto con noi.
l Kant, Critica della ragion pura
Banalità dell' apparenza: con cernecchio orecchino e bruschi gesti se non guardassi al noumeno che fenomeno saresti.
Virtù presidenziale
"Da studente ho fumato uno spinello come tutti là al campus" confessò Clinton nel '92, campagna elettorale. "Il fumo, certo io non lo inalavo."
Virtù del meteorologo e d'altri veggenti
Ci azzecca non ci azzecca? Dico: a volte non lo sa neppure il giorno dopo.
Virtù della poesia
La poesia oltretutto è una scorciatoia – diciamo per pigri d'ingegno.
Virtù d'ogni virtù
Divora ghiande e le tramuta in petali ogni dove.
LITANIA DELL'ASSENZA
Non ci sei lunedì né martedì Mercoledì e sabato sei via Venerdì e domenica squilla a vuoto il telefono giovedì si vede è il tuo giorno di libertà. Non ci sei nei giorni pari e nei giorni dispari Non ci sei il 29 di febbraio Sei forse dove vuoi a Natale impenetrabile come una muraglia.
Non ci sei nei bagliori del mattino Il pomeriggio è un presagio che non si avvera Non guardi negli occhi bistrati la sera Eviti la pantera della notte.
Non ci sei nelle pieghe della speranza e fra tutti i colori sei il più indecifrabile Sei il fuoco d'artificio della memoria che si spegne non appena s'illumina.
Non ci sei se ti cerco. Mi distraggo appena e ruoti nei cerchi dei cieli sbuchi dagli angoli scuri della stanza dai diodi luminosi del tuo nome dalla cieca speranza dai chiodi che trafiggono i legni dei ricordi.
Ti trovo dove non sei. Ti cercassi nella rete dei giorni riempirei di veloci ali blu le tasche bucate. E tu ancora saresti l'assente del lunedì dopo la gita di domenica per ripartire martedì mercoledì essere di nuovo in viaggio nei giorni pari nei giorni dispari nello zero dei giorni. Nello zero della mia assenza sarei fuso in te.
JULIA TRA MILANO ED IL VENEZUELA
Lo sguardo impenetrabile e quasi febbrile s'arrovella nemico ed orfano del passato – l'occhio azzurro cruento incide sulla corteccia dei cuori la fiamma viva. Incede fragile e fiera tra improponibili amori.
Ahi Milano che contegno impeccabile spremuto dal cuore della vita. Scarlatta invisibile la scia affrettata dei passi sul festevole inganno e la fatica, sullo strame dei giorni: la materia del tuo contendere. La stoffa dei sogni intesse un'altra vita.
Con la mano a mezz'aria Julia sogna nelle pieghe distratte del vestito
ed è quasi una statua sorridente sulla riva del suo oceano. Dirada la nebbia dalla fronte e scompiglia i capelli. ¡ A salir vamos !
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