Vanda Guaraglia

            Ripercorrendo strade

                    il Filo, Roma, 2006               

 

 

 

 

Mi ha sempre profondamente toccato la lettura delle poesie di questa piemontese (di Stazzano), per l'intensità della sua espressione (che molto prende dall'ermetismo), la carica di pathos e la struggente malinconia che evocano le sue immagini - o forse la nostalgia per un ideale umanità diversa, di un'armonia spezzata fra maschile e femminile che l'artista evoca e ricompone idealmente nei suoi versi.

Questa straordinaria intensità (e, nello stile, capacità di fulminee sintesi espressive), non può che derivare dall'ipersensibilità di nervi scoperti ad ogni minimo stimolo, una inquietudine che alimenta l'insonnia dello spirito e tiene alta una tensione lirica che si condensa nel frammento, nello schizzo, nelle leggere pennellate di acquerelli che non puntano mai all'esaustività ma si fermano all'allusione  e sembrano scaturire per sfinimento da pensieri a lungo macinati e dolorosamente rimacinati  che il vento disperde in una nube di polvere sottile.  Emblematica la piccola sezione finale dedicata alla memoria del padre, della quale abbiamo trascritto due liriche (le ultime). Così come questo libro (per ammissione della stessa poetessa che me lo ha inviato) è un "buttarsi alle spalle" un passato senza tuttavia rinnegarlo (è per questo, immagino, che il libro stesso ha preso forma) col proposito di ripercorrere altre strade, come dice il titolo, nella scrittura e nell'esistenza.  Non alludo però a una catarsi, ma a una sorta di consuntivo, sia esistenziale che artistico, come quell'alpinista che, salendo una parete, quando è necessario attrezza la "sosta", ossia il punto fermo che diventa nuovo inizio.

Il libro dunque è tutto da leggere, e si legge d'un fiato, con grande coinvolgimento, perché si lascia ammirare per le suggestioni a cui facevo riferimento all'inizio di questa nota, ma anche per l'alta "professionalità", se così possiamo dire, di questa poeta, che tratta la lingua con grande rispetto ricevendone in cambio nell'infinità di sfumature semantiche, che poi si traducono in echi emotivi, come soltanto i lirici più raffinati sanno fare.  Ed è per questo che non temo di esagerare se affermo che Vanda Guaraglia è una fra i migliori poeti lirici italiani del momento: il suo punto a sfavore è, forse, quello di essere semisconosciuta o forse quello di aver scritto troppo poco.  Da qui tutta una serie di fattori che limitano il successo del libro.  Mi rendo conto ovviamente dell'impegno e della responsabilità di questa affermazione, forse dell'irresponsabilità nel tentare un simile giudizio per una scrittura quasi sconosciuta, apparsa su poche riviste, materializzatasi in un'opera prima che sembra fare di tutto per passare inosservata (50 brevissime poesie, da una Casa Editrice che, senza polemiche, ha una selezione editoriale a mio avviso piuttosto tollerante e una proposta di mercato che non mi convince, anche se non mancano in catalogo autori validi).  E' questa fragilità di strategie che disorienta, che potrebbe indurre il lettore a considerare fragili anche i suoi versi.  Per conto mio - e lo dico con grande tranquillità, per il calibro dei versi, per l'originalità del tono, per la grande forza di coinvolgimento, per l'ottima penetrazione dell'incoscio, questa poesia potrebbe essere domattina stessa stampata da qualsiasi editore, con tutti gli elogi della critica e con un certo successo anche nelle vendite. Ma ovviamente questo è impossibile per una grande casa editrice, anche a causa dei fattori limitanti ai quali ho accennato. Ecco chi è, per me, Vanda Guaraglia. 

 

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Vanda Guaraglia, da Ripercorrendo strade

 

 

Identità

 

ed io ricerco

smarrita nel secchio

 tra l'acqua rotta

in gelidi cerchi

uno specchio

 

 

 

Testa

 

a volte è una stanza vuota

 

la riempi di cose

ma è sempre una stanza vuota

piena di cose

 

cataste di cose in una stanza vuota

 

 

 

Al funerale

 

c'era dio

l'ho visto

 

amore infinito nel vento

senza ostacoli della pianura

 

cielo azzurro dov'era trainato un aliante

 

l'ho visto

c'era

 

ma non è entrato in quella chiesa

fuori seduto sul sagrato

 

ricordo tirava sassolini ai passanti

 

  

 

Per ricominciare

 

vorrei una casa nuova

possibilmente bianca

 

finestre aperte

e all' orizzonte il mare

 

vorrei una casa bianca

possibilmente mia

 

in quella casa lo giuro

saprei rubare ai ragni le pareti

 

 

 

Ripercorrendo strade

 

se un giorno tornerò

davanti alla tua casa

ricorderò l'odore

di kerosene e mele

che sempre mi stupiva

 

affonderò nei toni

accesi del tramonto

 

ricercherò nel vuoto

l'eternità d'un bacio

 

 

 

Rosi (1932-1997)

 

te la ricordi Rosi

nella veste a fiori stinta

e i pianti ai lati della strada

abbracciati da ingenuità di bimba?

 

ha partorito sola

in mezzo a tanta gente

curiosa di sapere il seme

com'era giunto alla sua terra derisa

 

te la ricordi?

cagna tra i cespugli

 

scema del villaggio

 

 

 ***

 

non andare ti prego rimani

sulla roccia calcare dell' Antola

ha sapore d'erba l'amore sopravvissuto

come radice aspro penetra il cuore

ed io che non so costruire

te cerco in ogni gesto

 

ora che sei cielo respiro

 

 

 ***

 

ma ognuno ha una pietra da restituire

e volando a un richiamo di trasparenza

agli uccelli rasenti sul grano

parlavi di sorgenti e cascate

 

d'un oltre mi manchi