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Postmoderna (6)
Un bentornato dopo lunga vacanza (dal nostro sito) a Fabio Ciofi che con questa Postmoderna 6 continua l'interrotta serie delle "postmoderne", una raccolta o silloge in itinere che si va configurando sempre più come una lunga riflessione sulla contemporaneità. Non è certo un postmodernismo di tipo filosofico che fa da contesto alle "postmoderne" ma piuttosto il termine sembra preso a prestito per inquadrare, delineare un riferimento, o anche tracciare una sorta di perimetro che tenga meglio coese le composizioni che, in sé, sono dei frammenti, dei lampi di riflessione (come sempre nella poesia di Ciofi), degli "improptus". E come sempre il verso si sviluppa in un colloquio non immaginario ma reale con il lettore, il contenuto non si attarda mai su risvolti emotivi ma viene espresso emotivamente, in una sorta di foga, di scatto, che viene dal silenzio e torna al silenzio, rimacinando il nuovo scatto che esploderà con la medesima foga. Nella poetica dell'autore questo atteggiamento ha un preciso retropensiero: la consapevolezza che la poesia non può nulla ma insieme è necessità, l'urgenza della poesia come urgenza di libertà e di identità.
Così il canto dell’aurora è divenuto un modesto concentrato di belovino mentre leggo che il valore sta tramontando…
Ci sono esseri docili che si transustanziano se una moglie si dedica ad altri, che mettono mano al coltello, al macigno alla doppietta e decidono per tutti quelli coinvolti…
Ci sono poi quelli che navigano in pista, confondendo i terreni, incapaci d’azione osservano il succedersi intorno, compresi loro.
Nel frattempo una preghiera di mezzogiorno non trova il suo nido, una rondine impazzita sbatte contro una grondaia e la sua agonia non costituisce interesse per la tivvu…
Sono molte le cose che sfuggono, ad esempio questo mondo per sfondo è un algoritmo condizionato dalle teorie sulla continuazione della specie…
Continuarla per cosa? Per dare a dio un motivo per vivere? Fatemi ridere…
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