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Quattro poesie
Tramonto all’orto botanico
Di velate pigrizie le nebbie allungano deboli cortine sui religiosi orli del granito
cala / poco prima fra luci radenti il gioco del fuoco e la vita sfredda s’acquieta e consuma.
(Bes Corna Piana)
La mano
Perché la dignità è silenzio quali pause quali vuoti
svaniti, costruiti travolgenti, urlati indifferenti
solitari gli anni
vorrei una pausa di sensazioni, la mano dell’amico morto.
Più forte la tua voce
Non è che il tempo lo spazio interrotto dai latrati vicine nella poca luce di un salone orientale potevo sentire la tua voce le parole sovrapposte ai toni altri Nella ragione dell’assenza rimane fermo il tempo nel vuoto cadono parole a ripassare distanze.
(per Mari)
Ombre e miti
Della mente la memoria riscopre passaggi esistiti nella zona fuori tempo
Nel rovescio delle immagini i vissuti sognati visioni che furono vita altrove, nel ventre della terra di una madre che non affiora
Plasmati da ribollenti fornaci cellule uniscono e moltiplicano forme e appaiono le prime ombre.
(omaggio a C. Darwin)
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