Anna Maria Ercilli

            Quattro poesie

                    

 

 

 

Tramonto all’orto botanico

 

Di velate pigrizie

le nebbie

allungano deboli cortine

sui religiosi orli

del granito

 

cala / poco prima

fra luci radenti

il gioco del fuoco

e la vita sfredda

s’acquieta

e consuma.

  

                      (Bes Corna Piana)

 

 

La mano

 

Perché la dignità

è silenzio

quali pause quali vuoti

 

svaniti, costruiti

travolgenti, urlati

indifferenti

 

solitari gli anni

 

vorrei una pausa

di sensazioni, la mano

dell’amico morto.

 

 

 

Più forte la tua voce

 

Non è che il tempo

lo spazio interrotto

dai latrati

vicine nella poca luce

di un salone orientale

potevo sentire la tua voce

le parole sovrapposte

ai toni altri

Nella ragione dell’assenza

rimane fermo il tempo

nel vuoto cadono parole

a ripassare distanze.

 

                      (per Mari)

 

 

Ombre e miti

 

Della mente la memoria

riscopre passaggi

esistiti nella zona

fuori tempo

 

Nel rovescio delle

immagini i vissuti

sognati

visioni che furono

vita altrove, nel ventre

della terra

di una madre che non

affiora

 

Plasmati da ribollenti fornaci

cellule uniscono e moltiplicano

forme

e appaiono le prime ombre.

 

                      (omaggio a C. Darwin)