Maria Luisa Vanacore

               La sicilianità di un siciliano DOC

                                           Su Giuseppe La Delfa  *)


 

 

 

La forza di un libro di matrice siciliana sta nella sua possibilità di rendersi fruibile ai più senza risultare pretenzioso, ma fissandosi su un livello medio di intelligibilità. Se questo è il senso di un’opera letteraria in lingua dialettale, il libro recentemente uscito dello scrittore ennese di adozione siracusana, Giuseppe La Delfa, poeta vernacolare ed in lingua italiana, per la sua leggerezza ed immediatezza è intelligibile poiché rispettoso di quelle regole.

Trovarsi tra le mani il libro di La Delfa è fare un tuffo nei meandri di una sicilianità che ha un sapore tutto arcaico per la ricerca di nenie, canti, preghiere, invocazioni, orazioni popolari che si trovano nella prima parte del testo, patrimonio di una Sicilia antica, ma che ritroviamo ancora oggi nelle celebrazioni fedeli al passato di molti paesi dell’entroterra di quella moderna che hanno conservato e perpetuato la memoria di cerimonie religiose o di determinate tradizioni e costumi. Il pregio dell’opera sta anche nella ricerca capillare della seconda parte del testo di proverbi che sono patrimonio della nostra nazionalità, ma la lingua vernacolare li rende certamente più vicini alla nostra cultura e ce li fa vivere come nuovi ed inusitati. Il libro è la decima opera dell’autore e nella ricerca del patrimonio di proverbi è al terzo volume, segno che il campo di ricerca di insegnamenti del passato è talmente vasto da richiedere un’ingente mole di lavoro, tempi lunghi di riesumazione e tanta dovizia in questa azione di ricostruzione e di selezione. La traduzione dei proverbi in cinque lingue fa del testo uno strumento ancora più valido e senza dubbio più complesso e laborioso nonché la stesura di considerazioni filosofiche che evidenzia uno spaccato dell’essenza dello scrittore, del suo modo originale di interpretare la realtà. La terza parte del testo contiene aforismi, miniminagghie, scioglilingua, motti, detti, ninne nanne che rappresentano la parte che, a nostro avviso, può fare del libro di La Delfa un testo adottabile nelle scuole e fruibile da una fascia di utenza che attraverso la lettura di espressioni siciliane possa conoscere meglio la nostra lingua, impadronendosi di un patrimonio atavico che fa parte del nostro passato ed in cui s’innestano i canoni della nostra italianità. Il libro si conclude con una serie di foto storiche che rappresentano fotogrammi salienti del percorso di ricerca dell’autore che in giro per la Sicilia negli anni ha immortalato spezzoni di vita popolana e svariati momenti celebrativi. Il desiderio di conservazione della lingua letteraria siciliana è un forte impegno assunto dal nostro scrittore che da anni si prodiga in seno a varie associazioni che hanno lo scopo di ricercare una lingua comunitaria dialettale che inglobi i vari vernacoli delle tante province  della Sicilia attraverso un impegno certosino di scoperta, conoscenza, dibattito o, come la nostra migliore tradizione isolana impone, attraverso la rappresentazione teatrale che consenta alla lingua di rivivere e di perpetuarsi.

La presenza nell’opera di La Delfa dei vernacoli di ogni parte della Sicilia nella sua trascrizione fedele, rende il testo completo, vario, articolato, ma scorrevole per la capacità dell’autore di trasferire anche il proprio vissuto, non riducendolo ad una semplice elencazione. La Delfa immette tutta la sua sicilianità, il fervore isolano, frutto di un intenso girovagare per la Sicilia, tutta l’irruenza e l’irrefrenabilità caratteriale che in un continuo transfer ritroviamo nel testo per effetto di amore incommensurabile per la propria terra che fanno dell’opera un pezzo di cielo sereno e di caldo sole nella sicilianità di un siciliano verace. Da questo possiamo dedurre che il testo risulta fluido, leggero, inebriante come un buon vino novello perchè uscito dalle mani di un siciliano d.o.c.

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NOTA
 

Pubblicazioni di G. La Delfa: Poesie siciliane (1983), Poesie inedite (in lingua italiana, 1985) edite dalla casa editrice Gabrielli di Roma; Proverbi siciliani tradotti in quattro lingue (1984); Proverbi siciliani tradotti in tre lingue (1986) con considerazioni filosofiche e poesie siciliane che esprimono il vero significato della cultura siciliana; Rime siciliane (1989);

 


 

 

 

 

 

 

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