Valentina Bran
La città dei ladroni
Edito in proprio
http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=371922

Con la sua finissima ironia (ma a volte feroce) costellata
di paradossi e di roventi provocazioni, ma anche misti a una specie di
disarmante candore (il candore delle pecore, per dirla con l'autore),
Marco da Prato insiste sulle regole fondamentali della partecipazione
democratica, regole che spesso vengono infrante proprio da coloro che
dovrebbero moralmente farsene carico. Da qui questo suo pamphlet, peraltro
molto informativo anche
sugli aspetti costituzionali che riguardano i meccanismi della
rappresentanza politica. E molte riflessioni, a ruota libera, in uno
stile davvero divertente e insieme profondo, peraltro quasi inedito, nel
suo genere.
Non voglio divulgarmi oltre, ritenendo che è meglio, per il
lettore, leggere un brano tratto dal volumetto di "Misterbraun" (altro
pseudonimo di Marco), per convincersi della sua straordinaria creatività e
insieme della rigorosa fondatezza delle sue argomentazioni. Che
personalmente sottoscrivo.
da "La città dei ladroni".
METEORA OBAMA
Grande Obama, sì.
Sono contento di avere
contribuito *) e sostenuto anch'io questo grande personaggio. Ma la
vita è un'altra cosa. Non si mangia con l'ideologia e non si campa di
discorsi.
Mesi di spettacolo
elettorale non hanno, all'atto pratico, dato alcun segnale concreto di una
svolta vera. Non credo proprio che gli operatori, gli imprenditori e i
lavoratori, su di lui e su quanto ha detto e fatto nei primi mesi di
carica, possano per il momento confidare per un rilancio delle attività e
della economia generale.
Unica nota di rilievo
o per lo meno discutibile, dal punto di vista economico, il velato accenno
al protezionismo sul commercio internazionale e l'intervento sulla sanità.
Per il resto gli accorgimenti contenuti nei programmi da lui accennati non
riportano nulla di nuovo. Provvedimenti che lo stesso Berlusconi potrebbe
attuare, magari con più studio sugli effetti, o addirittura avrebbe potuto
proporli anche un Prodi, un Dini o un Ciampi.
Penso perciò sia il
caso di ritornare al nostro piccolo. Alla nostra Italia,
-dove si continuano a
dare pensioni ricche ai ricchi, che neppure ne hanno bisogno, e pensioni
misere ai poveri;
-dove si continuano a
diffondere proposte di investimento in stupidi fondi comuni o
assicurazioni previdenziali (dando così potere a pochi di gestire e
influire il mercato), anziché favorire il possesso diretto delle quote
azionarie (previsto dalla costituzione);
-dove si mantengono
tanti mangiapane perfino nelle organizzazioni umanitarie che si arrogano
diritti di intervento su questioni che solo lo stato può e deve gestire;
-dove non c'è più
eguaglianza tra cittadini e neppure tra gli stessi lavoratori, alcuni dei
quali premiati da diritti speciali (vedi gli 8 anni di stipendio a casa
previsti ad alcune categorie di dipendenti Alitalia), altri costretti a
tirare la cinghia;
-dove a un cittadino
normale, che non si piega ai misfatti delle associazioni partitiche, non è
dato di partecipare alla politica se non per mezzo della presentazione di
petizioni, del resto regolarmente stralciate, inevase o disperse;
-dove la giustizia è
un sogno (ecco il sogno italiano) in qualsiasi grado e in qualunque campo.
-dove l'equità e il
rispetto della Costituzione è assicurato solo a parole da grandi oratori,
evidentemente più bravi di Obama stesso dato che dalle parole ottengono
considerazione pubblica anziché ricevere la giusta condanna dai fatti.
-dove un grande
artista come Valentina Braun può fare solo la fame, mentre la stupidità fa
spettacolo e da fama e denaro.
*)
Dal momento che, solo a elezione avvenuta mi sono stati resi i contributi
versati ad Obama, ritengo che abbiano fatto comodo, per cui mi preoccupo,
come avente diritto, di mettere qui all'attenzione sua, ammesso che possa
vederla, questa immagine:

C'è un bimbo attaccato
alla gonna della Madonna, un piccolo toscano.
In America tutti
ricordano Colombo per la scoperta, meno viene ricordato che è da un
toscano che ha preso il nome, il piccolo che nella immagine è attaccato
alla Madonna: Amerigo Vespucci. Diedero il suo nome all'America pochi anni
prima che morisse.
Voglio anche domandare
cosa ci resta nell'uomo di oggi, nell'americano, nell'europeo o
nell'italiano, di quello spirito libero, di quella voglia di progredire,
di scoprire il nuovo e con esso confrontarsi, che animava i toscani del
rinascimento. Diffìcile vederlo. Si parla di crisi, di recessione, si
danno colpe e si aspetta.
Maestri della
modernità loro, impauriti dalla modernità noi. Amerigo Vespucci era uno di
quei maestri. Capace di scrollarsi la bottega dalle spalle e affrontare le
onde lunghe dell'oceano e della conoscenza, per spostarne più in là i
confini: Deliberai lasciarmi dalla mercantia e porre il mio fine in
cosa più laudabile e ferma; che fu che mi disposi d'andare a vedere parte
del mondo e le sue meraviglie. Questo scrisse in una famosa lettera a
Pier Sederini, gonfaloniere fiorentino.
L'America porta il suo
nome, ma non ha ricevuto mai onori al pari di Colombo, con il quale tra
l'altro ebbe cordiali rapporti.
Dall'Alaska alla Terra
del Fuoco non sembra esserci monumento che lo ricordi. Ma se Vespucci ieri
ci ha offerto un mondo nuovo, oggi se ne aspetta un altro, quello che
potrebbe uscire dall'America o dall'Europa se solo si sapessero seguire
gli esempi. Un mondo dove ognuno sia indirizzato a mettere a frutto i
talenti che, per dono di Dio, possiede. Gente che non pianga per la
perdita di posto di lavoro, ma che sia in grado di lasciarsi dalla
mercantia (tanto più se improduttiva) e porre il proprio fine in cose
laudabili e ferme.
Da parte sua Amerigo
Vespucci nel testamento lasciò scritto: Vorrei che alla mia morte
fossero recitate per me trentatré messe e una da requiem nella chiesa di
Ognissanti.
Ecco, da toscano quale
lui era e quale era anche per esempio Giovanni da Verrazzano,
scopritore della terra di New York, la mia prima idea per John Podestà e
per il "team Obama-Biden" è quella di creare gli auspici di una
rinnovamento dello spirito adoperandosi con me per esaudire la esecuzione
della disposizione testamentaria di questo mio conterraneo: trentatré
messe magari in trentatré stati americani e infine una messa di
Requiem a
Firenze, nella sua chiesa di Ognissanti (dove tra l'altro trovasi
l'affresco sopra riprodotto del Ghirlandaio, altro grande toscano) alla
presenza di almeno trentatré capi di stato.
DALL'AMERICA ALL'ITALIA COI GRANDI DEL PASSATO
Come Colombo, che per
raggiungere le Indie andò in direzione opposta, così Berlusconi per
raggiungere la politica, usò la sua valenza di uomo, all'opposto delle
normale vie del compromesso, delle regole di partito, della subordinazione
ai capi, degli scambi di voto e di favori. Contando sulle sue capacità, si
è fornito di un impero economico e di una potenza mediatica eccezionali,
come caravelle grazie alle quali ha potuto attraversare quell'oceano che
separa i cittadini dalla politica. Così, dopo anni la politica italiana
vede finalmente un uomo di valore. Unico tra gli italiani a essere
riuscito in quel viaggio, un vantaggio per tutti. Naturale che abbia il
successo che sta riscuotendo, merita onori da tutti, anche da me che non
ne condivido la morale e spesso neppure l'operato e soffro per non essere
rappresentato da nessuno e nel non vedere mai espresse le opinioni mie e
di altri, che potrebbero forse, evitare decisioni errate.
Valentina Braun,
con la sua penna e le sue frecce, vuole essere l'Amerigo Vespucci
di una riscoperta di Roma. Perché Berlusconi, come tutti i romani, ancora
non s'è reso conto di avere raggiunto una nuova terra. Una nuova politica
rispetto al partitismo fino ad ora imposto oltre ogni limite
costituzionale. Una politica che, come da Amerigo prese nome l'America,
potrebbe da lui prendere il nome di "Valentismo". Una politica in cui,
riportando le regole di accesso al rispetto della Costituzione e dei
Diritti Umani, consenta finalmente anche ai cittadini valenti, capaci e di
valore, di arrivare a rivestire cariche pubbliche.
Berlusconi, però, come
tutti gli altri personaggi di potere, non si rendono conto. Non faranno
mai senza una spinta come quella che Valentina propone al popolo
sovrano, una legge elettorale che dia riconoscimento a questa nuova
terra; non consentiranno mai alla gente comune, pur valente che sia, la
possibilità di accedervi se non sotto il loro controllo e la aderenza ai
principi che essi soli stabiliscono ancora nei loro stupidi partiti,
oscurando le opinioni altrui.
Ecco il senso della
petizione al popolo sovrano fatta da Valentina su intemet e riportata qui
nelle pagine che seguono. (http://www.petizionionline.it/petizione/a-sostegno-della-sovranita-cittadina-e-della-democrazia/205
). Ed anche chi
ama e crede in Berlusconi e si astiene dal dare la sua adesione temendo
che il successo della petizione sia per lui un danno, io dico invece che
la gente di valore ascolta e valuta le opinioni della gente comune più di
quelle partigiane e inique dei partiti; così lui, ora troppo solo, avrebbe
con Valentina la possibilità, non solo di far valere egualmente le proprie
capacità in ragione del diritto, ma di migliorare ancora realizzando con
più sicurezza il bene comune.
Così diffìcile capire?