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Raffaele Piazza

Mariella Soldo, Nel nero profondo

 Arduino Sacco editore, Roma, 2009

 

 

 

         Nel nero profondo è un’opera composta da cinquantadue frammenti, suddivisi in varie scansioni. La prima suddivisione,  Rivoluzioni, comprende i frammenti che vanno dal numero 1 al numero, 19, la seconda,  Prigione, quelli che vanno dal numero 20 al 38, la terza, Città shock, quelli che vanno dal 9 al 41, la quarta Neorgastiche, quelli che vanno dal 42 al 47, la quinta Eutanasia della felicità, quelli che vanno dal 48 al 52. Il testo è dedicato A Rimbaud e al suo battello ebbro: questo non è un caso, essendo la poesia di Mariella Soldo, caratterizzata da un certa aurea di poesia maledetta, tipica della stagione simbolista francese, poesia maledetta che qui si riattualizza in chiave postmoderna. Già il titolo del libro, Nel nero profondo, è programmatico di una tensione verso un forte senso di morte, di perdita, di dolore. Solo la poesia e la sua pratica, possono salvare, poesia che è sporca di tutto quello che non si può dire, come afferma l’autrice che, nel primo frammento, descrive la sua iniziazione  alla poesia, la sua nascita come poetessa, in un giorno di sole. Il frammento è preceduto da due versi lapidari, che si ripetono più volte nel libro, quasi fossero un lei motive, un filo conduttore:-“Aveva il mio stesso modo di sentire/ ed io non ho sentito-/”, versi che farebbero pensare ad un amore mai realizzato o ad un mancato sodalizio artistico. E’ una scrittura sognante, quella  della Soldo, espressione di un sogno ad occhi aperti, ma che non rivela nessun incanto,  anzi, al contrario, rasenta il limite tra vita e morte, limite come attimo, tema che è sotteso a tutto il libro, formalmente molto compatto, nonostante il carattere frammentario. L’approccio alla scrittura è, per la Soldo, non privo di drammaticità:-“Per scrivere dovevamo rubare le parole, rischiare la vita…”, così scrive la Soldo e ci parla anche di suicidio letterario, atto da intendersi come un azzerarsi dell’autrice, dell’io-narrante, rispetto al mondo delle parole, per poi rendersi imprendibile ed espugnarlo, penetrarlo, suicidio, paradossalmente sotteso ad una nuova vita, tramite il viatico della parola. Un libro, Nel nero profondo che, per certi versi, potrebbe essere considerato, come una riflessione sulla poesia e sulla letteratura stessa, letteratura come chimera dolorosa, ma anche come forza salvifica. Come è scritto nella quarta di copertina, il testo ha per tema una rivoluzione. Due donne. Un’amicizia senza tempo vissuta all’interno di città shock. La poesia e la maledizione si uniscono per sfidare le parole. Nel nero profondo è un delirio, un viaggio nell’anima oscura di ognuno di noi, un salto nel vuoto. I sentimenti si incidono nella carne come ferite profonde, indelebili tatuaggi di esistenze al limite del comune. Questo antiromanzo, che tiene sospese vita e morte come due funamboli ciechi, è un’emozione che fugge nel suono di una lettura, dove la morte aleggia silenziosa, negli angoli delle parole.

 

         C’è nell’idea di ricerca letteraria, in questo libro, un senso di estenuazione e l’io-narrante, ad un certo punto, dichiara di morire ogni giorno per scrivere poesie. E’ un flusso di coscienza, quello che trasferisce sulla pagina Mariella Soldo, stesura che procede in modo irregolare, per accensioni e spegnimenti. Come scrive la stessa autrice in una nota al testo:-“Mi piace pensare a questo scritto come a un antiromanzo, ossia un testo che con il suo linguaggio frammentario, viene prima del romanzo, lo precede nei pensieri e nella forma, come un baco innocente che aspetta la pienezza delle sue ali…/-” E’ evidente, da tutto quanto detto, che Nel nero profondo, sia un testo del tutto sperimentale, frutto della personalissima e originale ricerca dell’autrice; in questa ricerca di Mariella Soldo, si avverte, nella scrittura, un profondo senso della corporeità, espresso dall’io-narrante, corporeità che è anche un elemento essenziale nella poesia dell’autrice; in questa scrittura la carne si fa parola, per uno scarto e scatto biologico. Molto spesso, comparse e personaggi sulla pagina sono percepiti con ostilità, con diffidenza, come le donne scavate dal sole dell’incipit, come se la Soldo volesse farci intendere che l’inferno sono gli altri, per citare Sartre. L’unica salvezza è, dunque, la parola poetica e il libro presenta. Spesso, un tono vagamente epigrammatico, con frasi brevi staccate tra loro. Il titolo Nel nero profondo, potrebbe simboleggiare le zone più profonde dell’inconscio, dalle quali scaturiscono i vari brani, che costituiscono i frammenti;-“/Cercatemi nella ferita/rossa fino alle ossa// cercatemi tra corpi-oggetto/ viola nell’anima/ cercatemi in una musica irregolare/ verde psichedelico nevrastenico/2 … così afferma la scrittrice dandoci così coordinate sul senso della sua auto percezione nella scrittura e forse, anche nella realtà: sembra di sentire, in queste pagine, il senso di un’ansia stellante che tocca il fondo di un oceano abissale e amniotico e che in esso si specchia: ma poi c’è anche il senso della risalita alla superficie che predispone alla pratica della poesia. E’ tutto giocato su un tormento interiore questo testo che si traduce in un delirio, delirio si ma lucido, espressione della tensione filosofica estetica verso la vita, venata da una indefinita ma pronunciata religiosità.

 

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