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Raffaele Piazza

Il parco e Alessia

 

 

 

 

Vetri dell’auto ad appannarsi

fuori amnio di pioggia

strette le mani in attimi battesimali

per le anime e i corpi.

Alessia parla del viaggio

incantevole dove arriva il mattino

a Parigi della Torre Eiffel

dei biglietti, l’albergo prenotato

da due mesi di fiume

silenzioso e azzurro,

la Senna, dice la guida e

 

in men che non si dica spicca in

volo una rondine azzurra

nell’incantesimo di un duale

sguardo a dismisura sul chiaro

mattino agglutinato alle vite

 

e veste Alessi l’azzurro mattinale

come una donna nello specchietto

retrovisore un suo frammento

d’abito rosa e vicino (neanche a farlo

apposta un roseto).

 

Dimmi, Alessia, l’ora e il giorno

della  gioia del raccolto infinito di

fiori di spiga tra i tuoi capelli

 

la fonte del tempo,, l’attimo fugace

dell’innamoramento e mi doni

le stelle per giocare e il mare

č verde e tu sei bella,

in forma di cometa diurna

in questa stanza che affascina

 

oltre degli orologi il tempo

in quel regalo segreto

preso per me nel negozio della fortuna.

 

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