Giovanni Silvestri
Resti diurni
Lietocolle, Falloppio, 2009

Opera prima del giovane poeta (36 anni) di Morbegno (So),
questa raccolta nasce a coronamento di una intensa attività nell'ambito
della cultura giovanile valtellinese, che lo vede promotore e protagonista
di manifestazioni culturali di ampio richiamo e come curatore della
antologia "Tutta la forza della poesia", edita da Lietocolle nel 2008.
Si tratta di un'opera prima, e quindi - com'è nostro
costume
- ci limiteremo ad un'indagine sommaria di alcuni elementi più
significativi di questa poetica. Ci sembra infatti una poetica che
batte su alcuni temi precisi, ad esempio l'esistere (inteso come disagio
dell'esistenza), il significato (spesso distorto, ambiguo) del mondo che
ci circonda, una sensazione oppressiva che si coniuga col disagio
esistenziale di cui sopra e che si materializza, letterariamente, in
immagini che evocano la bruttezza, la decadenza, la crudezza di alcune
immagini.
Si tratta peraltro non di una sensibilità passiva e
ripiegata sul proprio disagio, quella del poeta, ma di una sensibilità
reattiva, che cerca un varco, una forma di riscatto. Certo il poeta
non mostra qui in modo esplicito e intero il suo gioco, la sua filosofia:
siamo ancora nella fase della denuncia, dell'intuizione, della ricerca di
elementi di conferma a questo sentire che forse necessita di uno spazio
riflessivo, di una pausa. Ma i giovani hanno tempo, e necessitano di
fiducia e ascolto per impiegare questo tempo al meglio.
Le ascendenze di questo stile sono individuate, dal
prefattore Luigi Picchi (omonimo del celebre musicista comasco degli anni
50/70) in Campana e Rimbaud, e in effetti ampie sono le risonanze
visionarie, in questa scrittura e frequenti gli spunti sperimentali, le
irrequietezze, l'insofferenza per il linguaggio letterario.
L'evocazione del brutto, piegato alle esigenze espressive, è tipico della
poesia giovanile e più che entrare in un'ottica sperimentale, viene usato
dal poeta per sottolineare i punti critici del suo disaccordo con
l'esistenza oppressiva e massificata. Molto spesso la bruttezza
viene ad esempio associata alla notte, che nella simbologia (forte) di
questa scrittura sta a significare il buio interiore, l'assenza di
prospettive, il senso di oppressione.
L'ultima parte del libro però si apre inaspettatamente a
visioni meno oppressive: lì è protagonista la luce dell'amore, come a
contrastare l'ombra della notte e il senso di oppressione.
Spariscono quasi del tutto le allusioni alla bruttezza. Sembra
quindi un viaggio, dal buio alla luce, un percorso in ascesa, un piccolo
viaggio dall'inferno al paradiso.
Di più non vogliamo né possiamo azzardare: sarà la seconda
pubblicazione che ci dirà di più e ci farà capire se questi elementi
potranno essere assunti come costanti e quindi esaminati meglio nel
dettaglio, oppure se le nostre impressioni sono destinate ad essere
smentite dall'evoluzione della sua poesia. In ogni caso, una
raccolta che sicuramente esce dalla banalità e si presenta come un'opera
seria, di impegno e competenza.
3 poesie tratte dalla raccolta
con la notte alle calcagna
morsi, carezze, redini
le luminarie non portano a precisi
indirizzi
solo transiti troppo brulli
e pochi amari ricordi, insolenti
importa solo comprare la strada sgombra
fin dove l'occhio si posa al margine color
alba della lentezza
nessun altro riflesso dalle insegne stantie
dei grill notturni
la voce del viaggio dimenticherà persino i
padroni
sono belva nella mia pelle
refuso ed impressione liquida
quell'immagine fuori luogo che
striscia i piedi nella pozzanghera
lento accerchio la logica dell'avvoltoio
senza dare pena dell'urlo moderato
solo perché la gola è stretta
e m'incanti
senti che respira
di boccate liquide e grandi
accendendo la primavera nei prati
e allora Spazio! c'è bisogno di Spazio
quel mondo germoglio che stilla
protende i calici al cielo
campane di gemme ai tuoi piedi
e volando mi getti i tuoi semi
l'aria e lo spazio c'è bisogno di
bora
da donarti e riempirti le braccia che
ancora
invoca e sussurra uno schianto
un naufragio e uno scarto
e i tuoi occhi a varare le mie guglie di
cera
degli odori gli incensi e gli spasmi
che t'irradian la sera, e m'incanti.