Lucia Cicchino Visconti
Nota a "Mirabile bruttezza",
di L. Lanza
Ed. Studio editoriale Gordini, 2009

Molto si è detto , scritto, considerato sul testo “La mirabile
brutteza “ di Letizia Lanza, antichista di meritato rilievo nel
panorama della cultura internazionale.

Non intendo ripetermi su
riflessioni già sviscerate dal punto di vista filologico, filosofico,
storico, letterario. Solo limitarmi a semplici sottolineature.
La puntuale, acuta, estesa, ricerca
sulle diversità delle creature “esteticamente” non piacevoli, difformi,
orrende fino alla mostruosità indagate da moltissimi studiosi e artisti
nel corso dei secoli, sembra non toccare emotivamente l’autrice. Le
descrive, le accoglie con una naturalezza che lascia, a primo acchito,
interdetti durante la lettura a piccoli sorsi, tanto sono crude le
immagini.
Da dove la capacità di disinvoltura
nello spinoso argomento?
Anche senza conoscere l’alta
eticità della studiosa, caratteristica di tutto il suo impegno culturale e
sociale, il titolo in definitiva offre la spiegazione del lungo pignolo
lavoro:Mirabile bruttezza, inno all’uomo, inno alla vita, senza
preamboli. Tout court!
Non è tanto - vuole affermare l’autrice -
la deformità somatica ad indicare il grado di civiltà di una società, ma
la distorsione del cuore e della mente.
Nella tribale Babele in cui si
trovano a vivere i giovani di questo millennio, dove purtroppo imperano
sopraffazione, violenza, spaccio di stupefacenti, guerre, stupri, fino
alla tortura soprattutto per cause politiche, giunge il suo silenzioso
grido. Sia accolto nelle università, conosciuto al Ministero della
Pubblica Istruzione e della Sanità,offerto come oggetto di seminari, per
incidere sulle coscienze e ritrovare la valenza esclusiva del rispetto,
fondamento della pace planetaria che i nostri padri a costo del sangue
ci hanno consegnato.