Gianmario Lucini
Frammenti jonici

Il paese si fa avanti mostra un volto provvisorio
di luoghi mai conclusi
case venute su già vecchie, ferite
di finestre orbite vuote, sfiniti
muri corrosi calcinati dall’estate;
il volto lunare del Sud
è il sorriso d’una vecchia agonizzante.
“Oh, non è questo - dirai non è
questo il tuo vero sentire” e forse
hai colto il segno d’un malessere ubbioso
che mi rende cinico e mi sdoppia:
ma non la sogno io, questa cappa
che piega al basso i sensi e la ragione
ricopre il paesaggio d’una crosta
di polvere e sangue rappreso: non vedi?
abbiamo perduto il sapore
della libertà
lungo il cammino della storia
al primo morto ammazzato
al primo patto infranto.
***
Il negoziante ha un volto perbene.
Lo vedo a Messa di domenica
ascolta il prete, si comunica.
Sento per lui quasi ammirazione
nella virtù di conciliare
commercio profano e sacra Comunione.
Lo so da sempre, ho un animo maligno
e perciò me ne sto sempre al fondo
della chiesa: so di essere indegno,
ma so anche per certo
da un amico che bazzica in questura
che il sant’uomo paga il pizzo come
ogni commerciante onesto per campare
da queste parti, senza eccezione
neppure per chi prende la Comunione
e santamente finanzia traffici di droga
armieri puttanieri ed ogni lercia
marmaglia di ladri e di schiavisti
a fondo perduto e per la maggior
gloria di Dio.
***
Vedo una donna che cammina nella folla
al mercato e parla sola.
Non gli risponde l’occhio sperduto
dell’ambulante nigeriano
o il volto scuro della venditrice di ortaggi
non si ascoltano i loro diversi dolori
nell’orizzonte troppo ristretto
d’un distratto mattino di mercato.
***
Aveva l’amore per marito
una fortuna rara
presenza che la vita le donava
nella sua grazia perfetta.
Ora nient’altro che cenere di luna
ricordi che a volte la trafiggono
- uno sparo nella notte e poi l’immane
buio.
***
Deborah non ce la fa e sempre a quel punto
del racconto il singhiozzo la vince.
Stefania invece s’accalora
mostra il vero orgoglio dell’onore
il sorriso dell’eros battagliero.
Ambedue si consolano, le amiche,
e sembrano sorelle che rammentano
eroi di saghe antiche
- quei loro padri nel corpo dissacrati
e nello spirito dal vento
appestato della ‘ndràngheta.
Terribilmente ordinario questo epilogo
di vite vissute in terra di mafia
terribilmente ordinario quel dolore
che non potrebbe arrendersi
alla voce di alcuna lupara.
***
Non è il timore d’essere sorpresi
davanti a un’arma indifesi
o il raccapriccio di scoprire sei proiettili
allineati sul bancone delle bibite:
al campetto ci vanno i ragazzini
serenamente urlando come prima.
E’ piuttosto quel sentirsi spiati
dalla violenza che viene da un passato
che non vuole passare - maligno
ci vuole fiaccare da dentro
il desiderio d’essere liberi
in una terra posseduta dai miti
in un Paese governato dagli onesti.
***
Se vai lungo la costa dello Jonio
da Reggio a Squillace, osservali
gli scheletri di muri che la ‘ndràngheta
ha disseminato lungo il litorale
e rifletti se questo è il Paese
magnifico che abbiamo ereditato
dagli antichi Greci e dai Normanni.
Considera poi che la bellezza
è soltanto una piccola preda
nel carniere dei loro misfatti:
rifletti sulla tua stessa vita
aggrovigliata nel disordine e nel grigio
dell’incertezza che ti consegna inerme
a giochi segreti e perversi;
non crederti indenne perché abiti a Milano
o al Nord o in Inghilterra
in ogni Paese ormai la guerra
unilaterale è da tempo dichiarata:
la mafia avanza, il mondo
gli cade fra le braccia
- illuso di sconfiggerla
con l’efficienza della polizia
o il candore dei fragili versi
d’una poesia.
***
Le discariche abusive sulla spiaggia
a Bovalino sono colpa di nessuno
non specialmente della ‘ndràngheta
- seppure è nel caos che si genera
la sua cultura irresponsabile -.
Le colpe di nessuno sono accumulate
per il disgusto collettivo fra i canneti
rifiuti con nomi e cognomi
che nessuno osa pronunciare,
che nessuna forza della Legge
potrebbe mai indagare.
So di essere un poeta indisciplinato
e scrivo versi brutti raccontando le brutture
so d’aver deviato
dileggiando i canoni estetici:
scrivo corsaro e veloce in prosa
versi che mai avrei voluto scrivere
se altra fosse stata la coerenza
fra l’ideale e l’esperienza;
ma l’esistenza qui pare un beffardo
rifiuto d’ogni decenza
e anche l volto di Dio sembra fuggire
nella luce del mare avvelenato.
Vorrei scrivere che ho trovato la parola
quella sola che raddrizza ogni stortura
ma sono coerente
col mio niente che domanda e tace.
***
L’impoetico dorme nella mia scrittura
lo trovo nei segni di questo paesaggio
nello scompiglio di mozziconi di palazzi
che s’affacciano violenti in riva al mare.
I segni che mi nascono dentro
non hanno voce né figura.
Trovo la bellezza appena svolto l’angolo
e mi appare serena nella luce del mattino
fra il verde antico di colture abbandonate
la facciata materna d’una casa contadina;
brillano al sole aranci maturi
che nessuno coglierà.
Questo paese ha bisogno di tornare
al suo passato e riscriverne il copione
con cuore infiammato e nella mano
il fiore gentile della ribellione
la bocca salata per lo sdegno e nello sguardo
civili orizzonti di collera.