Raffaele Piazza
Nota a Ruvido lago, di Gemma Forti
Fermenti Editore – Roma – 2010

Ruvido
lago può essere letto come un romanzo di formazione, che ha per
protagonista Caterina; all’inizio della narrazione Caterina è molto
giovane, una ragazza molto bella di umili origini che,, nel tempo, farà le
sue esperienze. Altro protagonista è l lago che dà il titolo al romanzo e
che resta lì, immutabile, mentre tutti i personaggi umani, nel bene e nel
male, crescono, gioiscono e soffrono, ognuno con un proprio destino
determinato non solo dalle scelte soggettiva, ma a volte da fattori
esterni, anche terribili e ineluttabili, come vedremo. Il lago, nel quale
si rispecchia il sole, e che Caterina, nel prologo osserva incantata, è
chiaro simbolo della natura che resta lì immutabile per millenni, quando
gli esseri umani sono solo di passaggio, in tempo di pace o di guerre, con
i loro vissuti: i ricchi borghesi, i bottegai, i politici, i nobili e i
poveri come Caterina e i suoi genitori, che sono un povero pescatore e una
lavandaia. Caterina nasce negli ultimi anni della seconda guerra mondiale
e vive la prima infanzia nel terrore della devastazione e della morte
della guerra; i questo frangente, come anche i seguito, suo punto di
riferimento è sua madre Anna, dalla quale trae forza e conforto. Caterina,
tuttavia, dimostrandosi caparbia e ribelle, non accetta il modello in lei
introiettato dal contesto sociale esterno e dalla sua famiglia, che
precostituirebbe per lei la stasi in una vita remissiva, dedita solo alla
famiglia e alla maternità, con un’assoluta mancanza di istruzione. La
protagonista non accetta di rimanere una ragazza ignorante e desidera
innanzitutto istruirsi per un riscatto sociale ed economico di se stessa.
E’ un personaggio, quindi, quello di Caterina, ben delineato a livello
psicologico dall’autrice: al carattere forte si aggiunge la suddetta
bellezza fisica della ragazza, che ne amplifica lo spessore complessivo,
rendendola una figura fortemente caratterizzata e originale. Sarà l’amore
per il nobile Jacopo a fare da spartiacque nella vita di Carolina un amore
che vede il suo stato nascente il 15 agosto 1955, quando Jacopo vede la
bella ragazza e se ne innamora. Tutto sembra svolgersi nella tranquillità,
il vissuto dei due amanti: Jacopo ha già esperienze amorose, mentre per
Caterina si tratta del primo amore, un amore vissuto con trepidazione,
senza che Caterina ne faccia parola con i genitori. Jacopo è nipote della
ricca contessa Celeste ed è ricco, viziato dalla zia e negligente negli
studi, ma la nostra protagonista, pur tendendo con tutte le sue forze al
riscatto sociale, lo ama senza calcolo, non perché il giovane è ricco, ma
per un puro sentimento, così come avrebbe potuto amare un povero pescatore
come suo padre Romolo. Altri personaggi si inseriscono nella storia, come
l’insegnante privata di Caterina, Eloisa, che ne diventa amica e
confidente. Eloisa, donna molto intelligente, ha un tormentato passato
amoroso alle spalle, che l’ha portata a vivere un amore saffico con
Clotilde, giovane e bella. Caterina si getta anima e corpo negli studi
con il lucido e pervicace proposito di uscire dal protetto microcosmo
della provincia laziale in cui vive, che la relegherebbe ad un ruolo ben
poco gratificante, per trasferirsi in città e lavorare, riscattando così
anche un modello stereotipato per quelle come lei, oltre che se stessa. Ruvido
lago è un romanzo breve, articolato in un prologo, ventuno brevi
capitoli ed un epilogo. La scrittura dell’autrice romana, che è anche
poetessa e che ha all’attivo numerose prove poetiche e narrative ed
inserimenti in numerose antologie, è nitida e cristallina, improntata ad
una grande chiarezza e sottende una solida base culturale che fa da
cornice alla vicenda e sono molto accurate le descrizione dei tipi
somatici dei personaggi, così come quelle naturalistiche.
La
vicenda si tinge di giallo, avvicinandosi al noir, quando entra in scena
la figura di uno stupratore che violenta e uccide una giovanissima
ragazza, lasciando sgomenti tutti gli abitanti del piccolissimo microcosmo
di provincia, dove si svolge la storia: questo episodio di cronaca nera
esce su tutti i giornali, seminando paura nel paesino perché si teme che
il delinquente possa ancora mietere vittime e la stessa Caterina viene
minacciata, cosa che confida all’amato Jacopo e a sua madre: sulle pagine
dei giornali lo stupratore viene definito come l’assassino del lago.
Ecco, dunque, entrare in scena Rosario Perriello, giovane maresciallo di
polizia, al quale vengono affidate le indagini del caso, che viene
descritto di buonumore nel suo ufficio, perché la sera precedente gli
aveva parlato a lungo a telefono con Elena, la sua ragazza, che viveva a
Catania. Il prossimo anno si sarebbero sposati e lei l’avrebbe finalmente
raggiunto, colmando così la sua solitudine. Anche Eloisa viene stuprata
dal delinquente ma non uccisa, delinquente che, lascia, in quell’occasione
il messaggio che la sua prossima vittima sarà Caterina. Fortunatamente il
giovane stupratore viene arrestato e si costituisce alla giustizia e
Caterina così rimane incolume e si salva. Con uno spostamento temporale di
anni la vicenda giunge all’epilogo con un movimento come di chiusura di un
cerchio, nel senso che, all’inizio del romanzo, nel prologo, avevamo
incontrato Caterina in contemplazione del lago e qui incontriamo la stessa
Caterina ormai anziana, sempre in contemplazione dello specchio acquoreo.
Tante cose sono avvenute e ora Caterina si ritrova sola a pensare
vagamente al passato:-“Più il suo corpo, che aveva suscitato tante
passioni, sino ad indurre al delitto o al suicidio, perdeva vigore e
levigatezza, più la sua memoria si affievoliva, ripiegando in se stessa,
ancorata a quell’unico episodio della sua vita, quasi volesse esorcizzare
la paura della morte, in una illusoria giovinezza dello spirito. Forse lei
non era Caterina…-”, scrive Gemma Forti in questo brano riportato
sulla quarta di copertina, brano che ci dà il senso di una perdita di
identità della protagonista, che non è riuscita a realizzare i suoi sogni.