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   AA.VV

  Non possiamo continuare a tacere!

 

 

Cari amici, Arnold de Vos è un poeta bravo e sensibile.  Lui si schernisce e dice di essere un lirico, che è fuor d'acqua quando si parla di poesia sociale, ma poi mi manda questa, appassionata e raffinata:

 

 

Arnold de Vos

 

Ai propilei del cuore

                                   Per i migranti di ogni razza e specie dispersi

 

Se un animale mette le mani in avanti

vuol dire che ha bisogno di te.

Ti legge negli occhi che hai voglia di fuggire

per paura dell’affetto strano:

l’alfabeto non scritto delle emozioni senza richiamo,

esperanto universale dei senza speranza

che però ci provano, ai propilei del cuore

a entrare nell’adito riservato al tuo dio privato,

al quale fai risalire i dettami del comportamento.

Sulla soglia la specie scricchiola

davanti al consesso dei numi senza nome

rigettati in nome di un dio vano.

 

Suggerirei di raccogliere e RISPONDERE a questo suo civilissimo appello, che peraltro ci giunge da un migrante, con un PING PONG di poesia, ossia con un testo di ognuno di voi che pubblicherò su Poiein (www.poiein.it) in modo di dare una voce al disappunto per i fatti di Firenze e di Torino. E se mi avanza qualche euro magari ne faccio una pubblicazione, scegliendo i testi migliori. So che molti non sono d'accordo con questo tipo di poesia e quindi non mi aspetto una messe abbondante di risposte, ma sono curioso, testardo e provo: vediamo cosa succede. In coscienza, non mi sento di stare a guardare...

 

I migliori saluti

Gianmario

 

 

Alberto Accorsi

 

Il mondo ci ama

(Volil ame o them)

 

 

All’imbocco  di via Dante

 

Jovic non c’è più

 

sul marciapiede 

 

tre mozziconi di sigarette

 

 

la festa è finita

 

per oggi

 

pioviggina infatti a Milano

 

 

avrà raccolto  la valigetta aperta

 

abbracciato la sua cara  fisarmonica

 

e sarà volato via

 

 

Pietro Baccino

 

Anch’io sento la fame

 

I miei sogni son rosa come i vostri

e come il vostro è rosso anche il sangue

che scorre e pulsa nelle mie arterie.

Identico è il respiro,

eguale il desiderio di vivere e di amare,

di accarezzare i figli e di stupirmi

ad ogni nuova aurora

per il sole che sorge,

per il vento che sfiora i capelli.

Anch’io sento la fame

come voi la sentite

e la sete anche a me secca le labbra.

Non nego la fatica del lavoro,

ma provo gioia per l’opera mia,

e mi piace cantare quella terra

che mi ha dato la vita, anche se misera,

e che ora lascio per cercare altrove

il senso dei miei giorni. Son diverse

le mie parole strane dalle vostre,

straniere, incomprensibili, ma pure

chiamano bello il bello, buono il buono

e fratello il fratello. E’ una disdetta,

per me che sono così eguale a voi,

che la mia pelle nera non si stinga:

se la mia mano fosse bianca, allora

come sarebbe facile serrarla!

 

 

Giuseppe Panella

 

Risposta a caldo dal lido del sonno

 

Abbiamo tutti bisogno gli uni degli altri,

nessun uomo è un’isola – si pronuncia il Poeta…

nessuno può sfuggire alla legge universale

che parla di passione e di morte,

di desiderio e di paura, di coraggio e di fuga…

se l’altro è senza nome e si rifugia nel pianto

non conviene perdere l’occasione e trovare

nello scarto tra sogno e rimpianto

un nuovo modo di guardarsi allo specchio

senza rifiutarne il riflesso e l’abbraccio…

siamo tutti insieme sulla soglia del mondo

siamo tutti dentro la faglia

implacata

del destino che ci accora e ci attaglia

siamo tutti sostanza fatta di ombre e di nebbia

e non possiamo ancora sottrarci allo scontro…

tempo verrà – forse – in cui

la tenaglia si aprirà per liberare

la voglia che ci spinge verso la felicità…

 

  

Lucia Visconti

 

Forse capiremo nella povertà

l’esperanto universale dei senza speranza.

E  Umanità nascerà

dalle ceneri del vitello d’oro.

 

 

Luca Pottini

 

volare

 

spiegare le ali non basta

buttarsi nel vuoto aiuta

ma quello che serve

e non puoi farne a meno

è animo leggero

e un gran cuore pieno!

 

 

Marco Saya

 

Scimmia

 

“confessa scimmia”,

gli avevano detto.

 

figlio di un dio minore

 

il branco dei lupi

osannava così

l’altro dio.

 

vergognati

nazione

persa

tra

mercanti di schiavi

e

bambole di cera

 

superficie rasa

 

 

Giorgina Busca Gernetti

 

CON UN GRIDO STRANIERO

 

 

Offri le rose rosse nella piazza

con un grido straniero nella gola,

strozzato dalla pena

e dall’amaro fiele dell’esilio.

 

Logori panni stinti

male ricoprono il tuo corpo scuro

e scarno di ragazzo tunisino.

Sei solo, senza padre, senza madre.

 

Lontana la tua terra

avara e luminosa, il tuo bel mare

che rispecchia il tuo cielo, la tua gente

povera, dignitosa e coraggiosa.

 

Da quel tuo azzurro edenico

t’allontanasti in fuga su una barca

di legno antico, ansante di fatica,

stanca del vento, del mare in burrasca.

 

Alla fame, alla sete hai resistito

nella stiva stipata d’emigranti

incerti dell’approdo nella terra

dei sogni, del lavoro.

 

Nel freddo della sera, nella nebbia

offri le rose rosse,

quelle appassite rose che nessuno

guarda, respingendo la tua mano.

 

In un mattino gelido

le rose sparse a terra si confondono

con il purpureo mare del tuo sangue

che sgorga ancora a fiotti dal tuo petto.

 

 

Lelio Scanavini

 

Si mettono in cammino
perché lo sanno
e i figli vengono buttati.
È questo il segno assoluto della rivolta
 

 

Giampaolo De Pietro

 

È arrivata la primavera - posso ingrandirmi ancora più di così gli occhi accendermi - ma nessuno mi muoverà da qui? - Niente mi porterà lontano per mano a un altro semaforo rosso in attesa di attraversare di continuare a camminare verso casa verso il quaderno verso il luogo che mi vede vivere rincorrere i giorni come l’amore (ma che ritmica, e che libera andatura!) la conoscenza delle parole di questa lingua nuova di cui potrei di tanto in tanto farmi ospite mettermi a sedere a costruire i miei ventiquattranni da solo vicino a un diverso semaforo o lontanissimo da qui, a casa, lavoro e riposo magari pagato magari di poco ma dentro il qualcuno che sono, qui, fuori e non solo      - niente, se non me (e pure, te: domanda)

La cartolina dei miei ventiquattro anni che, se lo stesso numero di ore fa un giorno, sarebbe..che so: il primo quarto d’ora delle mie scorribande e rincorse nel secolo, la mia prima fetta d’esistenza imprevista.

Saluti dai semafori, baci, una cartolina all'impiedi, una cartolina da seduti coi piedi a penzoloni dal porto delle mani verso più destinazioni

 

 

Giovanna Giordani

 

CANTO POVERO

(per chi è costretto a fuggire)

 

 

Non ascolto
il tremore del cuore
mentre mi allontano
su un battello malconcio

Non voglio pensare
che sia un lugubre canto
questo che odo
di sirene lontane

E se non approderà
al paradiso
questa fragile nave
vorrei che poteste
ascoltare
il mio povero canto
che grida
fra i flutti
del mare.

 

 

Cristiana Fischer

 

Ci è capitato di sbagliare strada
per la spiaggia. Dopo il carcere, invece
siamo arrivati all'argine (fangoso
è appena autunno senza piogge).
Prima ho chiesto informazioni a un signore
seduto su un poggetto di elegante aspetto
con in mano un trasmettitore
di natura sconosciuta che mi ha prospettato
difficoltà nel proseguire però
sarei arrivata al mare. Invece dopo
una discesa accidentata eccoci al fiume
senza ponti attraverso. Riprendendo
la stessa direzione da cui eravamo giunti
ma su un sentiero di sassi e di canne
fermo una macchina con due signori
poco rassicuranti immigrati
e forse zingari e chiedo se si arriva al mare.
(Volevamo prendere l'ultimo bagno
della stagione.) Mi disse uno dei due
con tranquillità per mostrarsi gentile
che la strada è ora terminata
da lavori agricoli (così non era
una volta, mi fa intendere. Sospetto
che lì avanti sia il loro accampamento).
Quindi giriamo per uno stradello e qui un fagiano
si leva in volo con la lunga coda
e con poca rincorsa ma a incontrarlo
qualche chilometro tra canne
e penne di saggina e molti passeri e nessuno
proprio nessuno in vista e le canne
a impedirci il percorso sconosciuto
per dove saremmo sbucati. Il sole
guardavo per la direzione e i campi
abbandonati dove c'era agricoltura
che non dà più profitto. La paura
e irrequieto smarrimento
in qualche chilometro quadrato abbandonato
dove alloggiano i reietti che approdano
assimilando le nostre perplessità e la cortesia
e maturando traiettorie per restare.
Sembra che siano soprattutto maschi.
Ma chi sono le donne? Del mio mondo?
 

 

Giancarlo Sala

 

Non ha colore la mia pelle
 neanche la mia voce ha colore
 ha solo accenti di pace
 Quando guardo il mare
 lo vedo anche con lo sguardo
 di chi è sepolto là sotto
 I silenziosi pesci
 non distinguono il colore né la razza
 hanno pietà e rispetto di tutti
 

 

Paolo Santarone

 

Ho comprato un accendino al parcheggio di Pagano

 

Se in questo tempo d’assenza e di vergogna

qualcosa ancora può accendere

il mio cuore sibarita

è l’inganno cordiale del vu’ cumprà

la sua innocenza di povero più povero

la sua speranza in un euro ora

ed in qualcosa più domani

 

Forse un più riconosciuto onore

forse una casa e un luogo

forse un figlio che pensi e sogni in italiano

segno amarognolo di distacco

ma anche d’un nuovo nascere

Così facevamo in America

coi Petrosino, i Giuliani i La Guardia

e i Como e i Sinatra

e tanti altri non tutti immacolati

Un figlio bravo a scuola

che dimostri le sue doti

che vinca da pari le sue sfide

 

E quando ti incontro, fratello,

al parcheggio di Pagano

la tua umiltà bisognosa

mi fa vergogna

e compro come un fesso le tue cianfrusaglie

perché mi pare così di fare qualcosa

 

E rido poi di me così facilone

che compro un accendino come fosse un’ostia

e che ti stringo ogni volta la mano fredda

come se io

io non fossi uno dei tanti che passano

 

 

Alessandro Ghignoli

 

da un’adriatica mia riva vedo

lontano il paese lontano da me

con li occhi miei questi e la pelle

e le palpebre tutte sento tutto ciò che arriva

e anche più se carne è d’anima trista

a sopportar d’un tempo assieme la vista

la tribulazione la visione

d’un venirmi incontro di cose di colui

che per affanno per altrui inganno

s’è fatto uomo su uomo su donna gli affari suoi

e sempre salvo con gloria nell’evento

per quanti anni ancora salvo il caso

in cui in mezzo del mezzo de la provincia

non mi vinca il timore e la costanza

di render ragione alla ragione  

prima che tutto vada alla malora

prima che l’amistà muoia

 

da Amarore (Kolibris, Bolgna, 2009)

 

 

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