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Il male assoluto
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Succede a un certo punto la coscienza che – ammessa e non concessa la presenza sua nel mulinare di sensi e riflessioni – s’interroga tuttoinnanzi circa le modalità d’uso. Se produrre indagini a raggio vasto, oppure mantenere il profilo basso per ottenere il risultato, massimo, attraverso lo sforzo, minimo.
Allora uno pensa alle varie ipotesi, il destino in agguato, il fato riciclato dal bidone della predestinazione. Poi si fa strada una convinzione ulteriore: l’arbitroarbitriolibero non deve porre condizione alcuna, se non la propria orientata sentenza verso quello che un denso opinare definisce scelta.
Scelta. Scelti ci sono gli operai, gli agenti, i cani al canile, i biglietti della lotteria; già loro di per sé scelti, in verità, ma l’apparenza divenuta scienza fa miracoli senza richiesta di lacrimazioni. Scelti i tiratori e i rappresentanti della nazione, scelta l’angolazione dalla quale valutare il costo per la comunità peraltro ormai così multietnica così multirazziale al di là del bene e del male.
Male. Assoluto. Nero. Velluto. Male. Necessario. Rosso. Divario.
Tutta colpa dell’informazione, magari, della comunicazione. Ché basterebbe non inquadrare, non fotografare, ché la coscienza sta nell’occhio primancora di stabilirsi nella motivazione. E’ una paura risalente ai tempi della clava, ancestrale mi suggerisce qualcuno, se è vero che le dimensioni cerebrali sono pressoché immutate, variate – forse – le sinapsi e il concetto allargato relativo di tempo e spazio.
Avere a che fare con l’uomo sazio, diceva il saggio, può agevolare l’indifferenza. Tuttavia occorre dare atto al secolo trascorso di una incendiarietà epocale. Nel bene e nel male.
Male. Assoluto. Nerovoluto. Male. Necessario. Rossoaleatorio.
Riandare, fra un lacerto di presente sottratto alla coazione a ripetere e l’altro, indietro fino alle stragi raccontate da storici privi di operatore e agenzieansa. Per correttezza rammentarlo alla coscienza che non si facevano distinzioni di colore. La visione complessiva dell’orrore non aiuta alla comprensione, mentre la causa nelle vesti di argine all’assurdo non regge.
Siamo solo il gregge di un bizzarro pastore o meccanismi caricati a molla non si sa per quale missione. Siamo il ricordo che ci va di ricordare, l’amaro che non vogliamo assaporare, l’inconveniente di essere nati e di essere sovente, anzi sempre.
Prescindere da un pensiero debole quanto dall’anello che non tiene eleggendo a pietra angolare l’impegno di non delegare all’esperto di turno il dovere di interpretare. Restare seduti e misurare il nostro peso alla luce della più feroce realtàrelativa.
Male. Assoluto. Catarsi dell’annientamento. Necessarioassolutomale. Ossessione del fine salvifico temotremendo impossibile virus da debellare.
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