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PENSIERO DI IMPORTAZIONE
Non ho un pensiero mio, se posso così eludere la sottintesa domanda a detta asserzione. Veniamo da un mondo che serve il passato remoto, per dirlo; ma è come se fossimo da sempre qui, dove non si riesce a capire il motivo di tanta affrettata frenetica adinamica scelta di affannare la propria fine invece di una cosa quieta.
Johnnash diceva faccio una dieta cerebrale per non incappare nel demone della visione. La sua, di schizofrenia, una malattia dell'iperdecifrare convinto che dietro ogni cosa è appostato un codice, uno schema. La mia, di schizofrenia, una condizione di chi per troppo attaccata affezione al senso del logico sviluppo di ciò che in termini (meta)fisici chiamiamo evento, scopre a un punto certo che tutto scorre per i cazzi suoi, presenti o non presenti noi, coi nostri pigli di scienziati decadenti.
E’ finita l’era delle parate di regime estetizzante. Sul terreno giacciono straziate le vittime del salto laterale dell’ostacolo. E vorrei, - come tutti del resto - poter annunciare la ripulitura dei nessi catodici per dare avvio a un pensiero proprio, originale.
Sconto purtroppo una tara postadolescenziale: lo studio della filosofia occidentale.
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