Fabio Ciofi

                      Il ragno

 

                               

 

 

 

La forza della poesia di Ciofi è anche la sua contemporaneità (nel senso di forte allusione a un processo storico in atto) e la sua capacità di astrarre paradigmatici stati dell'essere.  Questa poesia ne è un esempio.

Il soggetto non è nominato se non nel titolo, per il resto volutamente evitato (è infatti solo riecheggiato in quel "sentieri dei nidi di stagno", parafrasando un noto romanzo di Calvino) e pertanto è da ritenere che l'animale serva solo da pre-testo per una considerazione ben precisa che l'autore rivolge al più feroce degli animali - perché capace di pensiero - un preciso animale anche politico (partitico) al quale egli, così mi pare, allude.

La polisemia del messaggio, pur essendo per tematicità veicolata in una precisa direzione, nondimeno permette al testo di sfuggire sottrarsi ad una interpretazione ristretta - questo è uno dei modi che il nostro poeta usa, molto abilmente, per colpire velenosamente figure e categorie socio politiche e socio-culturali senza lasciare la possibilità a chi è colpito di ribattere, se non facendosi ancora del male ancora maggiore...

 

 

 

Sono quasi tutto quello che non volevo essere,

a forza di tessere il mio filamento sono solo

rabbia che si tiene a galla affondando le radici

oltremestiere oltre, anche di più.

 

Vado su e giù per i miei stati d’animo e non m’avvedo

che ne passano di torrenti, sotto i ponti.

Eppure questo banale lamento, questo gergo di pessimo

stampo lo mando a memoria come una vittoria,

come se il tempo non si adombrasse per la mia caducità.

 

Invece è rimprovero e stento il sentiero dei nidi di stagno

una pozza di fango che mi trascina e non c’è bisogno

di nessun affondo che già lo tocco il pavimento miserrimo.

 

Avessimo avuto lo stesso momento…