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Fabio Ciofi LA RIVINCITA
Sono chiusottuso nel mio clamore. Ho almeno altre venti cose da fare. Rimango affranto dallo schianto. Ci sono nomi che non puoi nominare. Pulire il vetro del cielo, ad esempio. Specchiarsi in una chiazza di marcio da iperscrutare al fine di azzerarne l’odore. Mordicchiare l’assenso infuocato del cactus all'aridità frigida di un osso di seppia. Oltrebaipassano sfagli umettati di intenso arrabatto arrangiati pezzi di nesso casuale arrancano dietro l’elmetto di materiale riciclabile.
Tascabile è la portata d’intento di chi, alterato dal turbine rimane illesa la crosta ma dentro è uno scalpitare di rinvii vento forte danneggia le scotte. Ora il padre di tutti i rovelli è il titolo adatto a permutare quello che appare un connubio insanabile in corrivo blaterare al ricatto del tempo. Se perdono deve uscire dall’urna non manomettiamo lo scrutastorie: perché è un romperci il cazzo uno che dice il suo male non servirà a sollevare il suo mondo dal senso di smacco.
Non ci riguarda l’afflizione. Non vogliamo spiegazione. Non ci affranca l’abiezione. Non rinunceremo all’effetto speciale. Non ci intacca la corrosione. Non lo faremo il favore. Non ci avranno vivi.
Detentori del proprio senso di colpa fino ad assolvere la stessa entità nulla che ci adorna.
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