Fabio Ciofi

                        Entropia 

 

 

 

 

 

 

Rimetterò i miei peccati senza averne commessi

perché la prevenzione è tutto, anticipare l’atto,

il misfatto.

Ispezionerò le parti molli di me, quelle trasognate

che hanno concesso di un occhio la chiusura

quando essere vigili significava modificare la strada,

il cammino verso l’eccesso.

Non più fiori non più fiori non più fiori né opere per bene,

ottemperante assurdo di regole che nell’eccezione detengono

il valore assoluto.

Venduto a ogni abiezione per rifiuto di credibile concertazione

fra corpo e aereo chissà quale spirito vagante, anima del cazzo

se ci sei vedi di scomparire che devo anticipare la visione del verme

apparecchiato sul mio generoso addome.

Mangio annoiato dentro un televisore di trequartigloboaffamato

e non sono mai sazio dello strazio osservare particelle d’etere

o via cavo mentre il calcare mi fa dannare il rubinetto che perde,
i soliti problemi quotidiani che non fanno cronaca non danno pane

ma che officiano in vece di nuove catastrofi i riti iniziatici al mistero

dell’assuefazione.

Sento di avere un demone che trasale quando mi subisce a parlare

del senso, l’imprevisto sciopero della ragione in agguato causa rinnovo

contrattuale. Il disagio intellettivo che vivo quando la zona sinistra

cerebrale e l’area di broca manifestano per gli scarsi fondi assegnati,

e io il mio demone che trasale nel mentre mi intende furioso asserire

tagliare, tagliare, tagliare.