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Entropia |
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Rimetterò i miei peccati senza averne commessi perché la prevenzione è tutto, anticipare l’atto, il misfatto. Ispezionerò le parti molli di me, quelle trasognate che hanno concesso di un occhio la chiusura quando essere vigili significava modificare la strada, il cammino verso l’eccesso. Non più fiori non più fiori non più fiori né opere per bene, ottemperante assurdo di regole che nell’eccezione detengono il valore assoluto. Venduto a ogni abiezione per rifiuto di credibile concertazione fra corpo e aereo chissà quale spirito vagante, anima del cazzo se ci sei vedi di scomparire che devo anticipare la visione del verme apparecchiato sul mio generoso addome. Mangio annoiato dentro un televisore di trequartigloboaffamato e non sono mai sazio dello strazio osservare particelle d’etere
o via
cavo mentre il calcare mi fa dannare il rubinetto che perde, ma che officiano in vece di nuove catastrofi i riti iniziatici al mistero dell’assuefazione. Sento di avere un demone che trasale quando mi subisce a parlare del senso, l’imprevisto sciopero della ragione in agguato causa rinnovo contrattuale. Il disagio intellettivo che vivo quando la zona sinistra cerebrale e l’area di broca manifestano per gli scarsi fondi assegnati, e io il mio demone che trasale nel mentre mi intende furioso asserire tagliare, tagliare, tagliare.
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