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Ipnagogia |
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Non so rinunciare alla terra che pesto. E’ una questione di flusso, penso deconcentrato dal passo di uno che segue il mio andare paralento ora mi affianca mi dico, si stacca, nessuno che stia al proprio posto, uno scorrere inquieto il mio tempo che ho perso il criterio di scandire il succedersi…
Sono più attento ora, a non connettere che a volte ospiti indesiderati si fossero allocati prego accomodatevi in anticamera, dove una finestra metafisica m’impone il gusto della speculazione nel cercare IL MITOOOOOO… cazzo mi viene sperimentale a me, sommo estenuatore della forma tradizionale rivisitata, revisionata ogni anni due, poesia senza targa, oserei dire.
Insomma, radicato al suolo nonostante i voli perché le idee stentano a partorire, non potendosi partorire da sole, senza il teoricamente producente motore ecco, mi trovo in mezzo ma non c’è guado, ho scavalcato l’ostacolo inesistente.
Dopo immagino sarà una coreografia di sensi, indesiderate immagini accavallate oltre il mero stampo di impronte lasciate tanto per non convenire a mani vuote…
Lo sciacallo mi prefigura un mondo migliore.
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