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Quando me ne andro' |
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Mi mancheranno soprattutto le luci, lo splendore delle tenebre che avvolgendomi hanno risparmiato la mia intemperanza. Diocometiamo niente che mi veleggi accanto come lo spiraglio tappato da una cazzuola involontariamente prestatasi all’opera da mano sapiente. Boh, mi dirai, non capisco di quello che dici un accidente.
E’ sorprendente: siamo incompresi nell’attimo esatto in cui percepiamo di essere capiti. Non per cattiva interpretazione del gesto altro, no.
Quando me ne andrò sarà che mi sono fatto un'intenzione parallela che non combacia col divieto a sentirmi finalmente immenso nella mia inutilità, inutilità diffusa in modo consueto, per immagini per tecnologie che forgiano nuovi peccati d’origine non reale, virtuali sarete voi e i vostri cazzo d’alberghi travestiti da seminari dove inculcare mete, speranze che il solo pensarle dovrebbe produrre orrore.
Ma non vedo oltre il mio sguardo possibilità d'incontro. Mentre mi interrogo non mi rispondo circa le mie responsabilità.
Vedersi ogni giorno ci si viene a noia…
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