Fabio Ciofi

                         Quando me ne andro'

 

 

 

 

 

 

Mi mancheranno soprattutto le luci,

lo splendore delle tenebre che avvolgendomi

hanno risparmiato la mia intemperanza.

Diocometiamo niente che mi veleggi

accanto come lo spiraglio tappato

da una cazzuola involontariamente prestatasi

all’opera da mano sapiente. Boh, mi dirai,

non capisco di quello che dici un accidente.

 

E’ sorprendente: siamo incompresi nell’attimo

esatto in cui percepiamo di essere capiti.

Non per cattiva interpretazione del gesto

altro, no.

 

Quando me ne andrò sarà che mi sono fatto

un'intenzione parallela che non combacia

col divieto a sentirmi finalmente immenso

nella mia inutilità, inutilità diffusa in modo

consueto, per immagini per tecnologie

che forgiano nuovi peccati d’origine non reale,

virtuali sarete voi e i vostri cazzo d’alberghi

travestiti da seminari dove inculcare mete,

speranze che il solo pensarle dovrebbe produrre

orrore.

 

Ma non vedo oltre il mio sguardo possibilità

d'incontro. Mentre mi interrogo non mi rispondo

circa le mie responsabilità.

 

Vedersi ogni giorno ci si viene a noia…