IL PANE E IL SAIO

(la prima luce)

      Di Domenico Cipriano

 

 

   

    

Tempo è di tornare poveri

per ritrovare il sapore del pane.

 

(David Maria Turoldo)

 

1.

 

Spezzi il pane con gesti lenti

quasi a moltiplicare il tempo

sfamare gratitudine di affetti

e la Fede ci consola oltre le grate

col pane divenuto il nostro tempo

consacrato, il rifugio dai bisogni

la pace clandestina nell’Eterno.

  

  

2.

 

Stringi tutto e conservi nel saio

mollica divenuta briciole dure

e il sapore della vita si distende

con la prima luce riscoperta,

un frangente ricavato dalle rocce

nell’anfratto svelato oltre segni

di lesioni, la vita riaccenna

nei passi trascinati in processione.

 

 

3.

 

Il cammino lacera i sandali

impolverati, grumo di sangue

tra ferite ricucite, calda si muove

la Fede oltre i limiti del corpo vivo

e il saio bagnato consola i passi,

le rughe che insegnano la vita

nell’esistenza nuda delle pietre.

  

  

4.

  

Una sola danza accennata sui prati

superando anche freddi confini

per vedersi uniti alla cenere distesa

lungo percorsi di brace, cercando

nella carne viva la prima luce, mattino

svegliato coi nostri capelli uniti

danza che li confonde e unisce

le fragili distanze.

  

  

5.

  

Il saio cucito da mani dure, libere

nella preghiera, salde ad accogliere

altra vita, e queste vesti semplici

ricoprono il tempo, pane donato

nel tragitto che conduce oltre

le pietre, vesti ferme sul corpo

vivo che cerca la pace clandestina.

  

  

6.

  

La prima luce porta i doni, il pane

-solo il pane- è frutto delle mani

il miracolo per restituirci alla terra,

noi, grano dorato di giugno, acqua

che ci fa vita se non stagna, custodito

nel sacco offerto sulla soglia che risana

le ferite di ogni guerra.

   

   

 giugno 2002

  

   

    

BIO-BIBLIOGRAFIA di Domenico CIPRIANO

   

Nato nel 1970 a Guardia Lombardi (Av), è laureato in Economia e Commercio. Ha curato per anni, con amici, il Festival Jazz Evening Song in Altirpinia. In poesia già vincitore del premio Lerici-Pea 1999 per l’inedito, ha pubblicato Il continente perso, (Roma, Fermenti, 2000; 2a. ed. 2001), con introduzione di Plinio Perilli e nota del musicista jazz Paolo Fresu. (libro che ha ricevuto il premio Camaiore “Proposta” 2000 e la segnalazione al premio Eugenio Montale 2000). La Stamperia d’Arte «PulcinoElefante» ha pubblicato, nel giugno 2001, il testo L’assenza (in 33 copie) con foto a cura di Enzo Eric Toccaceli. Ha partecipato al Bunker Poetico di Marco Nereo Rotelli alla 49a. Biennale di Venezia. Ha ottenuto e continua ad ottenere consensi presso premi prestigiosi, tra questi: Ossi di Seppia 1997, Città di Penne 1999, Lorenzo Montano 1999, Città di Miramare-Rimini 2001, Quontamatteo 2001, Città di Venafro 2002, Città di Corciano 2002, Valle Senio 2002.. E’ presente, con poesie e recensioni, su riviste ed antologie in Italia e all’estero, tra queste: Pagine, La clessidra, Il segnale, Hebenon, Le Voci della Luna, Hortus, Pietraserena, Prove d’Autore, L’Ortica, Plurabelle, Banco di Lettura, L’Immaginazione, Gradiva, Forum Italicum. E’ presente nelle antologie del ‘900 Melodie della Terra (a cura di Plinio Perilli), edita da Crocetti (Milano, 1997) e nell’antologia L’altro Novecento vol. V: La poesia meridionale e insulare (a cura di Vittoriano Esposito) edita da Bastogi (Foggia, 19999). Collabora a riviste di settore e partecipa a letture pubbliche di poesie. Ha dato vita, insieme all’attore Enzo Marangelo e al pianista Enzo Orefice, al progetto JP band che fonde Jazz e Poesia.

    

   

Nota - di G. Lucini

Il pane non è solo il nutrimento ormai banalizzato da una civiltà che lo inviluppa sempre più nella sua plastica: il pane è odore nell'aria, è la storia antica dell'uomo che bussa al suo presente, è l'archetipo, il simbolo stesso del possibile rapporto di pace e riconciliazione con la terra, e pertanto - antropologicamente - cibo donato dagli dèi.  Questo sembra volerci dire Domenico Cipriano con questi solari frammenti di semplicità francescana, dove la parola si accompagna all'evocazione del rituale, del primordiale, cercando di ricostruire il senso di una presenza, un  alone simbolico dove il mondo abbia un significato di appartenenza e non di estraneità.  Non a caso la citazione di Turoldo, per il quale la povertà (che non è l'indigenza, ma il senso della misura e l'attribuzione del giusto valore alle cose) è la condizione di possibilità per "ritrovare il sapore del pane", ossia il sapore (che è anche un sapere) del vivere, che noi crediamo di leggere in quella "prima luce" più volte richiamata da Cipriano.