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L'evento Turoldo Edizioni
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L'evento
Turoldo Edizioni
Paoline, 2001
nota di G. Lucini
Camillo
De Piaz, valtellinese, è un grande intellettuale lombardo, amico e
consigliere di David Maria Turoldo,
Il
volumetto è diviso in due parti: nella prima è riportato il testo
dell'intervento che Camillo De Piaz tenne in occasione del
convegno di studio Testimonianza e poesia - David Maria Turoldo,
tenutosi a Camposanpiero i giorni 14 - 16 maggio 1993, a un anno dalla
morte del poeta. La seconda parte riporta una
essenziale biografia di Turoldo, ad opera del confratello Montagna,
deceduto nel 2000.
Il
breve contributo di De Piaz, è peraltro fondamentale nella comprensione
della poesia di Turoldo, per due fatti fondamentali. Il primo è
l'importanza del personaggio: in pratica De Piaz fu una specie di
seconda anima di Turoldo, proprio perché a lui caratterialmente
opposto. Comunicativo era David, riservatissimo Camillo, a suo
agio in pubblico il primo, quasi a disagio il secondo, irruento e
passionale David, pacato, problematico, sottile Camillo. Per
questo il binomio fra i due, ognuno dei quali invidiava qualcosa alle
qualità dell'altro, fu particolarmente felice, proprio perché
lavorando bene e con grande stima reciproca, ognuno sapeva meglio
servirsi delle qualità dell'altro. In particolare, si può dire
che praticamente ogni scritto di Turoldo veniva discusso con Camillo, a volte anche
con una certa passione, e ci viene da pensare che se un Turoldo si
sottoponeva a questo "imprimatur", l'occhio di Camillo doveva
essere ben aperto e critico.
In
secondo luogo, l'intervento di Camillo puntualizza alcuni aspetti di non
secondo piano, da tener ben presente quando si legge la poesia di
Turoldo. Riportiamo un solo passo esemplificativo: "cosa ne
sarebbe stato di lui, e dell'efficacia perdurante del suo messaggio,
fuori dalla chiesa? Il guru, di null'altro al centro che di
se stesso [...] Qui rinnovo il mio monito a certi suoi fans:
stiano attenti a non rendergli ora un cattivo servizio, a non
trasformarlo in qualcosa che in tutta la sua vita ha cercato, lottando
anche contro se stesso - è stato questo il suo cilicio - di non
esserlo".
L'osservazione
giunge a proposito per una corretta interpretazione del libro edito da
Mondadori, che abbiamo presentato alcuni giorni or sono su questo sito, La
mia vita per gli amici. La sua fedeltà
infatti, aveva già messo in conto di "soffrire, non solo o non
tanto pour l'Église, ma anche par l'Église" e,
commenta De Piaz: "Sapevano quei furbacchioni di lunga durata
dell'allora Sant'Uffizio, di poter contare sulla sua fedeltà".
Il
breve intervento puntualizza poi altri aspetti da tener presente nell'intepretazione
dei testi turoldiani, come l'ascendenza delle sue origini contadine e
povere, sulla sua concezione antropologica che segna la sua presa di
posizione decisa per i deboli e gli ultimi (si rammenta anche il film Gli
ultimi, fra i più crudi del neorealismo, realizzato con l'aiuto di
Pier Paolo Pasolini, che alcuni anni dopo avrebbe diretto il famoso Vangelo
secondo Matteo). Un saggio, dunque, che ci dà alcune valide
indicazioni di lettura dell'opera turoldiana, soprattutto tenendo
presente che ci viene da un personaggio che più di ogni altro lo conobbe,
gli fu amico e contribuì, in qualche modo, alla realizzazione dei suoi
scritti - e che dunque può autorevolmente indicarne i punti di
forza, le insidie interpretative, i risvolti che potrebbero passare
inosservati. |