Camillo De Piaz

L'evento Turoldo

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Camillo De Piaz

L'evento Turoldo

Edizioni Paoline, 2001

 

 

nota di G. Lucini

 

 

 

Camillo De Piaz, valtellinese, è un grande intellettuale lombardo, amico e consigliere di David Maria Turoldo, suo "compagno di squadra" in molte imprese, fin dagli anni dell'Università a Milano, e poi al tempo di Nomadelfia, dell'esperienza della Corsia dei Servi (che dal 1952 "venne mantenuta in vita - come proposta tra le più coraggiose, allora, in Italia" da lui stesso, da Peppino Riccia e Lucia Pigni Maccia, come ci riferisce nelle sue memorie David Maria Montagna, un confratello), alle Messe della carità, alle predicazioni (come è mio debole ricordo) anche nella mia terra, in Valtellina, con Abramo Levi, altro importante intellettuale valtellinese, punto di riferimento aperto della gioventù di allora, irrequieta e assetata di parole che portassero senso.

Il volumetto è diviso in due parti: nella prima è riportato il testo dell'intervento che Camillo De Piaz tenne in occasione del convegno di studio Testimonianza e poesia - David Maria Turoldo, tenutosi a Camposanpiero i giorni 14 - 16 maggio 1993, a un anno dalla morte del poeta.  La seconda parte riporta una essenziale biografia di Turoldo, ad opera del confratello Montagna, deceduto nel 2000.

Il breve contributo di De Piaz, è peraltro fondamentale nella comprensione della poesia di Turoldo, per due fatti fondamentali.  Il primo è l'importanza del personaggio: in pratica De Piaz fu una specie di seconda anima di Turoldo, proprio perché a lui caratterialmente opposto.  Comunicativo era David, riservatissimo Camillo, a suo agio in pubblico il primo, quasi a disagio il secondo, irruento e passionale David, pacato, problematico, sottile Camillo.  Per questo il binomio fra i due, ognuno dei quali invidiava qualcosa alle qualità dell'altro, fu particolarmente felice, proprio perché lavorando bene e con grande stima reciproca, ognuno sapeva meglio servirsi delle qualità dell'altro.  In particolare, si può dire che praticamente ogni scritto di Turoldo veniva discusso con Camillo, a volte anche con una certa passione, e ci viene da pensare che se un Turoldo si sottoponeva a questo "imprimatur", l'occhio di Camillo doveva essere ben aperto e critico.

In secondo luogo, l'intervento di Camillo puntualizza alcuni aspetti di non secondo piano, da tener ben presente quando si legge la poesia di Turoldo.  Riportiamo un solo passo esemplificativo: "cosa ne sarebbe stato di lui, e dell'efficacia perdurante del suo messaggio, fuori dalla chiesa?  Il guru, di null'altro al centro che di se stesso [...]  Qui rinnovo il mio monito a certi suoi fans: stiano attenti a non rendergli ora un cattivo servizio, a non trasformarlo in qualcosa che in tutta la sua vita ha cercato, lottando anche contro se stesso - è stato questo il suo cilicio - di non esserlo". 

L'osservazione giunge a proposito per una corretta interpretazione del libro edito da Mondadori, che abbiamo presentato alcuni giorni or sono su questo sito, La mia vita per gli amici.  La sua fedeltà infatti, aveva già messo in conto di "soffrire, non solo o non tanto pour l'Église, ma anche par l'Église" e, commenta De Piaz: "Sapevano quei furbacchioni di lunga durata dell'allora Sant'Uffizio, di poter contare sulla sua fedeltà".

Il breve intervento puntualizza poi altri aspetti da tener presente nell'intepretazione dei testi turoldiani, come l'ascendenza delle sue origini contadine e povere, sulla sua concezione antropologica che segna la sua presa di posizione decisa per i deboli e gli ultimi (si rammenta anche il film Gli ultimi, fra i più crudi del neorealismo, realizzato con l'aiuto di Pier Paolo Pasolini, che alcuni anni dopo avrebbe diretto il famoso Vangelo secondo Matteo).  Un saggio, dunque, che ci dà alcune valide indicazioni di lettura dell'opera turoldiana, soprattutto tenendo presente che ci viene da un personaggio che più di ogni altro lo conobbe, gli fu amico e contribuì, in qualche modo, alla realizzazione dei suoi scritti - e che dunque può autorevolmente indicarne i punti di forza, le insidie interpretative, i risvolti che potrebbero passare inosservati.