Poesia alla frontiera


di Gianmario Lucini

 

      

   Home page di Gianmario Lucini

       

     

     

          

          

Agneta Falk è una finissima poetessa americana, della quale chi scrive poco conosce, se non alcuni testi recitati da lei stessa alla "Trattoria Mossini" in Sondrio, in presenza di 50 / 60 persone, in un clima assolutamente informale.  Lo stesso è per Jack Hirschman, marito di Agneta, credo uno dei migliori poeti statunitensi, del quale ho sottomano solo l'ultima (e a detta della critica forse la migliore) raccolta: Arcani, per i tipi di Multimedia (Hirschman ha scritto circa 80 volumi).

Ma procediamo con ordine.  L'incontro, che voleva mettere un po' insieme - in maniera informale e tutto sommato simpatica - poesia, richiamo alla pace (che oggidì certo non guasta) e pizzoccheri valtellinesi, è stato organizzato dall'Associazione GEA, nata sullo stimolo delle teorie psicosintetiche di Roberto Assagioli, il grande psichiatra e psicoterapeuta italiano particolarmente attivo nel ventennio dal 1920 agli anni '40, che sviluppò un suo metodo terapeutico, su premesse a volte molto diverse dalla "classica" teoria freudiana, che ben si intona alle nuove istanze culturali emergenti in questo tempo (ricerca di senso, nonviolenza, rapporto di armonia con la natura e il mondo - in senso lato).  Oggi le sue teorie sono abbastanza conosciute in America e poco (al solito) in Italia.  La sua opera più importante, Principi e metodi della Psicosintesi terapeutica è edita (con altri titoli) da Astrolabio.

Altri protagonisti della serata sono stati la Libreria Alice di Sondrio e le Multimedia Edizioni - da questa casa editrice è infatti partito l'iniziale proposta per una recita pubblica dei due poeti.

La coppia Falk-Hirschman suscita una immediata simpatia, non solo per la semplicità dei personaggi, la loro vicenda personale e umana, la loro cultura, la loro voglia di vivere unita a una certa saggezza che traspare dal loro atteggiamento, ma anche perché si intuisce immediatamente, appena iniziano a recitare le loro opere, che queste due persone, questa famiglia (anche il figlio era poeta) vive per la poesia, vive di poesia, trova nella poesia un senso, laico o religioso che sia, ma qualcosa che dà senso all'esistenza.  E, ascoltando i testi, l'orecchio del critico (che in questo caso ha ascoltato le traduzioni, non conoscendo bene l'inglese, anzi, l' "americano") è rimasto appagato, non solo dalla grande perizia fonica della recitazione (eccezionale in entrambi), ma soprattutto dal testo "in sé".

La cultura, in questi luoghi di frontiera, si può fare anche così, in spazi stretti e raccolti, senza fronzoli ed etichette e riti, senza cerimoniali che distraggano dal nocciolo delle questioni, e magari finendo la serata con due pizzoccheri e un bicchiere (uno...) di buon vino.  Perché no?

       

Agneta Falk è nata a Stoccolma nel 1946 (cito dalla locandina) e vive in Inghilterra dal 1969.  Insegna teatro, comunicazione, letteratura e scrittura creativa.  Il suo lavoro poetico è presente in numerose pubblicazioni ed ha esposto la sua "arte visuale" in Gran Bretagna e Stati Uniti.  Divide il suo tempo tra San Francisco, Inghilterra e Italia.  Ha pubblicato con Multimedia edizioni di Salerno: It's not love, it's love.

Jack Hirschman, classe 1933, è stato definito da Poet News «il più importante poeta vivente d'America».  E' un personaggio-simbolo della sinistra americana, e, di conseguenza, boicottato dal mercato.  E' stato espulso dagli Stati Uniti per la sua ferma ed attiva opposizione alla guerra del Vietnam, perdendo la cattedra all'Università di Los Angeles.  Diventa quindi membro del CLP (Communist Labor Party) e imposta una singolare campagna culturale di opposizione, fondando la rivista culturale rivoluzionaria e internazionale Compages. Ha tradotto numerosi testi di Pasolini (autore fra i suoi preferiti), Artaud, Celan, Scotellaro, Dalton, Mallarmé, Laraque, Giakova, Gogou, Kirsch.  In italiano, oltre ad Arcani, Multimedia ha pubblicato anche la raccolta Soglia infinita.

 

Inizia la recitazione Agneta Falk, con una poesia scritta dieci mesi or sono in Francia, sulla situazione in Palestina.  Riporto qui la tradizione registrata, ma avviso che le divisioni dei versi sono assolutamente arbitrarie (mi affido alla registrazione, non a un testo scritto).  Ignoro di chi sia la traduzione e i tre versi iniziali sono incerti (non si capisce bene dalla registrazione)... ma la cultura di frontiera è anche questo.

    

    ESSERE PRESENTI

    

Grigia lastra di un cielo sopra pioppi (...), lungo il Rodano

e pensare ai ragazzi palestinesi colpiti a morte, 

i soldati israeliani fatti a pezzi...

Chi piange fa piangere

chi vince perde e chi perde vince

ostinatamente

senza pensare a chi lascia il suo corpo

morto per terra

col nome di Dio sulle labbra.

  

Qui si fa la seta, soffice, nella sua fluente lunghezza

che basta ad avvolgere una mummia

fuori da te,

ma dentro, in mezzo a questi pensieri,

l'odore di uno straccio pregno di sangue

ficcato in gola a un toro spietato

che soffoca nel suo stesso sangue.

  

La lunga lingua dell'autunno si arrotola in un silenzio. 

In cielo un merlo conficca le sue ali 

profondamente nel cuore:

chi ami di più 

con gli occhi chiusi,

di chi ti fidi di più 

con gli occhi chiusi?

Anche questi pensieri mi uccidono...

Ed ecco ancora la madre morte

che fa risplendere i suoi denti.

   

Oh, odio, quanto ti odio...

sei così facile da amare,

così fedele nella tua cecità!

Tienimi fra le tue braccia spinose e trafiggimi

fino a farmi un male così forte

da permettermi di lasciarti per sempre

e bloccare i ragazzi che scagliano pietre

più vecchie di loro

uomini che dovrebbero sapere

ben altro che sparare a persone più piccole

più giovani di loro,

impedire loro di diventare alimento

 di  (...) che giocano a monopoli in saloni di marmo

le cui facce non vedranno mai

le cui mani non stringeranno mai 

il momento della verità.

  

l'unico per cui vivi

l'unico per cui muori.

   

Soffermiamoci pertanto, non su considerazioni di ordine estetico, non possibili nella scansione qui presentata (si tratta pur sempre di un verso in lingua straniera).  Il solo punto di riferimento per giudicare questo testo è pertanto il senso, il carattere evocativo e la "poeticità" del messaggio.  E su questo piano, mi sembra, qui abbiamo tutti gli elementi di una poesia finissima: l'intensità, la forte partecipazione emotiva e insieme razionale dell'Io poetico, la rappresentazione dello strazio fisico e spirituale in immagini di immediata forza, la carica del messaggio-pensiero (la pace, la tolleranza, ecc.) trasmesso con vigore plastico, nitido, e insieme antiretorico, nel fluire di un tono colloquiale e pur sempre alto.  Se qualcuno ha ancora dei dubbi sulla possibilità che la poesia civile possa essere poesia alta e "lirica", rimandiamo alla lettura originale di questo testo in lingua inglese (quando sarà pubblicato: mi pare infatti che non sia ancora inserito in nessuna raccolta).  Qui s'è fatto il possibile...

Le poesie di Agneta (non le possiamo trascrivere tutte in questo modo, anche per non rovinarle), sviluppano il tema dell'odio e della guerra (o dell'amore e della pace) sempre con questo stile denso di contrasti semantici, di impliciti paradossi che il testo mette a nudo, di richiami semplici ed accorati, dove si sente una sapienza femminile antica e ormai fuori (o forse sopra) dalla logica del nostro tempo...

Ma anche improvvisi guizzi e sfide, come nel verso "qual è la differenza / fra strategia o pazzia".  Agneta è anche una delicatissima poetessa che scrive sul tema "amore" (il più difficile, credo, in poesia, quello che tanti poeti riducono a banalità o ad enfasi cariche di barocchismi ed eccessi), sempre con questo stile così immediato e comunicativo, queste espressioni così dirette e leggere che sono davvero altra cosa, uno stile suo e personale, non paragonabile ad altri autori.

Basta dunque questo testo a presentare il personaggio, ed a un unico testo vogliamo affidarci, anche per presentare alcune impressioni sulla poesia di Jack Hirschman.  In questo caso abbiamo, fortunatamente, l'originale traduzione in italiano di Raffaella Marzano.

   

Di Jack Hirschman bisogna innanzittutto dire che è un grande dicitore di poesia.  Un testo, pur recitato in una lingua per me estranea come l'inglese (nello slang americano), è pur sempre un testo poetico e se l'oratore è bravo riesci a sentirne l'interna musica, l'interno equilibrio, la sapienza strutturale.  Hirschman è bravissimo in questo.

Riporto qui l'arcano in memoria del figlio, morto a 25 anni di leucemia, poeta e pittore egli stesso.  Anche Agneta ha recitato una poesia per il figlio, che qui non trascrivo, e sembra quasi che in questo arcano Jack sia stato influenzato dal modo di sentire della moglie (la sua scrittura, viva, sanguigna, a volte aggressiva e tagliente, si fa qui dolcissima - ma mai patetica -, intima - e mai intimistica -, serena - e mai conciliata).  D'altra parte, questa figura di David, sembra come aleggiare fra i due, sembra un motivo di memoria che è il cemento umano dei sentimenti reciproci di questa coppia.

   

    L'ARCANO DI DAVID

                        Elegia per la morte di David Hirschman,

                               fotografo, musicista e poeta,

                               morto di leucemia a 25 anni il 2 marzo 1982

1.

  

 СИЛЬНЬІЙ ТОВАРИЩ  [1])

le mie prime parole per te,

            vita

                 dopo la morte,

nel giardino del lutto

nel plasma di questo sangue

della poesia che non può bastare

  

СИЛЬНЬІЙ ТОВАРИЩ 

    

dolce piccolo uomo di musica,

fratello del mio jazz,

cuore di strada in cui tutti i suoni trovano riparo –  

e così non più tempo in ospedali,

non più tempo in questa terra

che mai fu nostra,

    

СИЛЬНЬІЙ ТОВАРИЩ 

     

            luce

                di questa vita nell’aldilà;

questo riff le cui ossa sono lacrime

e il cui spirito ancora si libra nell’aria.

   

2.

    

La strada che attraversa tutto questo

passa attraverso di me.  Non ho

paura né vergogna.

Le nuvole sono mie amiche.

Sono mie amiche sulla terra

che fluttuano nel cielo

straordinarie colombe.

I tuoi capelli risplendono ancora.

Continui ad ardere in noi oltre la brace.

    

Abbiamo questo compito

intimo ora.  E’ stabilito

dal dolore scintillante

trasformato in beatitudine.

Sfioro mio fratello e significa

Fratello, sei

vivo, ti bacio

e ti precipiti verso la mia urgenza

in un attimo

diventiamo le sorelle, le sorelle

sono all’interno delle nostre vocali [2]),

le nostre voci si librano in volo mentre noi

pronunciamo

    

il nostro semplice

riposo insieme, sì,

io riposo in pace con te,

questo letto è la nostra felicità,

ti bacio mille scintille [3]),

voglio dire, il sesso dell’asfodelo

si volge verso di te,

voglio dire, il tuo sorriso è incastonato

nei miei occhi –

questa è la mia brezza gentile,

compagna dei tuoi modi gentili,

con te ho trovato la speranza

quando ero disperato,

mi sono fidato di te in un mondo

affascinato dall’inganno,

il mio dolore è il mio modo di dire:

l’acqua è limpida

come sarà il mondo per cui

combattiamo.

    

Compagna morte, confortami

con la tua vita.

Le nostre canzoni sono dolci, la nostra musica

già famosa fra

i fiori e gli inni

delle farfalle.

I nostri fratelli sanno come fare

luce: è un insegnamento di valore.

Le nostre sorelle sanno come

anestetizzare un corpo come se

il pane fosse per sempre anima.

Il tuo viaggio, il mio viaggio,

il tuo bacio di fiamma

riscalderà il nostro cammino

verso la galassia

e noi insieme metteremo radici

negli elementi;

mista alla tua coraggiosa fragilità,

il tocco di risata oscura

con la quale riconosceremmo lo spazio

per essere infine

la grazia l’uno nell’altro adorata.

    

Исра, когда

Я лишу зто слово Ты

Ленин, сам

Превращаешься

В молодого человека

Который знает историю,

Револцию зтого мира

     

            Scintilla [4]) quando

            scrivo questa parola, tu,

            Lenin stesso

            si trasforma in un giovane

            che conosce la storia

            della rivoluzione di questo mondo.

    

Ti prego, non aver paura

            se sei

un filo d’erba

o un’onda

o un albero.

Io siederò accanto a te.

E’ così che è,

che siamo.

   

3.

    

La luce mi passa attraverso

quando ci vedo dentro il tuo volto.

Questa è una piccola poesia,

una poesia per tutti.

Niente più lutto.

Tutta alba.

 

David era un poeta.  Il suo

fu il primo libro di poesie

stampato in America [5]).

    

Strade di gioia e luce felice,

le poesie mentre accadono,

o vengono portate alle tavole

di compagni e amici.

    

La luce del sole anche con la luna.

La nostra luminosità insieme.

     

Quello che avevva colto nella sua fotografia

di Bobby Hutcherson [6])

era la delicata sensibilità

di un volo che muta mentre le mani

suonano il vibrafono: muta

perché il suono è un modo

per dire: il jazz è.

Così simile a lui.

    

“Ciao, che c’è?”

O, c’è ancora molto

per continuare a suonare

ed ascoltare gli accordi

e il dolce ritmo del jazz,

rinascendo ancora ed ancora

in questo dolce

cuore del suono.

Vedo pianure

la canzone delle farfalle.

Posso continuare a morire per sempre.

La luna è nella mia mano.

    

Теперь,

Как слава сама

Ясность наша

Воедаущего,

за свободу,

Как всегда,

Твой товарищ.

   

Ora,

come la gloria stessa,

la nostra luminosità

insieme

per il lavoro

del futuro,

per la libertà,

come sempre,

tuo compagno.

             

Voglio lasciare al lettore il commento di un testo così straordinario e insieme alcune domande che mi sono posto ascoltando prima i testi recitati (molto diversi da questo, più vitali, più ironici, più polemici e diretti).  Come ha fatto l'America a non accorgersi di un artista come questo?  Come si può boicottare un poeta di questo calibro solo perché iscritto al Partito Comunista Americano?

Mi convinco sempre più che la grande civiltà americana sia soltanto un gran mercato di quello che non esce da certi parametri politicamente definiti, dove molto di buono indubbiamente c'è, misto insieme a tanto ciarpame che ci viene venduto come arte, e magari associato a una "libertà" che, alla resa dei conti, proprio non tiene, come per il caso Hirschman.  Vale a dire, se Pasolini o anche soltanto Padre Turoldo fossero stati Americani, avrebbero preso anch'essi la via dell'esilio, anche senza peraltro essere iscritti al PCI...

Non vogliamo qui commentare o criticare questi testi: lo faremo forse in un'altra occasione.  Ma solo segnalare questi due artisti, certamente molto bravi e decisamente da conoscere.

       


NOTE 


         [1] )       In russo nel testo: “FORTE COMPAGNO”.  Gli utenti di Nestcape vedranno, al posto di questo verso (e di altri scritti in lingua russa) una serie di punti interrogativi.  E' un problema tecnico che la nostra preparazione artigianale non ci permette di risolvere...

          [2] )       Nella cabala vocali e consonanti sono impregnate del principio femminile.

         [3] )        “Scintilla” include il riferimento all’omonimo giornale di Lenin, ma fondamentalmente è un riferimento mistico

          [4] )       vedi nota precedente

          [5] )      Il primo libro di poesie stampato in America fu il Libro dei Salmi di Davide

          [6] )      Bobby Hutcherson (1941 - ), vibrafonista jazz e compositore americano