Letizia Lanza

Elena Bassi – in AA.VV., Profili veneziani del ‘900, Supernova, Venezia, 2003

 

Francesca Santucci

Donna non sol ma torna musa all’arte, Edizioni Il Foglio, Piombino, 2003

 

 

Nota di G. lucini

 

Due pubblicazioni di altrettante scrittrici che da tempo collaborano con questo sito.  Unisce questi scritti una caratteristica di cui diremo oltre.

Letizia Lanza scrive una corposa biografia di 30 pagine fitte fitte (non inganni il piccolo formato del volume) su Elena Bassi, la studiosa veneziana (anche se anagraficamente nata a Mantova, si trasferì ancora bambina a Venezia) di storia dell’arte scomparsa nel 2000 a 90 anni.  Gli studi di Elena Bassi sono importanti per la storia dell’arte italiana, segnatamente il periodo neoclassico e in particolare il Canova, della quale la studiosa stilò e successivamente aggiornò il catalogo delle opere.  La Bassi, convinta socialista, fu anche un'attiva protagonista della Resistenza italiana, non soltanto durante il periodo fascista, ma ben oltre, ad esempio nel 1995 in occasione di note polemiche sul senso della Resistenza (polemiche che ogni anno puntualmente si rinnovano).  La Bassi, da sempre di idee socialiste, in quell’occasione fornì importanti testimonianze sulla resistenza veneta.  Fu un’accanita studiosa, precisa, paziente, documentata, capace di ricostruire situazioni e ambienti servendosi di elementi scovati chissà dove negli archivi e da lei sapientemente connessi.  Un esempio di questo paziente e certosino lavoro, è la ricostruzione storica delle vicende delle chiese veneziane che, col decadimento della Serenissima, in parte furono distrutte o cambiarono destinazione d’uso.  Una donna quindi di grande cultura, membro di importanti enti culturali, che fu chiamata per meriti particolari alla docenza in un liceo (della quale divenne poi preside) e all’Università di Modena, sino alla data del 1979, che la vide pensionata ma non certo rassegnata a trascorrere in ozio il suo tempo.

Con la certosina precisione e con l’abbondanza di notizie che sono doti che a lei riconosciamo, Letizia Lanza ricostruisce la vicenda umana di questa grande e poco nota studiosa (il saggio è inserito in un volume dedicato alla biografia di quattro significativi intellettuali veneziani del ‘900), non soffermandosi certo a una cronaca biografica, ma cercando di capire la personalità di questa donna “ricchissima di sentimenti”, com’ella la definisce, direttamente da testimonianze di persone a lei vicine.  Ne risulta un lavoro che va oltre la mera “biografia” e per certi versi comprende alcune caratteristiche della “storia di vita”, e che peraltro di addentra in considerazioni e confronti sulla situazione dell’intellettuale femminile nel ‘900 e in altre epoche storiche (in particolare il ‘500).

 

Francesca Santucci invece ci ha omaggiato di questo volume di 120 pagine, che raccoglie le biografie di 27 scrittrici, dall’antichità sino ai giorni nostri, alcune note essenziali sulla loro opera e la trascrizione di versi o brani in prosa.  Vi compaiono nomi famosi, come Saffo, Compiuta Donzella, Veronica Gàmbara, Gaspara Stampa, la Barrett Browning, Emily Brontë, Emily Dickinson, Ada Negri, Lalla Romano, Sylvia Plath.  Il libro è prezioso soprattutto per i riferimenti ad alcune scrittrici dell’antichità, delle quali pochissimo è rimasto e anche quel poco sconosciuto.  Un lavoro dunque, anche questo, di notevole impegno, anche soltanto per la raccolta del materiale da commentare e presentare.  Una nota critica forse la si potrebbe fare, nel senso che, man mano che si risale ai nostri giorni, la scelta fatta nella piccola antologia rischia di essere un po’ riduttiva, perché vengono tralasciati nomi importanti, ad esempio una Virginia Wolf o quelle straordinarie scrittrici che sono Grazia Deledda o Elsa Morante.  Ma per forza di cose qui l’autrice ha dovuto privilegiare le sue personali preferenze, perché il ‘900 anche solo italiano, a ben vedere qualche grande scrittrice ce lo ha regalato e, forse, il ventunesimo secolo ci regalerà delle sorprese (è nel campo della poesia soprattutto, che mi pare che le donne stiano pian piano emergendo, con opere e penne significative, ancorché, come sempre, poco conosciute).  Sarebbe insomma un'impresa che esula dallo scopo di un volume come quello predisposto dalla Santucci.

   

La cultura femminile e le sue protagoniste sono dunque il filo conduttore che unisce idealmente questi scritti in un certo senso così diversi.  Francesca Santucci peraltro definisce i contorni di questa cultura “di interiorità in generale, di solitudine, di affetti familiari, di vita domestica, soprattutto d’amore, declinato in infinite sfumature e varietà”.  Una tipologia femminile quindi legata al concreto, alla vita, alle cose che contano e portano a una vita migliore, o anche al dolore “di pancia” ed espresso con accenti non mediati da atteggiamenti o maschere.  Letizia Lanza invece, descrivendo la Bassi, ci mostra una personalità ricca di sensibilità ma nello stesso tempo speculativa, logica, certosina, studiosa, critica, affabile ma riservata, che quasi mette soggezione.

Due tipologie del mondo femminile che, per ovvie ragioni, consideriamo ancor più ricco, anche per il semplice fatto che ognuno può avere sull’argomento un parere positivo diverso da altri pareri positivi.

Il senso dell’operazione delle due scrittrici, peraltro da anni impegnate in questo lavoro di valorizzazione della cultura femminile, o dell’anima femminile dell’umano, è dunque collegato al loro precedente lavoro di recupero, a questo senso del “rendere giustizia”.  Con argomenti, a nostro avviso, tutt’altro che deboli.