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L'alligatore notturno
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Oltre le variopinte persiane del castello pascolava certo sentire allo stato brado, senza tema di limite o d'essere legato da un Eracle a ceppi o da un qualsiasi garante. Io dal nulla dei nomi pronuncio epitaffi sulle foglie dell'autunno e nel loro turbinìo mi disperdo senza forza e senza scampo: non sono la vanga nel cielo che sognavo da ragazzo - non vedi: tutto è uguale, tutto è uguale... non v'è alcunché da dissodare -.
Non è per i morti, non è per le vite spezzate o retorica o rito che invana un pulsare di cuore, ma certe notti innocenti sono già compromesse, certe tranquille bellezze invano implorano pace perdute distanze dall'arrogante luccicore dell'effimero - o dai fantasmi che nascono dal più nero del cuore che batte una breve stagione dicendosi eterno. Mio Dio, mio Dio, tutto è finito, tutto è già finito - le epopee, il tempo neppure cominciato - non c'è morte, non c'è vita,
soltanto l'inquieto battere di palpebre che a stento sopporta la luce.
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