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Quattro poesie d'autunno |
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Passeggiata
In basso il lago di nubi rispecchia un peregrinare per camminamenti bianchi l'inquieto che emerge il capo a volte, periscopio a contemplare il vuoto, ad ascoltare se mai sull'acqua corra voce a pronunciare il nome a dividere, governare l'ombra e il sole, il fradicio, l'asciutto...
L'eco s'imbotra nel corpo della terra vibrano pietre, l'immobile rimbomba nel paesaggio che ci scorre a lato
caparbiamente soli.
Ossessione
Finirai la fatica alla fine della vita - conosci già la data oltre il tuo destino punto che oscilla fuori da ogni legge e silenzioso cade in quel che non è tuo -.
E' un vivere e morire del cuore che incendia il pensiero lo scaglia al cielo, lo lascia allo sfacelo di quel velo di nebbia prima nell'impatto.
Visione
Passa nel bianco l’ombra d’un uomo che chiama uccello che plana la sua voce fra gli abeti e benché vicina pare assai lontana voce nel vuoto di corpo celeste che vibra e smuore
-... e dimmi tu se mai ebbe vita e fonema quella lontana voce lontana come il mare se mai per lei s’accese un cuore, un desiderio prima del suo volgere e cadere fra le soffici braccia del nulla
o se soltanto fu l’incubo chiaro della tenace illusione che assilla...
Paesaggio
Scorre il sentiero, il paesaggio muta si fa vicino e più nero il nero della roccia, il suo cuore duro ci accoglie nel silenzio della gola predata dal vento.
Tutta la storia dell’uomo sta racchiusa nella metafora della salita, nella fatica, nel dolore del cielo oltre le nubi addensate già nel greve del mattino.
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