Gianmario lucini

                       Quattro poesie d'autunno

 

 

 

 

 

 

Passeggiata

 

In basso il lago di nubi rispecchia

un peregrinare per camminamenti bianchi

l'inquieto

che emerge il capo a volte, periscopio

a contemplare il vuoto, ad ascoltare

se mai sull'acqua corra voce a pronunciare il nome

a dividere, governare l'ombra e il sole,

il fradicio, l'asciutto...

 

L'eco s'imbotra nel corpo della terra

vibrano pietre, l'immobile rimbomba

nel paesaggio che ci scorre a lato

 

caparbiamente soli.

 

 

 

Ossessione

 

Finirai la fatica alla fine della vita

- conosci già la data oltre il tuo destino

punto che oscilla fuori da ogni legge

e silenzioso cade in quel che non è tuo -.

 

E' un vivere e morire del cuore che incendia il pensiero

lo scaglia al cielo, lo lascia allo sfacelo

di quel velo di nebbia prima nell'impatto.

 

 

Visione

 

Passa nel bianco l’ombra d’un uomo che chiama

uccello che plana la sua voce fra gli abeti

e benché vicina pare assai lontana

voce nel vuoto di corpo celeste

che vibra e smuore

 

-... e dimmi tu se mai ebbe vita e fonema

quella lontana voce lontana come il mare

se mai per lei s’accese un cuore, un desiderio

prima del suo volgere e cadere

fra le soffici braccia del nulla

 

o se soltanto fu l’incubo chiaro

della tenace illusione che assilla...

 

 

Paesaggio

 

Scorre il sentiero, il paesaggio muta

si fa vicino e più nero il nero della roccia,

il suo cuore duro ci accoglie nel silenzio

della gola predata dal vento.

 

Tutta la storia dell’uomo sta racchiusa

nella metafora della salita, nella fatica,

nel dolore del cielo oltre le nubi

addensate già nel greve del mattino.