|
Elegie per la bella (sequenza) |
|
dedicata al femminile *)
Un pensiero m’inquieta ha volto e figura e viene di lontano trafigge l’azzurro come la poiana mi ghermisce m’invade – terra e fatica nervo che si tende nello scatto nella paura prima del distacco.
*****
Giunge la parola e infine il volto che non oso toccare si perde nei colori d’un lago si dissolve sullo sfondo d’un’antica natura disossata dall’inverno - per te sento l’oro nascosto del risveglio il piglio elastico del gesto: ho infine soltanto cinquant’anni...
*****
Nel turbinio di visioni ad occhi aperti cali nella notte, t’immergi in quel terrore che s’ingrippa e sfuma in una vasta nube nera: non sanno amore passando feroci nel giorno gemente non sanno l’eresia del silenzio e l’acqua perenne che macina la pietra
tu cali nel silenzio come il petalo dell’albicocco e lei ti porta via.
*****
Vorrei dedicarti versi d’amore consonanti e vocali che declinano il tuo volto e rivelarti nel palmo della mano aperta epica senza bandiere come pane all’affamato, sangue alla passione più vera. Dorme un demone antico nei nomi e nei verbi e trema il fonema a pronunciarti nell’osceno di questa terra morta.
*****
E come vela sei che resiste fiera sul mare che ribolle, chiara nello sconfinato nero pencoli al vento e lentamente avanzi nel mio tempo.
*****
8 aprile
E sono vivo ancora perché mi chiami e mi riveli nella ruga che t’increspa l’occhio sorridendo e sono al mondo destinato, a questo incontro che ha l’aroma pigro d’un caffé pomeridiano - il lago banale si converte, il vento d’uno spirito lo visita e lo scuote: qui stanzi come esercito e chiami i fiori del pesco vita che zampilli dall’arida corteccia dell’inverno.
*****
Oh mia lieve e luminosa musa che nel tedio ti dissolvi dei giorni più cupi che mai ricordi... nelle mani stringo le tue mani per trattenerti ancora un poco nel disegno d’un’ardita fantasia e nel gelo dei sepolcri cerchi il tenue calore del mio fiato; mia musa mia musa che vertigine se guardo appena oltre a misurare il baratro che da te mi separa – noi vicini abitatori d’estranee dimensioni...
*****
Sei così piccola e minuta come desiderio di silenzio nel clamore ti fa vibrare la febbre d’un amore come il più alto colore della magnolia verso l’azzurro cielo che si cela dietro le nubi d’aprile. Piove in alto nevischia, immobile il tempo pare trattenga il respiro – si muore lontano e qui si dispera nello strazio dei gemiti che il vento porta di laggiù, oltre il lago -. I tuoi occhi s’adombrano d’inquieto ed è come un monito in sordina il senso del paesaggio che ti penetra spegnendoti in un filo di voce...
*****
Sei la visione che spiove improvvisa nell’orizzonte del mese di maggio e sul vasto prato s’arruffa al refolo
sottile, dilegua fra i verdi e gli azzurri gioca uccella in amore, (visione di te e volto e pane che tenni forse fra le mani sussurrando verità d’un gioco irripetibile)
e poi fragranza di sapore nella perfetta accoglienza della casa trovata e riperduta - che attende ora disseccata dal fiato d’un tempo banale...
Chiamo il tuo nome nel vuoto per poterlo colmare.
*****
Tu eri nascosta perché non avevo occhi non il passo della gioia per trovare la tua casa né la mitezza dell’abbandono a dissolvermi in te come l’animale che di semplici meraviglie si paga
e balbutendo il tuo nome, storpiandone il sapore sulla tua assenza costruivo il mio limbo paradossali scenari e logiche e dottrine svanite al primo tuo espiro - èffeta tua vibrata sul mio capo come olio profumato, come essenza -. a suggellare il nostro vincolo segreto.
Da quaresime d’anni sei migrata dolce mia luna orizzonte strepitoso - come lei ti sveli e ti riveli cammini nel mio tempo lo canti.
*****
Ci sono vite dove l’amore giunge tardi come un gatto s’acquatta sull’uscio nel sole e ti rivolge gli occhi con quella sapienza antica dell’animale. Tu passi, lo vedi, lo brami accarezzare e ti risponde inarcando la forte ruota del primitivo desiderio d’essere materia disciolta in materia e sua essenza viva d’un fuoco che canta dove la morte non potrà mai capire.
*****
... e luminosa giunge nella bruma lei a sondare assopiti segreti e quanto il corpo brami trasfigurazione e volo, sciolga dubbio e legami e il vuoto sfidi, solo.
E l'amerò in quel ritaglio d'antica strada al sonnecchiare del meriggio di barche pigre e cigni sul lago opaco, l'amerò per quel suo gioco negli occhi che dispiega il mistico silenzio del mio fuoco.
*****
Nella mente mi sei – fra tutte queste stragi di primavera – nel sonno tetro del mondo vegli e tremi cerchi l’abbraccio, lo temi
quasi fosse impossibile quel sogno dell’erba e del parco il silenzioso risveglio dei fiori il passo del vecchio e del bambino che vanno nella tiepida brezza d’aprile.
Sei la speranza che non vuole morire nel mondo intetrito dalla minaccia del falco predone che cala dall’alto da dietro una nube...
*****
29 aprile
Se tornerai domani è soltanto per tuo merito io non ho la forza di difenderti dall’osceno che guadagna e vince il campo
eri un tempo la bella inaccessibile riposi ora esausta sul mio petto come reliquia e nostalgia da proteggere
- perché a me, proprio a me questo pegno?
*) nell'auspicio che il femminile diventi un giorno la più stimata delle virtù umane
|