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da: Nel segno di Daniele |
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Distogli i diademi dagli occhi, scombìnati l’ordine mentale, ritorna alle tue ceneri abbandonate trent’anni or sono sul bordo di un’ipotesi che non volesti mai verificare: povertà estrema estremo disimpegno in questo fosco progetto di male. Riscaglia nel ventre dell’etere tutte le guaste orazioni e l’odio gentile che sbava dai consessi degli uomini dotti e ragionevoli; sollévati in alto come fossi una piuma o un sorriso di Dio incredulo davanti al suo unico peccato che ritrova la via del riscatto.
Saranno i poveri a vincere la terra e spargeranno nuove sementi, dissoderanno le pietre e le arsure con un piccolo diniego - un cenno lieve del capo.
Non siamo reduci da alcuna battaglia, non siamo vecchi, siamo nati or ora cogliendo un baluginìo nella neve. Se poi proietti avanti gli occhi, ti getti senza riflettere, senza invocare teorie o dicerie movendo il passo festoso del cane che si spinge dentro gli intrichi più nascosti della macchia con cuore innocente, allora sarai scintilla nella notte sarai scintilla che in alto vola e chiama a sé benedizione et odio.
Ho tremore nelle mani. La fine di questo impero è vicina e lo dice la violenza dei singulti fra cinismo militare e regressione nell’oblìo. In alto il segno nel cielo si sfalda e sotto i piedi il suolo mostra crepe profonde e non si cheta mai. Si salvi chi può grideranno i capitani quando già l’acqua che si frange sugli scogli ci frusterà sul volto e i morti negli abissi dondolando sembreranno danzare cullati da quel grido
- già ora si leva nell’oscura e più scettica parte del cuore un tardivo miserere: eterna coscienza d’un lutto, intuizione d’un nuovo terrore.
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