Gianmario lucini

                        da: Nel segno di Daniele

 

 

 

 

 

 

Distogli i diademi dagli occhi, scombìnati

l’ordine mentale, ritorna alle tue ceneri

abbandonate trent’anni or sono sul bordo di un’ipotesi

che non volesti mai verificare: povertà

estrema estremo disimpegno

in questo fosco progetto di male.

                                             Riscaglia

nel ventre dell’etere tutte le guaste orazioni

e l’odio gentile che sbava dai consessi

degli uomini dotti e ragionevoli;

                                         sollévati

in alto come fossi una piuma o un sorriso

di Dio incredulo davanti al suo unico peccato

che ritrova la via del riscatto.

 

Saranno i poveri a vincere la terra

e spargeranno nuove sementi,

dissoderanno le pietre e le arsure

con un piccolo diniego

- un cenno lieve

del capo.

 

 

 

Non siamo reduci da alcuna battaglia, non siamo vecchi,

siamo nati or ora cogliendo un baluginìo nella neve.  Se poi

proietti avanti gli occhi, ti getti

senza riflettere, senza invocare teorie o dicerie

movendo il passo festoso del cane che si spinge

dentro gli intrichi più nascosti della macchia con cuore innocente,

allora sarai scintilla nella notte

sarai scintilla che in alto vola e chiama

a sé benedizione et odio.

 

 

 

Ho tremore nelle mani.  La fine

di questo impero è vicina e lo dice la violenza

dei singulti fra cinismo militare e regressione

nell’oblìo.  In alto

il segno nel cielo si sfalda e sotto i piedi

il suolo mostra crepe profonde

e non si cheta mai.  Si salvi

chi può grideranno i capitani quando già l’acqua

che si frange sugli scogli ci frusterà sul volto

e i morti negli abissi dondolando

sembreranno danzare cullati da quel grido

 

- già ora si leva nell’oscura

e più scettica parte del cuore un tardivo miserere:

eterna coscienza d’un lutto,

intuizione d’un nuovo terrore.