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Osservazioni empiriche |
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Dedica al lettore
La sera passa e nomi si affacciano, volti alle finestre. L’ipocrisia dell’ora che declina dolcemente, ci fa sentire tutti santi e leggeri in pace con Dio davanti al tramonto.
Ma io non sono nato per godere la bellezza; ho pochi aggettivi in testa, vicende che non voglio precisare;
ignoro cosa cercare e perché cerco, nel grande immondezzaio dell’umano pitocco un po’ di senso.
1
O vedere come a volte vede il medico lavorare di bisturi, professarsi scettici, non dubitare mai dello sguardo scientifico che indaga, spia le viscere, si concreta in pillole, ricrea l’omeòstasi - peso e contrappeso di partìcole chimeriche da ingerire a riparare le storture di madre natura.
Oh la spiegazione logica, in questo sistema formidabile di belli e impuri elementi primordiali, che ci racconta tutti i mali e li redime con formule chimiche e lume di buonsenso
- ma non l’infinito rimpianto per un amore perduto.
2
Quest’anno l’estate ci abbaglia: - vessati su roghi di sabbia s’implora al cielo un po’ d’acqua ma un’ammissione di colpa non sortirà da alcuna bocca;
nessuno vuol dormire accanto alla cenere delle foreste bruciate, né spegneremo ordigni di macchine condividendo il silenzio dei poveri -.
Verrà ancora un inverno di neve a sospendere la dura tortura, ci monderà d’una luce diversa e potremo ancora tornare mondi a peccare.
3
Non ha l’estro di giocare con la polvere sollevare mulinelli nel sole: ha smania d’andare, percorrere cento passi in un solo frammento, cento respiri in un unico affanno.
Chiede al Cielo un traguardo da varcare la mano del Messia, la rotta, consolazione, salvezza (corromperlo non è difficile nel segno dell’etica);
ha il corpo che s’adatta a questa incombenza: s’appiattisce, s’erge come antenna radiofonica, si flette come canna al vento inflessibile della ragione.
4
Parlano soli ad alta voce, corrono si riversano sulle scale mobili non vedono nulla a destra nulla a sinistra – il mondo transita in un tram da chimera a chimera e solleva foglie morte e cartacce -.
Ho visto un angelo volare sulla stazione centrale ma nessuno guarda mai in alto a Milano.
5
I sogni veri giacciono sepolti in una piana sotto la neve ti guardi intorno e vedi solo volti sconfitti. Il tempo dei sogni è più breve d’un soffio e il soffio che li genera più lieve del soffio dell’effimero.
6
Ti sta proprio bene sul collo il capo fiero, scolpito dalle rughe della tua scienza da qualche leggero disagio - ammettiamolo, effetto collaterale -.
E’ il trucco per sfuggire alla banale fastidiosa rogatoria del silenzio che implode mentre ti radi o scruti annoiato nel cosmo della mosca e del ragno compagni di vita e di stanza.
E’ solo una lieve menzogna: noi siamo esseri ambigui e incrociamo gli sguardi a fatica e non è facile vederci riflessi giorno per giorno nei volti,
- nati per mischiare giorni e notti in un solo addio incombente, l’attesa d’un messia, l’illuminazione.
7
Quel sorriso pare lasci uno strascico ma non sai che significhi. Ti alzi dal divano e il sorriso è là che ammicca, scartavetra; e tu non sai che fare, dove portare il resto del corpo. Vorresti sentire un esito, un singulto polmonare dischiuso come un fiore d’aria in tempi non sospetti.
Potrebbe redimere la sera il senso del colloquio, in intero decennio d’amore
- quel che le parole non sapranno mai dire.
8
L’aria occupa il vuoto quanto apri la bocca: un fendente d’aria ti spalanca, guscio che vibra e suona suono di conchiglia.
Generazioni annidiate nella tua saliva.
Potresti inventare significati, decidere il tempo che ti resta ad ogni refolo che soffia - strumento di vento -,
scaldarti, salire come odore di pane, pallone aerostatico, nel buio schiantato senza rumore.
Questa mia vana scrittura lo dice - lieve fruscio surrogato di vita.
9
Sii allegro, i giorni sono brevi, il caldo prendi, il freddo, il brivido chiamato amore
ingloba il tutto nell’urlo animale e la morte del sole, le nenie per l’eroe, i cori del teatro.
Intanto il cuore trema nel suo guscio la morte parlotta col portiere di sotto e ringhia il suo buongiorno mentre passi e ti rechi al lavoro.
Ma tu sii allegro, conserva lo smalto sobrio e sportivo dell’età di mezzo, in groppa ai marosi del fascino e della solidarietà sociale.
Non fuggirà il giorno, per te non marcirà la rosa - eternamente fisso nella trama delle immagini monumento incorruttibile.
(a Pinzolo, Chiesa di S. Vigilio)
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