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Se manca la speranza |
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Dedicata ai ragazzi di Chivasso *) Martina Passarella, Santa Piercarla, Federica Avanzato, Marco Caccin, Federico Pomero, Colombo, Tina Carratta, Andrea Guida, Elena, Chiara Falbo, Giancarlo M. Traina, Martina Cavallerio, Stefania Canil, Marta Cimadom, Alessia Zappavigna, al coordinatore Fabrizio Allione, alla Prof. Rossella Bo e a tutti i ragazzi delle scuole medie superiori.
Qohèlet segue il turbinio del vento girare girare sulla soglia del palazzo e geme nel vento geme e stringe al petto la sua lucida assenza - una rabbia che non puoi leggergli in volto -. Gli orti urlano e ribrillano sotto il sole il turgore del verde – questa chiassosa festa per le cose che passano per il cielo che muta per l’angelo che di lontano osserva senza dire nemmeno una parola.
Il vento non fa che girare il vento sottile e forte sospinge verso il baratro esseri vivi esseri morti nel medesimo luogo immutabile il pianto di ieri il pianto di oggi rinsecca il vento sugli occhi e infossa dentro la terra il dolore del sole e la speranza e la benedizione e i nascituri - tutto si perde nell’ossessione del vento che gira e rigira sempre il medesimo luogo di terra pianto e vergogna perduta speranza vacuità...
Dicono “nasce un altro giorno il nuovo millennio” – di’ l’hai veduto varcare la soglia del mare varcare il monte e sorridere?
Dicono “abbiate fede e speranza nella scienza ma non abbiate carità” – di’ l’hai inteso forse il gemito nero dei bambini il gemito dei vecchi farsi musica?
Dicono “è pronto il rimedio è pronta vi daremo eterna vita” – di’ volesti mai vivere in eterno vivere quest’incubo in eterno?
Ho vissuto il mio tempo cercando fra i rifiuti. Dalle colline dei rifiuti sono stato sepolto da lì sono rinato come un fiore maligno senza colore e senza profumo. Ho scavato il mio letto nella terra avvizzita delle periferie ho sorriso al cielo mostrando denti e gengive il ventre gonfio le mosche pascersi delle mie lacrime. Sarò io la nuova speranza partorita dalla scienza del bene e del male il deliquio di questo mondo in attesa nel limbo fra morte e resurrezione.
Il principe è assiso sulla soglia interroga la sua muta sapienza nel vento che gira e rigira in turbini obliqui indaffarato e vuoto il cuore diviso l’occhio impietrito che fissa un altrove da sempre per sempre.
Il principe fissa il vuoto non muta il volto nei secoli dei secoli da un’alba che sfuma fra i cunicoli di storia e leggenda a un tramonto che sfavilla nel nero incipiente della notte come a sfidarla...
“Ciò che è storto non si può raddrizzare né ciò che manca si potrà contare”: abbiamo ucciso dèi per questo fracassato teste di pargoli contro le pietre siamo impazziti dal dolore e l’azzurro non sorride più non ritempra più il verde gli slanci d’amore chini come schiavi portando la vergogna nella tristezza infinita del paesaggio ridente di primavera... “Dove c’è molta sapienza c’è molta tristezza se si aumenta la scienza si aumenta il dolore” **)
ma è tempo questo dell’arroganza della disfatta.
Aprite le danze, svegliate le orchestre cantate a squarciagola canzonette frivole e incanti mozartiani l’oro più puro della musica e il chiasso più lieto delle feste: muore così l’occidente fra i cori e le musiche stremato da opere che innalzano oltre ogni orizzonte la sua potenza fra le stelle nei profondi del mare silenzioso. Muore giocando l’ultima partita contro la fatica dell’amore.
Da dove giunge questo canto, da dove rimbalza l’allegria nel vento che gira e rigira sulla piazza rovente di sole? E’ un canto antico intonato da millenni non ancora concluso. Si veste di nulla la sera e ricade supina allo schiocco della frustata.
Sorge la luna – la vita ritorna nel nulla.
*) I ragazzi delle Scuole Medie Superiori di Chivasso (TO), dove mi recherò il 21 aprile per un incontro pomeridiano di poesia e che già da ora, tramite E-Mail, scrivono cose bellissime, delle quali parleremo **) I versai in corsi sono tratti dal libro del Qohelet (Bibbia, ed. Paoline)
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