Gianmario lucini

                       dieci ottobrine

 

                               

 

                               

 

 

Dormiveglia

 

La pioggia d’autunno recita l’appello

profonda come la mitraglia

voce nella notte infuria

si assopisce si risveglia

- ci si smarrisce nell’immenso

senza nome e figura. –

                                     La pioggia

inconscio della natura

sua voce più vera.

 


 

Contaminazioni

 

Ottobre stupito dorme

nell’ampolla della sera

nella morte dei monti la tosse dei fiumi

il lamento dell’essere che pigola

- pancia molle, pancia molle

di sogni adolescenti... -.

 

Nelle foreste più cupe stanno cantando

cori di lupi i canti del Signore

la lira di David è suonata da un corvo

impagliato che evoca l’inferno.

 

 
 

Numeri

 

L’uno è così fragile in quel suo

venire dal nulla per via logica

confitto ai bordi dell’infinito

alle soglie dello smarrimento

 

se il due non fosse smarrirebbe

la sua essenza nell’alito buio

delle acque primordiali – sole

nella nebbia del mattino.

 


***

 

In queste immense distanze in pastore

nella notte profonda delle alture

è il solo che possa parlare alla luna

con le parole dell’uomo primordiale

 

sempre diverso e sempre uguale

nello scorrere dei secoli.

 


Malumore

 

Nella notte mannara unico segno

l’ostilità delle cose.

 


***

 

Non una bava di vento nel piatto

paesaggio.  Il solstizio

cade fra il giorno e la sera degli anni

fra un delirio e un sorriso

il globo terrestre ruota sul suo asse

stanco nell’abisso

disanimato ingranaggio

 

- ci vuole molto coraggio

e pensare il vuoto che ci avvolge.

 


Ascesa al Pizzo Brandà

 

I ragazzi sono saliti sulla vetta

col candore delle colombe

in equilibrio sul crinale

disposti a precipitare

nel dirupo per un vero

atto d’amore

un verbo sicuro

acceso come i gialli

vibranti dei pendii o l’azzurro

tranquillo del cielo ottobrino

 

- sta loro vicino, Dio,

preservali dalla follia

di diventare adulti.

 


Scena di caccia

 

Il giorno si svela e si procede

per passi incerti su fossi e per prati

per sgangherati teoremi di cani e fucili

sparando al mondo, al cielo del mondo

il piombo antico della malafede che

grandina a volte esausto sul fondo

dei più segreti disincanti.

                                        Il cane

da punta purissimo e gaio

amico che abbaia nel verde ancora allegro

di settembre, a volte ci guarda e sogghigna

con quel ghigno canino impercettibile

 

e ti sorprendi di sottecchi osservato

tu che osservi con occhi padroni

la morte e la vita

in tremendo duello.

 


Appunti per un ritratto

 

A volte gonfia impettito la tronfia

natura di pavone e fa la ruota

su un prato ipotetico e scaglia

con teatrale furore il suo raglio

d’asino che spara a mitraglia

calci al vento.

                      Non sento

disprezzo, non sento nulla, soltanto

vuoto di dentro che gira e rigira

nel tetro intimo inquieto

e scava, scava senza posa

con tenacia scava nella roccia

molle delle mie illusioni.

 


Vicenda nota

 

Non ci sta con la testa il ministro

vuol spendere idee

provocare maree in delirio che smuovano

con fede le montagne; offende

si lagna d’essere offeso, proietta

introietta secerne

veleni che tagliano in quattro

segmenti crociati il mondo creato

per essere intero dal buon Dio.

                                                 O sacro

furore di quest’uomo integrale

che sa coniugare l’ardore del mistico

al potere con la smania del martirio

- che non viene, che non viene... -.

                                                     Nerone

divertito dall’improbabile ieratico

gli trova un impiego di ripiego

nel suo circo fra le schiere dei pagliacci.