Gianmario lucini

 

Passacaglia (silloge)

15 poesie inedite


 

 

 

 

 

 

 

 

                                           a Gianni

    1

Andiamo.  La sera è svuotata

e s'allunga una nuvola rossa

sgraziata di traverso l'orizzonte.

Andiamo a fronte bassa con la punta

del giorno fra le carni amare,

si va perché si deve andare a qualche festa

fra il viavai dei lacchè, la nevrosi

di violini stridenti e cromocorni,

col vento di satana ad alitare

in quest'ambigua vicenda

alito di male.

 

    2

Osservali, ascoltali, li vedi:

gridano, s'affannano, non sanno

che sono già cadaveri dell'epoca

o poco più di nuvole che vanno

stracciate da un vento che le spinge

alla deriva della storia...

Osservali e tieni memoria

di quello che dicono, sicuri

eretti come forti granatieri

della verità...

- non rimarrà di loro che una vuota

pellicola di verme che si muta

a primavera, non rimarrà che pena

al rammentare, come di vento

lamento su aride pianure.

 

E strazio di lacrime innocenti.

 

    3

Come fossero serpi le radici di pensieri

in agguato nella sabbia arroventata

e non dici che il normale, il banale

singulto dell'epoca che muore

e non muore mai, che si divora

patendo non sapendo di patire

allungata nella sera come nube

o taglio fra vizio e virtù

- senza più notte, foglia, né rugiada

il tempo la divora e la risputa.

  

    4

Dimmi due parole ancora vive

fra le insegne colorate della notte

due parole composte, dignitose

come alabardiere a guardia d'un defunto

re, due allegre uccelle e vittoriose...

  

(è come andare stanchi e senza cuore

questo andare nella sera che non muore

mai, è come folle sperare

abbarbicati a una foglia alla deriva

su questo fiume che non ci porta al mare).

   

    5

Noi siamo nati nel mito del potere

buono e democratico

insorto in armi contro la barbarie

dei campi di sterminio:

noi non cadremo mai nell'ignominia

di sangue del nero novecento:

saldi all'ombra della scienza

del bene e del male;

le nostre armi non sono che parole

che danzano nell'etere, s'imbrigliano

nel vento allegro del lazzo e del piacere

di vivere.  Chi potrà mai turbare

tanta lascivia dei sensi?

   

    6

Parole che vanno, parole che vengono

parole che dicono e non dicono

quando la sera si sdraia sul divano

e sbadigliando si stira e illanguidisce,

parole forti cavalle che s'impennano

nel dormiveglia leggiero avanti il sonno

- pausa da un produrre a un altro

produrre nel segno del futuro -  lui,

lo scuro oratore, le trascina in catene

fino al proscenio e le abbandona

alla mercé di quel che dice:

tuoni e lamenti.

  

    7

I volti intorno a noi sono cambiati:

alcuni se ne sono andati ed altri

sono venuti di lontano: occhi scaltri

in libertà volando come colombe

nella nebbia del nord e nell'inverno

in quell'eterno brusìo occidentale

che il male trama e il bene del pianeta

in angosciate oscillazioni - ma essi

stanno fissi piantandoti pugnali

gli occhi nel cuore

    

e un pensiero che svii, che fa male...

     

    8

A volte ce ne andiamo nella pioggia

che graffia gli intonaci alle case

e urla un suo disagio, una rabbia

che non ha volto, che trema, che s'ingorga

in raffiche salate nella gola:

poter fuggire per chissà dove e quando

poter tornare a questo mondo, all'innocenza

della vittima - che vittima ti fingi

boia filantropo, sereno, incappucciato...

      

    9

Non cercare verità nelle parole

cercala nei volti

nell'ombra d'una nuvola che vola

alta e disegna simboli nel cielo;

non cercare, non cercare, lei ti trova

se chiudi gli occhi e stemperi pensieri

che parole non hanno

ma grido che scatta come un rettile

ti morde e ti risana

da questa insana brama di parole...

     

    10

Quando il pensare è solo spazio logico

deserta piazza, goccia che si lascia

ad altra goccia amorfa, incolore,

quando le mani non toccano, il cuore

non batte e rompe dal chiuso

della sua tana serpe del sospetto

e l'infinito è abisso, il pianto

d'un dio, vestigia e monumento

del passare lento fra orrori e incanti,

 

quell'arroccarsi nella stanza più segreta

spranga alla porta, orecchio teso, delirio

di paura: fra quattro mura - la mia

città salvezza e malattia

piccolo mondo della mente - dove

non sente alcuno e s'impiglia

il passo nelle cose di sempre,

buttate là con disamore

rotte dal tempo e dall'odio per il tempo

come l'anima è rotta dallo spasimo

dell'ubbia nera ch'empie quale attesa...

    

    12

E cresce intanto il tumore del tempo

sera dopo sera s'aggiunge a nuova notte

- scivola su notti antiche e sempre nuove

il tempo e va inchiodato alla sua croce;

tutto in sé porta portato dal vento

di parole che scrosciano spente

di grandine proiettili che urlano

nell'aria azzurra suppliche e bestemmie

- e Dio s'incurva sotto di esse e cade

e cede e s'intorva di polvere e di sangue.

      

    13

Notti d'estate e cielo di vertigine

sua cupa immagine d'immenso scavato

nell'ignoto e nella pace: riverbera

nel buio un'inquietudine

che in alto lo sguardo rivolge

né lo distoglie fino che la spina

dolce d'una pena prima non lo passi

da parte a parte imbevendolo di luna:

      

nelle notti d'estate trema la storia

degli uomini nel chiaro delle stelle.

      

    14

Non è che un andare questo stare

abbarbicati alla paura, questo esistere

e poi fuggire via nel tempo senza un grido,

molecole di storia, senza Dio dèi finiti,

inani, impazziti per uno spiro

di nulla che alita da abissi

da cui venimmo... Andare, stare nella sera

è quel morire lento che non chiede

è quel soffrire ignari di soffrire

o quel finire senza mai capire...

     

    15

Ce ne andremo agl'inferi con l'arpa a tracolla

recitando versi fossili all'ultime cene

dei condannati a morte,  in quella

lucida gloria e nuova che vedesti

fiorire feroce, irresistibile

nel tempo folle nostro che s'incista

e si ravvolge su se stesso, si divora...