Gianmario lucini

                       quattro poesie di poesie

 

 

 

 

 

 

 

Ritocco fotografico

 

Il luccichio dell'occhio è un balenìo

di metallo, incontinenza, pigolìo

straziante dell'implume che trema

davanti al vasto cielo

                               è l'appunto

per un collettivo ritratto in un solo volto

ombra su ombra, luce

dentro luce a perforare l'ombra

finché essa luce non devasti la sapiente

mistura di vuoto e solidità

che ogni essere incarna in un solo

volto santo o parola oscena che s'invera

nell'umano.

                 Altri barlumi

repentini

sfuggono all'indagine

(per favore

atteniamoci ai fatti

incontrovertibili

che non possono apparire).

 

 

*****

 

Piccola afasia che dinoccoli

indecisa nel piovasco autunnale

e rigiri fra le dita i tuoi dogmi estetici

stravaccata sull'ottomana ascoltando buona musica

 

il ticchettio della pioggia ti  disanima, t'annoia

e smarrita nel sole getti l'ancora

in spiagge tranquille e rarefatte dove il sibilo

delle serpi si confonde con la musica

delle onde.  Piccola

 

e senza respiro, sepolta in alto del divino

Olimpo, poesia vecchia trappola

dell'umano che sanguina.

 

 

*****

 

Stendono intrichi, ragnatele nel vasto

mare, s'ingozzano

oche all'ingrasso

di vento

mentre il cielo brucia e l'estremo

passo s'incespica

dentro le crepe l'ombelico sobbalza

a passate  cesure che ancora dolorano

 

poesia di poesia che scempio

del sangue che ruppe in quella luce

dal nulla sui primi vagiti

dell'uomo occidentale:

 

piegati dal grande male, emaciati

da un morbo solare brindiamo

insipide lacrime

fra scaffali in disordine

mentre suona una banda male addestrata

le ultime note d'una mazurka

riadattata.

 

 

*****

 

Lo spazio che hai abbandonato

a se stesso senza alcuna immagine

non è luce né ombra

ma quasi fruscìo che vibra

a volte, come fremono l'ali

del rondone.

                Così passi

veloce avvolgendomi d'aria

mi sfiori appena e sempre tardi

tendo la mano per toccarti.