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quattro poesie di poesie
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Ritocco fotografico
Il luccichio dell'occhio è un balenìo di metallo, incontinenza, pigolìo straziante dell'implume che trema davanti al vasto cielo è l'appunto per un collettivo ritratto in un solo volto ombra su ombra, luce dentro luce a perforare l'ombra finché essa luce non devasti la sapiente mistura di vuoto e solidità che ogni essere incarna in un solo volto santo o parola oscena che s'invera nell'umano. Altri barlumi repentini sfuggono all'indagine (per favore atteniamoci ai fatti incontrovertibili che non possono apparire).
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Piccola afasia che dinoccoli indecisa nel piovasco autunnale e rigiri fra le dita i tuoi dogmi estetici stravaccata sull'ottomana ascoltando buona musica
il ticchettio della pioggia ti disanima, t'annoia e smarrita nel sole getti l'ancora in spiagge tranquille e rarefatte dove il sibilo delle serpi si confonde con la musica delle onde. Piccola
e senza respiro, sepolta in alto del divino Olimpo, poesia vecchia trappola dell'umano che sanguina.
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Stendono intrichi, ragnatele nel vasto mare, s'ingozzano oche all'ingrasso di vento mentre il cielo brucia e l'estremo passo s'incespica dentro le crepe l'ombelico sobbalza a passate cesure che ancora dolorano
poesia di poesia che scempio del sangue che ruppe in quella luce dal nulla sui primi vagiti dell'uomo occidentale:
piegati dal grande male, emaciati da un morbo solare brindiamo insipide lacrime fra scaffali in disordine mentre suona una banda male addestrata le ultime note d'una mazurka riadattata.
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Lo spazio che hai abbandonato a se stesso senza alcuna immagine non è luce né ombra ma quasi fruscìo che vibra a volte, come fremono l'ali del rondone. Così passi veloce avvolgendomi d'aria mi sfiori appena e sempre tardi tendo la mano per toccarti.
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