Gianmario lucini

                       Tre bagatelle funebri

                               

 

 

 

 

La jena ride ancora e mostra i denti

ride il ghiaccio negli occhi e conta

l’anime dei morti comprate a poco prezzo

- per Salomè rifatta al silicone

per un pallone dopato, una canzone

scema o religione di Stato ... –

in quest’azzurro mercato orientale

soffuso d’aromi e ninne nanne

fra incantatori di serpenti frutti afrodisiaci,

 

per un week-end italiano in santa pace

- gita fuori porta con partita e lazzo

crasso d’una satira domestica,

il sillogismo eristico del filosofo Buttiglione.

 

Ancora un poco e ci muoveremo a scatti

pensieri al ritmo di spot pubblicitario

scopriremo infine l’essenza della vita

- un gran frastuono, come quando tuona

e non piove e zittiscono i cani.

 

 

****

 

Oh la morte in questo storico giugno...

luccica e guizza come una stella

nera nel cuore della notizia, vola

nell’etere assonnato, squassa

e scalcia e sbrana – ma qui la festa

continua e il silenzio

degli uccisi non scombina i nostri giochi -

 

ma l’estate, l’estate si lascia

alle spalle il passato e s’immerge

nell’acqua lustrale del mare,

nel collaudato rito di cornice

che ogni anno uguale si rinnova

 

l’estate che ci svola e ci ricolma

di fughe e spossati ritorni

da un niente all’altro – stagioni

del ciclico vuoto che ci avvolge

nel tepore nero d’un silenzio

balneare delle coscienze.

 

 

****

 

Domani voglio salire

il vallone di pietre e di neve

come un pellegrino che risale

un Golgota alpino

e portare sulle spalle sino alla cima

i nomi dei morti in Irak,

i nomi di tutti coloro

che vollero questo massacro

 

e li adagerò sulla pietra più alta

conficcata da secoli a mirare

il volto tranquillo del Cielo

 

e scioglierò una nenia a voce spenta

col cuore rotto da quel sordo

pungiglione che da mesi mi tormenta

 

e Tu sarai là

davanti a quell’altare:

li conterai per me tutti i nomi

che io non oso più contare.