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Tre bagatelle funebri |
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La jena ride ancora e mostra i denti ride il ghiaccio negli occhi e conta l’anime dei morti comprate a poco prezzo - per Salomè rifatta al silicone per un pallone dopato, una canzone scema o religione di Stato ... – in quest’azzurro mercato orientale soffuso d’aromi e ninne nanne fra incantatori di serpenti frutti afrodisiaci,
per un week-end italiano in santa pace - gita fuori porta con partita e lazzo crasso d’una satira domestica, il sillogismo eristico del filosofo Buttiglione.
Ancora un poco e ci muoveremo a scatti pensieri al ritmo di spot pubblicitario scopriremo infine l’essenza della vita - un gran frastuono, come quando tuona e non piove e zittiscono i cani.
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Oh la morte in questo storico giugno... luccica e guizza come una stella nera nel cuore della notizia, vola nell’etere assonnato, squassa e scalcia e sbrana – ma qui la festa continua e il silenzio degli uccisi non scombina i nostri giochi -
ma l’estate, l’estate si lascia alle spalle il passato e s’immerge nell’acqua lustrale del mare, nel collaudato rito di cornice che ogni anno uguale si rinnova
l’estate che ci svola e ci ricolma di fughe e spossati ritorni da un niente all’altro – stagioni del ciclico vuoto che ci avvolge nel tepore nero d’un silenzio balneare delle coscienze.
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Domani voglio salire il vallone di pietre e di neve come un pellegrino che risale un Golgota alpino e portare sulle spalle sino alla cima i nomi dei morti in Irak, i nomi di tutti coloro che vollero questo massacro
e li adagerò sulla pietra più alta conficcata da secoli a mirare il volto tranquillo del Cielo
e scioglierò una nenia a voce spenta col cuore rotto da quel sordo pungiglione che da mesi mi tormenta
e Tu sarai là davanti a quell’altare: li conterai per me tutti i nomi che io non oso più contare.
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