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Cattiva coscienza metapoesia
1
Ignorami, usa il tempo con saggezza non ho da gestire che una vita piccola un’intrapresa spicciola che m’assicura il pasto e la consolazione bianca del televisore.
Vattene altrove se davvero cerchi parole.
2
Scrivere è una perdita di tempo: tu esibisci il narciso insofferente chi legge lo proietta nel suo mito
ma gli amanti s’addentano, solchi scavano l’unghie, dai volti accartocciati sprilla sangue asperso nel vuoto.
Dà fiato all’antico mugugno mutando l’esistere in cenere.
3
Tre Eva ne colse dall’albero due frutti gettò il terzo donò ad Adamo che al primo morso avvertì il fastidio d’esser libero e inventò la parola.
Rabbrividì il giardino a questo canto sconosciuto impenetrabile fonasco rocca d’aria contro la quale invano s’avventa l’impeto divino.
Il giovane pensiero impresse il segno di là dal tempo e dallo spazio senza tempo che si ricrea evento nell’evento.
4
Dei quattro punti cardinali solo tre ne posso vedere, forzando un poco l’occhio ai due di destra e manca. La storia vera invecchia alle mie spalle - non dico di zenit, nadir impenetrabile nero impenetrabile azzurro brivido segreto fra i capelli -.
Ho perduto ogni mappa in ogni viaggio sono tornato e sono ancora assente nomi ho cercato trovato vertigini pietre che franano, rovina e sempre l’odore del sangue;
per sempre in ombra il settimo punto apparirà un istante e m’accecherà.
5
Parole di parole, ammicco e seduzione della danza infiocchettata rigando e rigando notes, quaderni, monitor che a notte rischiarano l’insonnia d’un chiarore magro; veneri di plastica, conchiglie di cemento quale tormento le opprime solipsismo che abbaia alla luna i buoni sentimenti...
e non ti posso estirpare, mia nemica “scrittura di scrittura e vanità”.
6
Non è vero che sei pane della mente non è vero che consoli sei soltanto l’impostura che s’inganna e recita l’inganno ad alta voce.
C’è qualcosa che mi sfugge, come sfugge l’enigma, il paradosso della vita; non posso perdere quest’unica partita ma ignota ha ogni regola, ogni mossa;
né posso vincere o buttare all’aria il banco rabbonire il croupier a cantuccini e vin santo...
7
O rimirarti ogni istante, non mangiare, non dormire, starmene desnudo come un putto barocco figgendo l’occhio nel tuo occhio di chimera
- sei pallida, slavata, il nero sotto l’occhio grida, il trucco da cent’anni t’imbelletta e cento amanti narra, nottate, stravizi
languori senza scopo e senza oggetto: soffrire per soffrire d’appetiti sazi. Dovrei seguirti, canone, amore, bellezza,
in questo crepitio di mitra e gemiti e immagini sempre più nitide e sempre più inutili, seguire te nel rosa della sera, ricredermi,
dire che la storia è una sola grande festa?
8
Oh sì, metacomunico, comunico a me stesso fuori di me che comunico, comunico... Non altro che giochi di parole le parole ma l’attimo scivola via e la visione: non resta che un pugno di mosche stecchite sulla carta parole morte rimuoiono trafitte da questo lapis che indugia nello scrivere temendo di trafiggersi...
9
Specchio nello specchio senza sfondo scisso mondo nel mondo specchio rimira lo specchio profondo s’avvita al rimirarsi e poi risponde a se stesso che si chiama, confonde Eco, Narciso e rapito dall’onde in quel liquido mondo si diffonde s’allarga, s’invade, si pervade, si fonde reale ed irreale si sorprende convinto dicendo: «sono un poeta».
10
Nero su bianco, pizzi e merletti la fanciulla di fatto è imbefanita la lingua legata incespica nei denti biascica e sbava monconi di passato; ringalluzzisce a volte, civetta, si butta nella mischia culturale commenta i suoi mali, balbetta parole di parole incomprensibili.
Ma se un fuoco di versi ancora può darsi s’appicchi ai suoi capelli e ne faccia una pira.
(febbraio 2003)
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