Gianmario lucini

                           Poesia

 

 

 

Il corollario della vittoria è patetico: nebbia

soltanto nebbia suoni ovattati

come d'inverno - ma non ha stagioni

l'aridità del vuoto - dove l'orrore

potrebbe svanire e dar luogo a quella calma piatta

prima della demenza.

 

E non possiamo starcene a mezz'aria come serafini

mentre l'inferno ci spia dalle pieghe di un sogno

leggero: ascendere

nuovi dei per un'era o due e poi

precipitare

dentro gli scoli alla prima pioggia

nell'irrefrenabile baldoria dei sopravvissuti

nuovi attori dell'antica farsa

mimando eternità.